Politica

BATTIBILI | Lula e gli studenti serbi fermano l’internazionale nera

Due vittorie diverse incrinano il racconto dell’avanzata inevitabile delle destre autoritarie. Bolsonaro contesta il voto, Vučić denuncia interferenze straniere. Ora si apre la battaglia sul cambiamento concreto.


L’internazionale nera ha perso due partite nella stessa notte. In Brasile Lula ha sconfitto Flávio Bolsonaro. In Serbia la Lista degli studenti ha conquistato la maggioranza parlamentare, costringendo Aleksandar Vučić a riconoscere la sconfitta. Due storie differenti interrompono lo stesso racconto: quello di società ormai consegnate ai capi autoritari, alla paura e alla rassegnazione.

«L’internazionale nera» è anche il titolo del libro di Giorgio Mottola, inviato di Report, pubblicato da Feltrinelli. La ricostruzione, illustrata dall’editore, riguarda una rete che collega leader politici, fondazioni ultraconservatrici, lobby religiose e poteri tecnologici fra Stati Uniti, Europa e Russia. Dentro questa trasformazione si colloca anche l’ascesa di Giorgia Meloni. Immigrazione, famiglia tradizionale, attacchi ai diritti civili: battaglie nazionali alimentate da parole d’ordine che attraversano i confini.

Presentando il libro a Piazzapulita, Mottola ha indicato nella radicalizzazione dell’opinione pubblica lo strumento per costruire consenso intorno a un progetto di democrazia illiberale. È una chiave per leggere questa notte: viene colpita anche la pretesa di rappresentare l’unico futuro possibile.

Il popolo sovrano, finché vota bene

Lula conquista il quarto mandato con circa il 51,8 per cento dei voti e quasi 4,4 milioni di preferenze di vantaggio. Flávio Bolsonaro chiede l’annullamento delle elezioni, contestando il prolungamento delle operazioni di voto. Anche la sua campagna aveva chiesto più tempo. L’autorità elettorale esclude che l’estensione abbia modificato l’esito.

Per Bolsonaro il popolo è sovrano finché lo fa vincere. Quando sceglie Lula, il voto diventa sospetto e si chiede di annullarlo.

Vučić riconosce invece la sconfitta, ma accusa governi europei e ambienti americani ostili a Trump di aver sostenuto l’operazione contro di lui. Secondo il resoconto di Radio Free Europe/Radio Liberty, arriva a descrivere gli avversari come esecutori di un disegno altrui. Accetta il risultato e contemporaneamente cerca di togliere ai vincitori la piena legittimità politica.

La propaganda continua dopo le urne. Cambia il bersaglio: screditare chi dovrà governare.



Che cosa cambia nei due paesi

In Brasile viene fermato il ritorno dei Bolsonaro alla presidenza e sfuma per Trump la possibilità di aggiungere il maggiore paese latinoamericano al fronte dei governi amici. Al cosiddetto “cortile di casa” (backyard) . Lula dovrà però affrontare un Congresso fortemente conservatore, nel quale le forze avversarie possono condizionare bilancio e riforme. La vittoria presidenziale lascia aperto un duro conflitto sul potere.

Il nuovo mandato si misurerà su salari, servizi, protezione sociale e sicurezza quotidiana. Sono questi i terreni sui quali rendere solido il consenso, dando una risposta alla fatica materiale che la destra cerca di trasformare in rancore.

In Serbia una mobilitazione nata dopo i 16 morti nel crollo della pensilina della stazione di Novi Sad è arrivata alla maggioranza parlamentare. Le prime stime indicano fra 135 e 140 seggi su 250. Quasi due anni di protesta hanno costruito una forza capace di contendere il governo.

Ora il cambiamento dovrà raggiungere giustizia, informazione e apparati pubblici. Sostituire i dirigenti lasciando intatte le dipendenze del sistema precedente consumerebbe rapidamente la fiducia conquistata.

Restano da definire anche le scelte internazionali: Unione europea, Kosovo, energia, relazioni con Russia e Cina. Il voto contro Vučić non risolve automaticamente questi nodi.

Bruxelles offre sostegno alle riforme e al percorso europeo. Anche il nazionalista serbo-bosniaco Milorad Dodik si congratula, rivendicando la continuità dei rapporti con Belgrado. Attori diversi cercano già un rapporto con i vincitori: il significato internazionale del cambiamento è ancora conteso.

La sconfitta del fatalismo

Lula e gli studenti serbi rappresentano percorsi distinti. Una lunga storia sindacale e di partito, da una parte; una mobilitazione capace di raccogliere una domanda trasversale di rottura, dall’altra. Entrambi mostrano quanto contino organizzazione, presenza e fiducia costruita nel tempo.

È questo il dato che parla anche all’Italia. L’alternativa prende consistenza quando entra nella vita delle persone e permette loro di riconoscersi in una possibilità concreta.

La rete descritta da Mottola conserva risorse, relazioni e strumenti d’influenza anche quando perde le elezioni. Cercherà di usare ogni difficoltà dei nuovi governi per preparare il ritorno. Due vittorie non la smantellano.

Intanto le hanno tolto qualcosa di prezioso: la certezza, coltivata anche negli avversari, che fosse inutile provare a batterla.




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