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SERVIZIETTO | Se il padrone non sopporta il cane da guardia. Grave attentato a Sigfrido Ranucci. Dopo la Libia per ricattare, sicurezza, democrazia, diritti e informazione nazionale ora si allungano anche le mani sporche di esplosivo

Nella serata di giovedì 17 ottobre 2025, verso le 22.17, un boato tremendo ha squarciato il silenzio del quartiere di Campo Ascolano, a Pomezia. Un ordigno artigianale, posizionato tra l’auto di Ranucci e un cancello, è deflagrato con una forza tale da distruggere il veicolo del giornalista e danneggiare gravemente quello della figlia, parcheggiato accanto. Le fiamme hanno avvolto le automobili, mentre l’esplosione ha divelto il cancello d’ingresso.

“Sono riusciti a sentirlo anche i carabinieri attraverso l’audio di alcune persone che erano in zona e che stavano registrando con il telefono in quel momento”, ha raccontato lo stesso Ranucci dopo aver denunciato l’accaduto presso la Compagnia Carabinieri Trionfale. Il giornalista, già sotto scorta dal 2021 per le numerose minacce ricevute a causa delle sue inchieste, ha definito quanto accaduto un “salto di qualità preoccupante”, ricordando che l’anno precedente erano stati trovati dei proiettili davanti alla sua casa.

Gli investigatori hanno accertato che la bomba conteneva circa un chilo di esplosivo e che la sua potenza sarebbe stata sufficiente a uccidere chiunque si fosse trovato nelle immediate vicinanze al momento dell’esplosione. Sul posto sono immediatamente intervenuti carabinieri, Digos, vigili del fuoco e polizia scientifica, che hanno transennato l’area e avviato i rilievi. Le indagini, coordinate dalla Dda, sono orientate a ritenere il gesto un danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso.

La Rai, attraverso il suo Cda, ha espresso “massima e convinta solidarietà” al suo giornalista, respingendo “con forza e determinazione ogni tentativo di intimidire chi svolge il proprio lavoro al servizio del pubblico”. L’attentato a Ranucci non è un episodio isolato, ma il punto più alto di un trend preoccupante. Secondo i dati dell’Osservatorio cronisti minacciati, nel primo semestre del 2025 si sono verificati 81 episodi di intimidazioni ai danni di giornalisti in Italia. Questo rappresenta un aumento del 76% rispetto ai 46 episodi registrati nello stesso periodo del 2024. Le aggressioni fisiche, come quella subita da due colleghi durante le manifestazioni pro-Palestina a Udine, sono 16, mentre le minacce via web sono il canale più utilizzato, con 31 casi.

Le organizzazioni che rappresentano i giornalisti hanno reagito con sconcerto e determinazione. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) ha organizzato un presidio per le 16:00 davanti alla sede Rai di via Teulada a Roma. Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, ha lanciato un allarme severo: “L’attentato a Sigfrido Ranucci riporta indietro di decenni l’orologio della democrazia in Italia”. Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, ha tracciato un parallelo ancora più cupo: “Dopo gli insulti, le accuse di faziosità, le campagne di diffamazione, le aggressioni in piazza, adesso si alza il tiro: come ai tempi di Cosa Nostra, come ai tempi delle Brigate Rosse”. L’Associazione “Libera” di don Luigi Ciotti ha espresso “preoccupazione e corresponsabilità”, osservando che “chi prova a zittire una voce libera attacca il cuore stesso della democrazia”.

Proprio nei giorni scorsi, Ranucci aveva preannunciato i temi della prossima stagione del programma, che includono indagini su fondi pubblici alla cultura, sanità, banche, eolico e finanziamenti alle sagre. Aveva anche annunciato che Report avrebbe indagato su “come e da chi sono stati usati i soldi di Banca Progetto che, secondo i magistrati, sono finiti anche nelle mani della ‘ndrangheta”. Un’agenda fitta di temi sensibili, che toccano interessi potenti e potenzialmente pericolosi.

Il Partito Democratico ha già chiesto che il giornalista venga audito in Commissione Antimafia, per “acquisire elementi utili sull’attentato e accendere un faro sulla delicatissima situazione in cui si trova chi conduce, con coraggio, inchieste su fatti e vicende criminali”. La vicenda di Sigfrido Ranucci si impone come un test fondamentale per la tenuta democratica del paese. Come ha scritto Roberto Saviano in un messaggio di solidarietà, “quello che è accaduto stanotte a Sigfrido Ranucci non riguarda solo lui, ma il clima che stiamo accettando… Continuare a raccontare, oggi, è già un atto di resistenza civile”. In un momento in cui la libertà di informazione è sotto attacco su più fronti, la risposta delle istituzioni e della società civile a questo ennesimo, gravissimo episodio, sarà rivelatrice della salute della nostra democrazia.



 

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