Cultura

AVVENIMENTI | Il settimanale senza padroni e senza padrini. Storia di un giornale libero che ha formato una generazione di giornalisti. E segnato la coscienza civile dell’Italia

Ogni volta che si tenta di raccontare il settimanale Avvenimenti, troppo spesso la memoria viene deformata, ridotta, banalizzata o piegata a letture interessate.

C’è chi ne minimizza il ruolo, chi ne riduce la portata, chi prova a trasformarlo in una semplice esperienza editoriale marginale.

Nulla di più falso.

Avvenimenti infatti non è stato un settimanale qualunque. È stato un evento storico dell’informazione italiana. Un’esperienza editoriale, politica e culturale, che ha inciso profondamente nella coscienza civile del Paese tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del nuovo millennio, nonché uno dei più importanti laboratori di giornalismo indipendente del Paese.

E questo articolo nasce proprio per ristabilire questa verità.

Diretto da Claudio Fracassi, storico giornalista d’inchiesta, corrispondente ed ex direttore di Paese Sera, il settimanale dell’“Altritalia” nacque con un’identità chiarissima: essere un giornale indipendente dai partiti, dai governi di turno, verso i quali è stato sempre critico (principio che peraltro dovrebbe essere sempre alla base del giornalismo). Ma anche autonomo rispetto ai gruppi economico-finanziari. E come risposta radicale all’informazione mainstream, considerata subalterna proprio agli interessi politico-economici dominanti.

Per realizzare un progetto editoriale di questo tipo Avvenimenti partì da una scelta allora rivoluzionaria: l’azionariato popolare. Così, nel 1988, i fondatori del settimanale cominciarono una raccolta fondi in giro per l’Italia fatta di “quote” (100.000 lire ad azione).

All’iniziativa risposero migliaia di piccoli soci e nacquero contestualmente centinaia di circoli e club de “l’Altritalia”, in rappresentanza di un Paese pulito e onesto che si ribellava alla commistione tra politica e affari, con la complicità dei mass media asserviti. Quattrocento “circoli dell’Altritalia” che da subito furono in contatto diretto e quotidiano con il settimanale, che lasciò loro uno spazio dedicato per le notizie dai circoli. Gli “azionisti” divennero così una comunità con un loro giornale di riferimento, fatta di persone che diffondevano il settimanale, organizzavano incontri, dibattiti e iniziative culturali. Un processo che permise alla redazione di avere il polso e un legame diretto con la società.

Nacque su queste basi la “Libera Informazione Editrice”, la società editrice del settimanale, che fu presieduta da Alfredo Galasso, un giurista che come avvocato si era già distinto in processi importanti, a partire dal Maxiprocesso di Palermo, a quello contro Giulio Andreotti, e che aveva fatto parte del Csm. Tra i fondatori del giornale c’era anche Diego Novelli, giornalista, parlamentare della Repubblica, che era stato per dieci anni sindaco di Torino negli anni più complicati per la città, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. E padre Ernesto Balducci, considerato un “dissidente” dalla Chiesa, che proprio negli anni Ottanta era diventato il leader ascoltato della campagna per il disarmo; vi era pure Lidia Menapace, partigiana che guidò l’Udi nella stagione politicamente più creativa. Ed Elena Gianini Belotti, pedagogista e scrittrice che aveva diretto dal 1960 al 1980 il Centro Nascita Montessori della capitale. E poi Callisto Cosulich, uno dei più importanti critici cinematografici italiani; Ugo Pirro, sceneggiatore e scrittore che aveva collaborato a lungo con il regista Elio Petri. Ed Elio Lannutti, che da un anno aveva fondato l’associazione Adusbef.

Sin da subito Avvenimenti godette della preziosa collaborazione di vecchi partigiani, di magistrati, di giornalisti di razza, come Adriana Zarri, Luigi Bettazzi, Dario Fo, Carlo Palermo, Miriam Mafai, Gian Carlo Pajetta, Lucio Manisco, Guido Boursier, Fabio Giovannini, Valerio Calzolaio, Dino Frisullo e Tano D’Amico, per citarne alcuni. Un intreccio di generazioni, culture e sensibilità che resero Avvenimenti un’esperienza umana, prima ancora che editoriale.

L’identità del giornale fu in qualche modo legata anche all’esperienza de “I Siciliani” di Pippo Fava, il giornalista che era stato ucciso dalla mafia nel 1984. Da quella storia arrivarono nella redazione del settimanale figure centrali come Riccardo Orioles, Michele Gambino e Antonio Roccuzzo (i “carusi” di Fava), che portarono a Roma un modo di fare giornalismo basato su verità, coraggio e responsabilità civile. E Avvenimenti raccolse a braccia aperte quella eredità e la trasformò in un progetto nazionale.

Sin dal suo primo numero, a febbraio del 1989, le inchieste di Avvenimenti cominciarono a raccontare un Paese diverso, ancora intoccabile: l’Italia della grande corruzione.

I suoi articoli denunciarono le tangenti di sistema, la degenerazione dei partiti, l’uso privatistico dello Stato. Ma anche la “colonizzazione” dell’informazione.

Quattro anni prima che scoppiasse Tangentopoli, Avvenimenti aveva già raccontato ciò che nel 1992 sarebbe esploso con Mani Pulite: il crollo di un’intera classe dirigente, dal Psi di Bettino Craxi alla Dc di Arnaldo Forlani, da Cirino Pomicino al sistema dei partiti di governo.

Raccontò anche la trasformazione che avrebbe subito il Paese da lì a poco, con i nuovi fenomeni politici, con l’arrivo del berlusconismo.

E divenne parte attiva quando si prospettarono riforme che avrebbero comportato, a suo modo di vedere, un pericolo per la democrazia del Paese.

Non a caso, Avvenimenti criticò fortemente i referendum di Mario Segni a favore del sistema maggioritario, sostenendo che avrebbero ridotto la rappresentatività politica e penalizzato i partiti più piccoli. La testata difendeva il proporzionale come garanzia di una rappresentazione più fedele della società, temendo che il maggioritario producesse una “democrazia competitiva” a discapito della partecipazione. E fece una vera e propria battaglia contro la Legge Mammì, che formalizzando il sistema misto, legittimava di fatto il duopolio Rai-Fininvest, blindando l’informazione televisiva a discapito della concorrenza e del pluralismo sancito dalla Costituzione.

Ma Avvenimenti fu innanzitutto il giornale delle grandi inchieste su mafie, massoneria, politica, processi importanti a firma soprattutto di Michele Gambino. Dei reportage di Annibale Paloscia, che dopo una lunga carriera all’Ansa, dal 1996 al 2000 fu anche vicedirettore del settimanale. E di Edgardo Pellegrini, con i suoi reportage dall’Africa e sempre in prima linea contro ogni forma di razzismo, uno degli autori della controinchiesta “Strage di Stato” sulle bombe di Piazza Fontana.

Le pagine di Avvenimenti ospitarono anche preziose corrispondenze internazionali, come quella di Lucio Manisco dagli Stati Uniti. E gli studi di Guido Caldiron sui neonazismi europei. Ma anche seguitissime rubriche di Callisto Cosulich, Lea Penouel, Carlo Palermo, Maria Cuffaro, Lia Celi, Fabrizio Giovenale, Beppe Gnasso, Adriana Zarri, Ettore Masina, Dino Frisullo. E i racconti di Jack Daniel e la pagina dei giochi matematici di Ennio Peres.

Avvenimenti fu anche il giornale delle vignette e dei disegni (Pedro Scassa, Marco Gramigna, Alberto Ruggeri, Dariush Radpour, Gianni Allegra, Gigi Piras, Elle Kappa), dei grandi fotoreportage di Tano D’Amico, Stefano Montesi e Pietro Gigli.

E fu anche un laboratorio creativo, inserito in una grafica moderna e innovativa, fatta di illustrazioni, infografiche e nuovi linguaggi visivi, che furono alla base di un progetto firmato da Piergiorgio Maoloni, che permise al settimanale di anticipare – anche in questo fu pioniere – stili che sarebbero diventati comuni solo molti anni dopo.

Il settimanale fu principalmente una grande scuola di giornalismo, dove decine di giovani si formarono professionalmente in redazione. Non solo imparando a scrivere, ma imparando a fare informazione senza mai piegarsi alle pressioni esterne, mantenendo sempre un’autonomia di giudizio, nelle stanze dove si incontravano mondi diversi, da Dario Fo a Gian Carlo Pajetta, ai ragazzi delle scuole e delle università occupate dalla “Pantera” e dei centri sociali, dei movimenti pacifisti, dell’antimafia sociale, in un miscuglio creativo di esperienze antiche, dove trovavano ascolto anche i vecchi partigiani come Marisa Musu, Carla Capponi, Maria Teresa Regard e Rosario Bentivegna. Una “miscela” di identità diverse, che trasformava la redazione in una scuola di democrazia, in una scuola civile, oltre che professionale.

Il metodo Fracassi fu sempre rigoroso: rilettura di ogni pezzo, cura maniacale del linguaggio, titoli e sommari costruiti collettivamente, riunioni di redazione come momenti politici e culturali.

In altre parole, il giornalismo non come mestiere impiegatizio, ma come responsabilità pubblica.

E seppe dare spazio ai nuovi fenomeni giovanili, attraverso inserti come il Graffio, giornale dei giovani studenti della Pantera. O al terzo settore, ovvero a quel mondo dell’associazionismo, dimenticato altrove.

Poi, nonostante le tirature importanti, fino a cinquantacinquemila copie (con punte di ottantamila durante la prima Guerra del Golfo), Avvenimenti venne progressivamente strangolato economicamente attraverso un sistematico boicottaggio pubblicitario, a causa dei mancati introiti, le pressioni dei grandi gruppi economici e anche l’isolamento politico, dovuto proprio al suo leitmotiv, stampato a chiare lettere anche in copertina: “Senza padroni, né padrini”.

Il settimanale chiuse ad agosto del 2000, dopo dodici anni di grande impegno e passione civile.

E da quell’esperienza nacque nel 2001 un “secondo” Avvenimenti, che nel 2006 fu profondamente trasformato, diventando altro. Diventando l’attuale Left.



 

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