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KUWAIT | Ondata di missili contro le basi militari. Apprensione per i soldati italiani ma il governo non ha predisposto alcun piano di evacuazione

L’esercito del Kuwait ha annunciato su X di essere alle prese con un'”ondata di missili e droni” rilevata nello spazio aereo del Paese e di essere al lavoro per intercettarli.

I soldati del 51esimo Stormo di Istrana ancora sotto attacco. Nuovo allarme alla base Ali Al Salem in Kuwait dove sono schierati soldati dell’Aeronautica militare italiana, tra cui una quindicina di trevigiani. Intorno alle 8 di ieri mattina è caduto un missile dentro all’aeroporto kuwaitiano, a poca distanza dal bunker dove sono rifugiati.

Sabato un altro missile iraniano aveva distrutto alloggi e danneggiato la pista di decollo. Le scorte di cibo basteranno al massimo una settimana. Il Siam, sindacato degli appartenenti all’Aeronautica, viene contattato dalle famiglie dei militari per avere notizie. Il segretario nazionale Antonsergio Belfiori ha chiesto alla Stato Maggiore piani di evacuazione eventuali, ma nessuno dal Governo e dalla Difesa risponde. La domanda resta: quando e come si riporteranno a casa i soldati italiani e veneti?

La base di Istrana
La tensione di queste ore concitate si estende anche alla base di partenza, quella di Istrana, sia per i militari in missione che per quelli in Veneto. Non stanno decollando gli aerei, F35 ed F16 americani. Oltre trecento persone all’interno della base, ma il riserbo sulle operazioni è massimo. “Non siamo abituati a questo silenzio – dice Maria Grazia Gasparini, sindaco di Istrana – chiedo alla prefettura aggiornamenti sulla situazione”. E poi rassicura: “Solo sviluppi davvero gravi renderebbero questo territorio un bersaglio”. Intanto i controlli alla base sono stati rafforzati.

Secondo quanto riferito da fonti militari in contatto con il personale sul campo, la situazione nell’area operativa rimane estremamente difficile. Gli ufficiali e i sottufficiali sono attualmente confinati nei bunker.

Il pericolo maggiore è rappresentato dall’impiego di droni kamikaze, la cui presenza impedisce al momento un esame completo dei danni subiti dai velivoli Eurofighter, rendendo troppo rischioso ogni spostamento all’aperto.

Il Sindacato Unitario Lavoratori Militari (Siulm Aeronautica), attraverso comunicazioni dirette con il personale rischierato in Kuwait, ha confermato che diversi missili sono caduti all’interno del perimetro della base. L’organizzazione sindacale ha evidenziato come la prontezza delle procedure di sicurezza e la professionalità degli operatori abbiano permesso a tutto il personale di mettersi tempestivamente al riparo. Il Siulm ha inoltre rassicurato le famiglie dei militari, confermando che non si registrano feriti tra i connazionali e che la situazione viene costantemente monitorata per garantire la massima tutela dei lavoratori in questo contesto ostile.

Il ministro degli Esteri ha confermato in sede parlamentare che i militari italiani stanno bene e sono in sicurezza. Ma Antonio Tajani ultimamente, come è noto, non gode di molta autorevolezza. In pratica del personaggio non si fida più nessuno. Restano, dunque, solo le parole del colonnello Fabio De Luca, comandante del 51° Stormo, che ha fornito rassicurazioni dirette alla sindaca di Istrana, Maria Grazia Gasparini, circa l’incolumità dei propri uomini.

Nonostante la criticità dello scenario e il recente abbattimento di un caccia statunitense nelle vicinanze, il governo non ha predisposto alcun piano di evacuazione, confermando la permanenza del contingente nella Task Force Air per l’operazione “Prima Parthica”.

La base di Istrana sito sensibile
L’escalation bellica ha avuto ripercussioni immediate anche sul territorio nazionale, portando alla classificazione della base di Istrana come sito sensibile.

In Prefettura a Treviso è stato istituito un tavolo tecnico per mappare i potenziali obiettivi a rischio, incrementando la vigilanza attorno all’aeroporto militare e ai principali snodi del trasporto pubblico. Il rafforzamento dei controlli mira a prevenire possibili minacce interne collegate al ruolo logistico e operativo svolto dalla base trevigiana nello scenario mediorientale.

Di seguito il comunicato stampa del Sindacato Unitario Lavoratori Militari

L’attacco missilistico che ha colpito la base di Ali Al-Salem, in Kuwait, ha riportato bruscamente sotto i riflettori una realtà che troppo spesso viene dimenticata: i nostri militari operano in scenari instabili, complessi e ad alto rischio, lontani dall’Italia e dai propri affetti.

In quella base erano presenti anche militari italiani dell’Aeronautica Militare, impegnati nel loro servizio alla Patria. Uomini e donne che, nel momento del bisogno, hanno fatto ciò che hanno sempre fatto: mantenere la calma, rispettare le procedure, proteggere la propria squadra, onorare il giuramento.

Ogni militare sa bene che quel giuramento non è una formalità. Significa essere pronti a servire lo Stato fino all’estremo sacrificio. È una scelta consapevole, libera, che comporta disciplina, responsabilità e coraggio.

Una professione troppo spesso sottovalutata

Eppure, troppo frequentemente, la figura del militare viene banalizzata o trattata con superficialità, quando non addirittura criticata senza conoscere la realtà operativa. Si dimentica che dietro ogni uniforme ci sono famiglie che vivono nell’attesa, nell’incertezza, nella preoccupazione.

La crisi con l’Iran ha dimostrato quanto sia sottile il confine tra missione e pericolo reale. I nostri militari si sono trovati sotto attacco, rifugiati nei bunker, consapevoli che il rischio non era teorico ma concreto.

Il Buon Dio li ha protetti, e di questo siamo grati. Ma la serenità delle famiglie non può dipendere solo dalla fede o dalla fortuna.

Fiducia nelle istituzioni, ma serve chiarezza per le famiglie

Il Siulm Aeronautica ribadisce con fermezza la propria massima fiducia nelle Istituzioni, nella catena di comando e nelle decisioni che verranno assunte per garantire la sicurezza del personale.

Siamo consapevoli della complessità geopolitica e delle valutazioni strategiche che un simile scenario impone. Sappiamo che le scelte non sono semplici e che la prudenza è necessaria.

Ma proprio per questo, chiediamo che almeno le famiglie vengano tranquillizzate con comunicazioni chiare, ufficiali e tempestive. L’assenza di informazioni genera ansia, amplifica timori e lascia spazio a voci incontrollate.

I nostri militari hanno dimostrato sangue freddo e professionalità. Ora lo Stato deve dimostrare vicinanza concreta ai loro cari.

Riportare a casa chi ha già dato tutto

Essere pronti all’estremo sacrificio non significa essere dimenticati.
Significa essere sostenuti, protetti, considerati.

La divisa non è un simbolo astratto: è il segno di una scelta di vita che merita rispetto. E quando quella scelta espone al rischio diretto, la priorità deve essere la tutela della persona e la serenità della famiglia.

La Patria può chiedere molto ai suoi militari.
Ma deve anche dimostrare di saperli proteggere.

E soprattutto, deve rassicurare chi, da casa, attende con il cuore sospeso.

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