Liste d’attesa, corsie parallele e medici in appalto. Le scelte del governo alla prova dei fatti

Quattro milioni di prenotazioni fuori tempo massimo, cittadini che rinunciano alle visite e ospedali costretti a cercare sul mercato il personale che non riescono ad assumere. Nella crisi della sanità pubblica c’è chi aspetta e chi trova nuove occasioni economiche. Il denaro continua a muoversi: verso le strutture convenzionate, verso le società che forniscono medici e infermieri, dalle tasche delle famiglie alle casse della sanità a pagamento. Il problema è capire quanta capacità di cura rimane al servizio pubblico.
La nota della Fp Cgil del ventisette ottobre chiede risorse, valorizzazione del personale e un piano straordinario di assunzioni, a partire dagli infermieri. I dati sulle attese spiegano perché: secondo l’analisi Gimbe del monitoraggio Agenas, i miglioramenti registrati convivono con oltre quattro milioni di prenotazioni oltre i termini. Il monitoraggio non consente di ricostruire l’intero percorso dalla prescrizione alla prestazione effettivamente eseguita. Più appuntamenti disponibili sono un progresso; stabilire quando il paziente sia stato davvero visitato resta indispensabile.
La dimensione economica del privato è già considerevole. Secondo il nono rapporto Gimbe, nel 2025 la spesa sanitaria pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto 29,4 miliardi, il 25,9 per cento in più rispetto al 2012. La sua quota sulla spesa pubblica complessiva, tuttavia, è scesa al 20,8 per cento: un dato che impedisce di raccontare un’espansione uniforme in ogni settore. Cresce invece nettamente il pagamento diretto nelle strutture non accreditate: la spesa tracciata dal Sistema tessera sanitaria è passata da 3,05 miliardi nel 2016 a 8,2 miliardi nel 2024, con un aumento del 169 per cento. Sono flussi economici, non utili delle imprese; documentano però quanto spazio abbia conquistato l’offerta a pagamento.
La geografia rende il fenomeno ancora più evidente. Il rapporto Gimbe sulla mobilità sanitaria, pubblicato nel marzo 2026 e riferito al 2023, mostra che in Molise il privato accreditato assorbe il 90,2 per cento del valore dei ricoveri e della specialistica erogati a pazienti provenienti da altre regioni. In Lombardia la quota è del 71,1 per cento, in Puglia del 68,9, nel Lazio del 63,8. Sono percentuali della mobilità attiva considerata, non dell’intera sanità regionale. A livello nazionale, su queste prestazioni, oltre un euro su due va al privato convenzionato.
Il Lazio, contemporaneamente, registra un saldo della mobilità negativo per 191,7 milioni. La Calabria arriva a meno 326,9 milioni: risorse che seguono i pazienti curati altrove, in strutture pubbliche e private. Dentro la Calabria, intanto, la struttura commissariale guidata da Roberto Occhiuto ha fissato un limite di circa 180,3 milioni annui per l’assistenza ospedaliera privata accreditata nel triennio 2025–2027. È un tetto di finanziamento, non una spesa già certificata, ma descrive il ruolo assegnato alle cliniche nella programmazione regionale.
Poi c’è il privato che entra direttamente negli ospedali pubblici attraverso gli appalti di personale. Il rapporto Anac del giugno 2026 quantifica in 1,064 miliardi nel biennio 2024–2025 la domanda delle aziende sanitarie per i servizi di fornitura di personale esaminati. Nel solo 2025 il valore raggiunge cinquecentosessantotto milioni, circa il 15 per cento in più dell’anno precedente. Il perimetro comprende anche una consistente voce di affidamenti classificati con un codice generico di personale: non è quindi una contabilità esclusiva delle cooperative di medici gettonisti o dei pronto soccorso. Sono valori della domanda contrattuale, che non vanno confusi con pagamenti già effettuati né sommati automaticamente alla spesa per il privato convenzionato.
L’esternalizzazione persiste dopo le restrizioni del 2023 e le linee guida ministeriali entrate in vigore nell’ottobre 2024. Ad Alessandria Anac ha rilevato un ricorso sistematico agli appalti per reperire medici, con esternalizzazioni che hanno interessato interi reparti. Fra le criticità segnalate figurano frazionamenti degli appalti e verifiche insufficienti sui titoli dei professionisti forniti dalle cooperative. La questione riguarda anche il controllo pubblico su chi lavora in corsia e sulle condizioni dei contratti.
Su questo sistema si innestano gli abusi. A Taranto i Nas hanno documentato visite e ricoveri fuori dalle procedure di prenotazione, senza Cup e senza impegnativa: per il dirigente medico coinvolto è stato disposto il licenziamento disciplinare con preavviso. A Lecce, invece, due misure cautelari riguardano presunte visite private non autorizzate effettuate utilizzando locali e attrezzature di una Asl, con incasso diretto dei compensi. Le responsabilità penali devono ancora essere accertate. Sono vicende diverse dal ricorso legittimo al privato accreditato: mostrano come risorse e accessi alle cure possano essere sottratti alle regole comuni.
Sul versante della sicurezza dell’assistenza c’è la morte di Ofelia Mazzia, a Milano, meno di un’ora dopo le dimissioni dall’Istituto clinico Città Studi. Due medici risultano indagati per omicidio colposo, secondo quanto riferito da Il Giorno il tredici ottobre. La denuncia della famiglia richiede accertamenti: non autorizza ad anticipare una condanna né ad attribuire il decesso, senza prove, alla carenza di personale.
Schillaci rivendica i controlli dei Nas, avviati su sua disposizione dal 2023, e le irregolarità emerse nelle agende e nell’attività a pagamento dentro gli ospedali pubblici. È un’attività necessaria. Il suo governo ha anche aumentato i limiti per l’acquisto di prestazioni dal privato accreditato: la legge di bilancio 2025 prevedeva ulteriori sessantuno milioni e mezzo per quell’anno e centoventitré milioni annui dal 2026, presentando la misura come risposta alle liste d’attesa.
Il ministro respinge la tesi di una progressiva sostituzione del pubblico e sostiene che gli acquisti dal privato accreditato siano cresciuti meno del finanziamento complessivo del servizio sanitario. È la posizione espressa nel question time del ventinove luglio 2026. Il confronto aggregato lascia però aperta la questione decisiva: quanta capacità autonoma di cura viene ricostruita nelle strutture pubbliche, soprattutto nei territori più deboli.
Acquistare prestazioni può dare una risposta immediata; senza assunzioni, condizioni di lavoro migliori e servizi territoriali, rischia però di rendere permanente la dipendenza dai fornitori. La richiesta della Fp Cgil di portare il finanziamento sanitario al 7,5 per cento del Pil e di assumere personale pone una questione precisa: costruire capacità pubblica di cura. Altrimenti, a ogni nuova emergenza, il servizio sanitario tornerà sul mercato a comprare ciò che non è stato messo nelle condizioni di garantire.
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Fonti e documentazione
Radiocor, analisi Gimbe sulle liste d’attesa, 27 ottobre 2026
Il Fatto Quotidiano, nono rapporto Gimbe, 7 ottobre 2026
Gimbe, mobilità sanitaria 2023, comunicato del 4 marzo 2026
Corriere della Calabria, finanziamento ospedalità privata, 16 dicembre 2025
Anac, rapporto sulla domanda di personale esternalizzato, giugno 2026
Quotidiano Sanità, analisi del rapporto Anac, 23 giugno 2026
Ministero della Salute e Nas, Taranto, 8 aprile 2026
Ministero della Salute e Nas, Lecce, 31 marzo 2026
Il Giorno, caso Ofelia Mazzia, 13 ottobre 2026
Ansa, dichiarazioni Schillaci sui controlli, 4 febbraio 2026
Ministero della Salute, misure della legge di bilancio 2025
Ministero della Salute, question time del 29 luglio 2026
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