Salute

PSICHIATRIA | Due infermieri aggrediti nello stesso turno all’ospedale di San Benedetto del Tronto, l’allarme del NurSind

Due infermieri aggrediti nel giro di poche ore, nello stesso reparto e durante lo stesso turno di lavoro. È quanto accaduto il 9 luglio nell’unità operativa di Psichiatria dell’ospedale di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), dove due diversi pazienti hanno aggredito il personale sanitario.

Uno dei due operatori ha riportato lesioni giudicate guaribili in venti giorni, mentre il secondo ha subito conseguenze meno gravi. A denunciare l’accaduto è il segretario territoriale del NurSind, Maurizio Pelosi, che torna a chiedere un intervento urgente sulla sicurezza degli operatori. “Non è accettabile che un infermiere, per uno stipendio di circa 1.600 euro al mese, debba mettere a rischio la propria incolumità a causa di carenze organizzative e di misure di protezione insufficienti”, afferma.

Il sindacato sottolinea come dietro ogni episodio di violenza ci siano “persone, famiglie, paura e lavoratori che continuano comunque a garantire assistenza”. Pelosi ricorda anche il caso dell’infermiera dell’ospedale di Ascoli Piceno che, dopo un’aggressione subita in servizio, ha ottenuto dalla Corte d’Appello di Ancona un risarcimento di oltre 22 mila euro per danno morale e biologico, una sentenza considerata un precedente di rilievo a livello nazionale.

Secondo il NurSind, il problema resta soprattutto organizzativo. “Dalle verifiche effettuate risulta che in alcuni turni siano presenti soltanto due infermieri per 16 pazienti, nonostante il minimo previsto sia di tre. A questo si aggiunge l’assenza dell’operatore socio sanitario, una situazione che riteniamo anomala”, evidenzia Pelosi. Il sindacato chiede quindi all’Ast di Ascoli Piceno il ripristino di almeno tre infermieri per turno e la presenza dell’Oss 24 ore su 24. “Dopo due aggressioni nello stesso turno non bastano più le formule di rito. Servono personale, organizzazione e responsabilità. La sicurezza dei lavoratori non può dipendere dalla fortuna”, conclude Pelosi.




La sicurezza non è soltanto la capacità di intervenire dopo un reato.
È anche la capacità di ascoltare per riconoscere la sofferenza e, possibilmente, curarla prima che diventi un’emergenza.
Investire nella salute mentale non significa essere indulgenti con chi commette un reato.
Significa, in qualche caso, provare a evitare che quel reato accada, ma da anni i servizi di salute mentale denunciano carenze di personale e difficoltà a garantire percorsi di cura e prevenzione.
La maggior parte delle persone con un disturbo mentale non è violenta e ha molte più probabilità di subire violenza che di esercitarla. E parlare di salute mentale non significa parlare solo di cura, prevenzione e servizi, ma anche di sicurezza.


 

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