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ASSASSINI | Anas Al-Sharif, la voce di Gaza che ha denunciato al mondo il genocidio di Israele

Domenica sera, un attacco mirato e deliberato da parte di Israele contro una tenda per i media fuori dall’ospedale Al-Shifa di Gaza City ha ucciso il giornalista di Al Jazeera Anas Al-Sharif insieme a cinque suoi colleghi. Al-Sharif era ampiamente conosciuto come la voce di Gaza, per aver denunciato al mondo il genocidio israeliano.

Per quasi due anni, dall’inizio della guerra di Israele contro Gaza, il giornalista palestinese Anas Jamal Al-Sharif è rimasto una figura di spicco nella copertura mediatica internazionale, una delle poche voci ad aver infranto il blocco mediatico, denunciando al mondo la politica di fame e le atrocità commesse da Israele.

Eppure quella voce, che si levava sempre da sotto le macerie, divenne una voce che le forze di occupazione israeliane cercarono di mettere a tacere. L’esercito prese ripetutamente di mira Al-Sharif con campagne diffamatorie, accusandolo di legami con fazioni della resistenza, accuse che lui costantemente e fermamente negò.

Chi è Anas Al-Sharif?

  • Anas Jamal Al-Sharif è nato il 3 dicembre 1996 nel campo profughi di Jabalia, nel nord di Gaza. È cresciuto tra le ripetute guerre israeliane, trascorrendo l’infanzia tra i vicoli affollati del campo.
  • Ha studiato presso scuole gestite dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi (UNRWA) e dal Ministero dell’Istruzione palestinese. Nel 2014 si è iscritto all’Università di Al-Aqsa per studiare Radio e Televisione, laureandosi nel 2018.
  • Al-Sharif ha iniziato la sua carriera nei media come volontario presso la Shamal Media Network, prima di unirsi ad Al Jazeera come corrispondente a Gaza.
  • Con base a Jabalia e nella città di Gaza, in mezzo alla devastazione e alla carestia provocata da Israele, ha portato all’attenzione del mondo scene senza precedenti: bambini che piangono per la fame di notte, madri che cercano cibo tra le macerie e tende scolastiche trasformate in rifugi per migliaia di sfollati che soffrono il freddo, gli insetti e le malattie.
  • Per superare il blocco mediatico, Al-Sharif saliva spesso sui tetti di case e ospedali in cerca di un segnale internet per trasmettere i suoi reportage. In una trasmissione, descrisse la situazione drammatica: “Ciò che mi addolora di più non sono solo i bombardamenti, ma vedere un bambino addormentarsi piangendo per la fame dopo non aver trovato un solo pasto per tutto il giorno”.
  • Ha documentato i ripetuti e deliberati attacchi dell’esercito israeliano contro scuole e ospedali dell’UNRWA, nonché contro aree civili densamente popolate.
    In riconoscimento del suo coraggio nel documentare i crimini di guerra e del suo impegno nel fornire testimonianze dirette delle sofferenze dei civili palestinesi tra bombardamenti e carestia, Amnesty International Australia gli ha conferito il premio “Human Rights Defender” lo scorso anno.
  • A causa dell’impatto delle sue inchieste, le forze di occupazione israeliane hanno incluso Al-Sharif tra i loro obiettivi mediatici. Dallo scoppio dell’attacco in corso, lo hanno ripetutamente accusato di affiliazione ad Hamas nel tentativo di giustificare il fatto di essere stato preso di mira, accuse che lui ha sempre negato.
  • L’11 dicembre 2023, attacchi aerei israeliani colpirono la casa della famiglia di Al-Sharif a Jabalia, uccidendo suo padre.
  • In risposta alla campagna contro di lui, Al-Sharif ha dichiarato sui social media: “Il portavoce dell’esercito israeliano ha lanciato una campagna di minacce e incitamenti contro di me a causa del mio lavoro con Al Jazeera. Sono un giornalista senza affiliazioni politiche e la mia unica missione è raccontare la verità dal campo in modo imparziale“.
  • Nel luglio 2023, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di opinione e di espressione, Irene Khan, ha condannato le minacce e le accuse contro Al-Sharif, avvertendo che mettevano a rischio la sua vita .
  • Khan ha criticato l’etichetta di “terroristi” data da Israele, ritenendola infondata, e ha esortato la comunità internazionale a impedire tali attacchi, sottolineando che l’uccisione e la detenzione di giornalisti sono una tattica per sopprimere la verità.
  • Alla fine di luglio, Al Jazeera ha rilasciato una dichiarazione in cui condannava l’incitamento dell’esercito israeliano contro i suoi giornalisti a Gaza, in particolare contro Al-Sharif, denunciando le campagne in corso contro il suo personale sin dall’inizio dell’assalto.
  • Gli osservatori sostengono che un giornalista coraggioso e schietto come Al-Sharif sia intollerabile per Israele, soprattutto nel momento in cui Israele si prepara a una nuova fase di operazioni militari a Gaza.

Il suo assassinio, insieme a quello dei suoi colleghi, ha coinciso con i piani di Israele di occupare Gaza City, nell’ambito di un piano approvato dall’occupazione israeliana la scorsa settimana. (Quds News Network)



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