Venticinque persone sono state arrestate, di cui venti in carcere e cinque ai domiciliari, con accuse che vanno dall’associazione di tipo mafioso allo scambio elettorale politico-mafioso, passando per estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori e corruzione.
Tra gli arrestati anche l’ex sindaco di Giugliano in Campania Antonio Poziello e alcuni consiglieri comunali, oltre ad elementi di spicco del clan Mallardo. Eletto per la prima volta nel 2015, cinque anni dopo – Poziello dopo essere stato sfiduciato – si era ripresentato alla guida di una coalizione (che comprendeva anche Italia Viva) ma aveva perso le elezioni, battuto al ballottaggio dall’attuale sindaco, Nicola Pirozzi sostenuto da Pd e M5s. Lo stesso Poziello nei mesi scorsi è rimasto coinvolto in una indagine per l’affidamento del servizio dei rifiuti urbani. Il pm della Procura di Napoli Nord aveva chiesto i domiciliari ma la richiesta è stata respinta dal gip.
Le indagini hanno rivelato come gli illeciti servissero ad alimentare la “cassa comune” del clan Mallardo, utilizzata per sostenere affiliati e familiari, compresi quelli detenuti. Oltre alle classiche attività criminali, l’organizzazione avrebbe influenzato la politica locale, condizionando la campagna elettorale per le elezioni comunali di Giugliano nel 2020 e intervenendo in controversie private per consolidare il proprio potere sul territorio. Il GIP ha inoltre disposto il sequestro preventivo di beni per un valore di milioni di euro, tra cui conti correnti, terreni, immobili e società.






