Un’inchiesta del New York Times pubblicata oggi rivela che gli Stati Uniti sono stati coinvolti nella guerra in Ucraina in modo molto più profondo e ampio di quanto si pensasse in precedenza. Nell’inchiesta il quotidiano ricostruisce la collaborazione militare instaurata tra Washington e Kiev nell’aprile 2022, due mesi dopo l’invasione russa del 24 febbraio, quando due generali ucraini di alto rango si recarono a Clay Kaserne, il quartier generale dell’esercito Usa in Europa e Africa, un complesso militare situato a sud-est della città di Wiesbaden, in Germania. La loro missione era quella di contribuire a forgiare una partnership che è stata la spina dorsale delle operazioni militari e della controffensiva di Kiev che da allora, secondo le stime Usa, hanno ucciso o ferito più di 700 mila soldati russi (l’Ucraina stima il numero delle vittime a 435 mila). Un vasto sforzo di raccolta di informazioni da parte degli Usa ha guidato la strategia di battaglia generale e ha convogliato informazioni precise sugli obiettivi ai militari ucraini sul campo.
L’idea di fondo della partnership, scrive il Nyt, era che questa stretta cooperazione avrebbe potuto consentire agli ucraini di infliggere un duro colpo ai russi, un obiettivo che nei mesi successivi – fino alla metà del 2023 – sembrava sempre più a portata di mano. A metà del 2022, utilizzando informazioni di intelligence statunitensi, gli ucraini riuscirono così a scatenare una raffica di razzi contro il quartier generale del 58ma unità russa nella regione di Kherson, uccidendo generali e ufficiali di Stato maggiore presenti all’interno. Più a sud, al culmine della controffensiva ucraina del 2022, uno sciame di droni marittimi attaccò, con il supporto della Cia, il porto di Sebastopoli, in Crimea, dove la flotta russa del Mar Nero aveva caricato missili destinati a colpire obiettivi ucraini su navi da guerra e sottomarini, riuscendo a danneggiarne diversi mezzi navali e spingendo i russi a ritirarli. Successivamente, tuttavia, la collaborazione si è fatta tesa e il fronte della guerra si è spostato, tra rivalità, risentimenti e imperativi e programmi divergenti.
Secondo quanto ricostruito dal New York Times, gli ucraini a volte vedevano gli Usa come autoritari, e laddove questi ultimi si concentravano su obiettivi misurati e raggiungibili, le forze di Kiev erano costantemente alla ricerca “della grande vittoria, del premio luminoso e splendente”. Gli ucraini, da parte loro, spesso vedevano gli statunitensi come un ostacolo alle loro aspirazioni, puntando a vincere la guerra. Man mano che gli ucraini conquistavano una maggiore autonomia nella partnership, mantenevano sempre più segrete le loro intenzioni e manifestavano crescente risentimento per la mancata fornitura di tutte le armi e le altre attrezzature richieste da parte degli Usa. Questi ultimi, a loro volta, erano arrabbiati per quelle che vedevano come le richieste irragionevoli degli ucraini e per la loro riluttanza a prendere misure politicamente rischiose per rafforzare le loro forze ampiamente inferiori di numero. Secondo gli autori dell’inchiesta la svolta, in negativo, per Kiev sarebbe arrivata a metà del 2023, quando gli ucraini hanno lanciato una controffensiva per costruire uno slancio vittorioso dopo i successi del primo anno. In quel momento, afferma il Nyt, la strategia ideata a Wiesbaden è caduta vittima della politica interna frazionata dell’Ucraina: il presidente Volodymyr Zelensky contro l’allora capo di Stato maggiore delle Forze armate Valery Zaluzhny (ora ambasciatore a Londra).
Inoltre, la decisione di riversare vasti complementi di uomini e risorse in una campagna alla fine inutile per riconquistare la città devastata di Bakhmut – situata nella regione sudorientale di Donetsk – ha fatto sì che, nel giro di pochi mesi, l’intera controffensiva si concludesse con un fallimento prematuro. La storia della partnership tra Washington e Kiev, prima della radicale marcia indietro imposta dall’attuale presidente Donald Trump, ha mostrato quanto gli Usa e i loro alleati siano talvolta arrivati vicini alla “linea rossa” di fronte alle minacce nucleari del presidente russo Vladimir Putin. Di volta in volta, infatti, l’amministrazione Biden ha autorizzato operazioni clandestine che in precedenza aveva proibito. I consiglieri militari statunitensi sono stati infatti inviati a Kiev e, in seguito, autorizzati ad avvicinarsi alla linea del fronte, mentre ufficiali militari e della Cia a Wiesbaden hanno aiutato a pianificare e supportare una campagna di attacchi ucraini nella Crimea annessa dalla Russia. Infine, ricostruisce il New York Times, i militari e poi la Cia hanno ricevuto il via libera per consentire attacchi mirati in profondità all’interno della Russia stessa. (Nova News)






