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Il Giappone firma un accordo per l’acquisto di 400 missili Tomahawk, l’inviato americano loda il suo rafforzamento della difesa

Il Giappone ha firmato giovedì un accordo con gli Stati Uniti per l’acquisto di un massimo di 400 missili da crociera Tomahawk come parte del suo rafforzamento militare in corso in risposta alle crescenti minacce regionali.

Il governo del primo ministro Fumio Kishida si è impegnato a raddoppiare la spesa annuale per la difesa portandola a circa diecimila miliardi di yen (68 miliardi di dollari) entro il 2027, il che renderebbe il Giappone il terzo paese per spesa militare al mondo, dopo Stati Uniti e Cina.

L’acquisto di questi missili permetterà al Giappone di dotarsi di una componente strategica sia per dissuadere eventuali atti ostili, sia per costruire una reale capacità di risposta in caso di attacco.

Peraltro, nell’ambito della revisione del principio di autodifesa contenuto nella costituzione strettamente osservato dagli esecutivi che si sono succeduti nel corso dei decenni, l’attuale Governo Giapponese sulla scia della “dottrina Abe”, l’ex premier barbaramente assassinato che per primo ha effettivamente iniziato ad interpretare in modo meno rigido il detto principio consentendo l’impiego delle FF.AA. all’Estero, non fa mistero di considerare un eventuale attacco preventivo contro le zone di lancio in caso di reale pericolo come parte del predetto concetto di autodifesa, per la salvaguardia e sopravvivenza dell’arcipelago.

Il Giappone, infatti, da anni convive con la minaccia missilistica portata dalla Corea del Nord alla quale si aggiunge l’alea di un eventuale attacco portato con armi nucleari di cui Pyongyang ha sviluppato l’intera filiera di ricerca e di produzione.

I Tomahawk saranno integrati, se non interverranno problematiche tecniche insormontabili, dalla versione a raggio aumentato del missile superficie-superficie Type 12 che dovrebbe raggiungere i 1.000 km, dai missili aria-superficie supersonici derivati dagli XASM-3 con maggior raggio d’azione e dai nuovi ordigni ipersonici di cui il Ministero della Difesa di Tokyo sta coordinando il programma di ricerca e di sviluppo, al fine di poter produrre sistemi di serie inizialmente lanciabili dalla terraferma e da unità di superficie per condurre attacchi di precisione contro obiettivi strategici.

Foto @Raytheon Missiles & Defense/US Navy

Il Tomahawk, il cui nome per esteso è BGM-109, è un missile da crociera che vanta una lunga carriera nell’arsenale delle forze armate americane. Costruito dalla Raytheon e dalla McDonnell Douglas (ora Boeing) è stato sviluppato negli anni Settanta ed è entrato in servizio nel 1983 in Europa come arma nucleare. È stato, insieme ai Pershing, al centro della questione degli euromissili che gli Usa in accordo con la Nato schierarono nel vecchio continente in risposta al dispiegamento degli SS-20 da parte dell’Unione Sovietica all’inizio degli anni 80.

Tecnicamente è un missile da crociera imbarcato. Questo vuol dire che viene lanciato da navi o sottomarini ed è spinto da un motore turbogetto ad alimentazione atmosferica e non da razzi come avviene nel missili balistici. Solo nella fase inziale del lancio si accendono dei razzi che servono per fargli prendere quota e successivamente il motore a reazione (Williams F107 / Wr 19) da 2.8 kN di spinta lo porta sul bersaglio a velocità subsonica di 880 km/h e ha un raggio di azione compreso tra 1250 e 2500 chilometri.

Essendo un missile da crociera non segue una traiettoria parabolica ma di fatto vola come un aereo ed è guidato da un complesso sistema di pilotaggio digitale su base Gps – battezzato Terrain Contour Matching (Tercom) – che permette al Tomahawk di volare radente al suolo seguendo la conformazione geografica del territorio incuneandosi anche in vallate e passando anche sotto ponti. Va ricordato che il primo missile da crociera fu la bomba volante nazista V-1 (Fieseler Fi 103) impiegata dalla Luftwaffe sul finire della seconda guerra mondiale.

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