A Baidoa, nello Stato sud-occidentale della Somalia, si combatte di nuovo. È la terza volta in appena sei settimane. Le équipe di Medici Senza Frontiere che lavorano insieme al ministero della Salute nel Bay Regional Hospital hanno ricevuto 69 persone coinvolte nelle violenze, tra cui cinque bambini. Tre sono morte.
Una struttura sanitaria è stata gravemente danneggiata, un operatore sanitario è stato ucciso e un’ambulanza saccheggiata. Due sanitari che lavoravano accanto alle équipe di Msf sono stati derubati e uno è rimasto ferito. Ma soprattutto le strade che portano agli ospedali sono state bloccate dai combattimenti. Secondo Msf, quelli arrivati al Bay Regional Hospital rappresentano soltanto una parte dei feriti.
È questo il punto: in una guerra non si muore soltanto per un proiettile. Si può morire perché l’ambulanza non passa, perché la strada è chiusa, perché l’ospedale è irraggiungibile.
Dietro l’ennesima emergenza umanitaria c’è anche una guerra politica interna. Baidoa è contesa dalle forze del governo federale somalo e dai combattenti fedeli all’ex presidente dello Stato del Sud-Ovest, Abdiaziz Hassan Mohamed Laftagareen. Il governo di Mogadiscio aveva assunto il controllo della città nel marzo scorso; da allora le forze legate all’ex presidente regionale hanno tentato più volte di riconquistarla. Negli scontri del 28 settembre sono stati segnalati anche droni, aerei militari e veicoli carichi di esplosivi.
Sul conflitto pesa inoltre l’ombra di al-Shabaab, il movimento jihadista legato ad al-Qaeda che da anni combatte contro il governo somalo e mantiene capacità operative in diverse aree del Paese. Eventuali responsabilità dirette del gruppo negli ultimi scontri di Baidoa, tuttavia, devono essere trattate con cautela finché non emergono conferme indipendenti.
La popolazione civile si trova nel mezzo. Il 17 agosto il Bay Regional Hospital aveva già accolto 94 feriti, tra cui 29 donne e 20 bambini; quattro persone erano morte. Il 3 settembre erano arrivati altri 71 feriti, tra cui 15 donne e 12 bambini, con un morto.
Baidoa non è una città qualunque. È uno dei principali centri umanitari della Somalia e si trova in un’area segnata da siccità, conflitto e sfollamento. Nel 2026, secondo il piano umanitario delle Nazioni Unite, 4,8 milioni di persone in Somalia hanno bisogno di assistenza e 3,3 milioni sono sfollati interni. A maggio le agenzie Onu hanno inoltre stimato che circa sei milioni di persone, il 31 per cento della popolazione, fossero in condizioni di grave insicurezza alimentare.
«Senza cure tempestive molti potrebbero morire», ha avvertito il responsabile di Msf in Somalia, Elshafie Mohammed. L’organizzazione chiede a tutte le parti di proteggere civili, pazienti, personale sanitario e strutture mediche e di consentire il passaggio sicuro verso gli ospedali.
A Baidoa dunque si sommano guerra, fame e sanità. E quando persino raggiungere un ospedale diventa parte del rischio, il numero dei morti scritto nei bollettini racconta soltanto una parte della storia.
SCHEDA | SOMALIA IN BREVE
| Capitale | Mogadiscio. |
| Ordinamento | Repubblica federale composta da Stati membri federati, con istituzioni centrali ancora fragili e rapporti spesso conflittuali tra Mogadiscio e le autorità regionali. |
| Presidente federale | Hassan Sheikh Mohamud, tornato alla presidenza nel 2022. |
| Baidoa | Capoluogo amministrativo dello Stato del Sud-Ovest e importante polo umanitario. Nel marzo 2026 l’esercito federale ne ha preso il controllo dopo la rottura tra il governo centrale e l’amministrazione regionale. |
| Al-Shabaab | Gruppo jihadista affiliato ad al-Qaeda. Conduce attentati e operazioni armate contro il governo, le forze di sicurezza e obiettivi civili e mantiene presenza e influenza in varie aree del Paese. |
| Crisi umanitaria | Nel 2026 l’Onu stima 4,8 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria e circa 3,3 milioni di sfollati interni. |
| Fame e malnutrizione | A maggio 2026 Fao, Ocha, Unicef e Wfp stimavano 6 milioni di persone in grave insicurezza alimentare e circa 1,9 milioni di bambini colpiti dalla crisi di malnutrizione. |
| Le cause della crisi | Conflitto armato, instabilità politica, siccità prolungata, shock climatici, epidemie, povertà e riduzione dei finanziamenti umanitari. |
Fonti principali
Medici Senza Frontiere, 28-29 settembre 2026: escalation della violenza a Baidoa e accesso alle cure.
Reuters, 30 marzo 2026: presa di controllo federale di Baidoa e crisi con lo Stato del Sud-Ovest.
Al Jazeera/AFP, 28 settembre 2026: nuovi scontri tra esercito federale e forze fedeli a Laftagareen.
Nazioni Unite/Ocha, Humanitarian Needs and Response Plan Somalia 2026.
Fao, Ocha, Unicef e Wfp, 15 maggio 2026: allarme su fame e malnutrizione in Somalia.
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