Con la decisione di non sospendere l’Accordo di associazione tra UE e Israele, l’Unione Europea non è riuscita ad adottare una voce forte e unitaria contro il massacro in corso a Gaza, preferendo mantenere una relazione economica e politica privilegiata con il governo di Israele, in contraddizione con i principi ei valori fondanti del progetto europeo stesso.
Oltre 250 parlamentari di 17 Paesi UE chiedono da tempo di rivedere l’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele che all’articolo 2 consigliamo che il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici costituisce un “elemento essenziale” per la collaborazione.
Anche EMERGENCY l’ha chiesto nel suo appello ORA! lanciato in occasione della Festa della Repubblica, un appello in cinque punti tra i quali la richiesta al governo italiano di schierarsi per la sospensione del trattato. Il Governo italiano ha invece votato a sfavore della proposta portando come motivazione l’importanza di mantenere canali aperti e buone relazioni con Israele.
Ma ogni azione diplomatica internazionale deve avere come base la protezione dei civili e il pieno accesso agli aiuti umanitari , come previsto dal diritto internazionale.
Questa decisione rischia di rendere l’Europa complice di inazione di fronte a gravi violazioni e di rendere negoziabili i principi umanitari stessi che, per loro natura, non possono esserlo, frenando gli sforzi diplomatici per la fine delle ostilità.
Gaza conta ormai quasi sessantamila vittime civili accertate. Non c’è accesso sufficiente a cibo, acqua o farmaci a causa di un blocco deliberato e impunito degli aiuti destinati alla popolazione . Anche laddove l’ingresso di aiuti viene acconsentito, in quantità insufficiente rispetto ai bisogni di una popolazione di circa due milioni di persone, il nuovo sistema di distribuzione lo rende impossibile e addirittura mortale in molti casi, registrati.
Rescindere l’Accordo sarebbe stato il primo vero segnale per mettere al centro dell’azione europea per Gaza le persone ei loro diritti inviolabili.
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