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KING | L’appello alle armi di Pahlavi suscita critiche da parte dei dissidenti iraniani e dei sostenitori del governo

 l’ex principe ereditario Reza Pahlavi ha esortato i membri di una presunta rete clandestina all’interno dell’Iran, da lui chiamata “Guardia Immortale”, ad attaccare le forze di sicurezza. In quest’ottica, il figlio in esilio dell’ultimo monarca iraniano ha anche presentato i bombardamenti israeliani e statunitensi in corso sul Paese come il “sostegno” esterno promesso ai suoi sostenitori. La dichiarazione di Pahlavi ha suscitato reazioni sia tra l’opposizione iraniana, già frammentata, sia tra i commentatori filogovernativi.

In un lungo post su Twitter/X del 14 marzo, indirizzato ai “Valorosi Eroi della Guardia Immortale”, Pahlavi ha affermato che migliaia di “cellule” operanti in tutto l’Iran hanno compiuto quelli che ha definito atti di “valore” negli ultimi tre mesi, elogiando in particolare gli eventi dell’8 e 9 gennaio.

  • L’importante figura dell’opposizione ha esortato la presunta rete a “logorare e indebolire” l’apparato di sicurezza della Repubblica islamica in coordinamento con i raid aerei israeliani e statunitensi in corso, pur astenendosi dall’incitare a disordini di massa.
  • “Questo non è un invito a manifestazioni di piazza”, ha scritto, inquadrando l’azione clandestina come precondizione per un’eventuale mobilitazione di massa.
  • Pahlavi ha inquadrato la lotta in termini mitologici iraniani e la presenta come una battaglia di civiltà tra il bene e il male, piuttosto che come una contesa strettamente politica.

La dichiarazione dell’ex principe ereditario ha suscitato aspre critiche da tutto lo spettro politico.

  • Kaveh Kazerounian, professore di ingegneria meccanica residente negli Stati Uniti e fervente sostenitore di una repubblica democratica laica, ha risposto con sarcasmo. Kazerounian ha chiesto perché Pahlavi non avesse prima impiegato i presunti 160mila disertori militari che il suo team avrebbe vagliato, osservando che è “una vergogna che una risorsa umana così ingente rimanga solo oggetto di interviste”.
  • Il giornalista riformista Amir Hossein Mosalla ha avvertito che Pahlavi stava di fatto convalidando la narrazione della Repubblica islamica sui sanguinosi disordini di gennaio, secondo cui le proteste anti-establishment avrebbero coinvolto cellule “terroristiche” armate anziché semplici manifestanti pacifici, rischiando così di fornire una giustificazione per lo smembramento dell’Iran.

I conservatori iraniani su X sono stati più espliciti nei loro avvertimenti.

  • Il commentatore filo-Repubblica Islamica Reza Ramezannejad ha sostenuto che la dichiarazione di Pahlavi equivale a una confessione del coinvolgimento di cellule armate nelle proteste di gennaio e ha conferito all’establishment politico iraniano un nuovo mandato per reprimere le proteste.
  • Il presentatore conservatore Milad Goodarzi è stato più diretto, definendo la “Guardia Immortale” invocata da Pahlavi “un falso Mek”, riferendosi al gruppo islamista-marxista Mojahedin-e Khalq. Goodarzi ha anche accusato i membri della presunta rete monarchica di aver sparato contro civili e polizia durante gli eventi di gennaio.

Al di fuori dell’Iran, i sostenitori di Pahlavi si sono espressi apertamente e hanno appoggiato il suo appello all’azione.

  • Facendo riferimento al desiderio espresso da Pahlavi di recarsi nella “prima città liberata dell’Iran”, il commentatore Mehdi Hajati ha auspicato che il Sistan-Baluchestan potesse fungere da punto d’ingresso nel paese per l’ex principe ereditario. Hajati ha scritto di sperare di vedere la figura dell’opposizione passare “da re in esilio a re al potere e sovrano della terra d’Iran”.
  • L’attivista pro-monarchia Saeed Bashirtash ha ripubblicato con approvazione l’appello alle armi nella sua interezza, riproponendo l’esortazione diretta di Pahlavi alla “Guardia Immortale” a “logorare e indebolire ulteriormente l’apparato repressivo della Repubblica Islamica” mentre continuano i bombardamenti israelo-americani sull’Iran.

L’apparente appello all’azione lanciato da Pahlavi ai suoi sostenitori giunge in un momento instabile della politica interna iraniana. La Repubblica islamica è sottoposta a una costante pressione militare, mentre politicamente è scossa dalla morte dell’ex Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei e dalla contestata successione di suo figlio Mojtaba.

  • Il riferimento di Pahlavi agli eventi dell’8 e 9 gennaio è significativo: le autorità iraniane avevano etichettato i sanguinosi disordini di quei giorni come opera di terroristi sostenuti dall’estero, una caratterizzazione che i dissidenti contestarono fermamente all’epoca.
  • Secondo i critici, onorando pubblicamente gli eventi di gennaio e rivendicandone la paternità a livello organizzativo, Pahlavi ha di fatto conferito una sorta di apparente conferma alla narrativa della Repubblica islamica.
  • La “Guardia Immortale” non ha un’esistenza organizzativa verificata in modo indipendente al di fuori delle dichiarazioni dello stesso Pahlavi, e non è chiaro in che misura rappresenti un’autentica rete clandestina, una vaga affiliazione di attivisti o una costruzione prevalentemente retorica.

Ciò che la dichiarazione rende esplicita è la visione strategica di Pahlavi: la potenza aerea straniera combinata con il sabotaggio interno come ponte definitivo verso una rivolta popolare.

  • I critici sostengono che questo modello, apparentemente innocuo, espone gli iraniani all’interno del paese a un pericolo mortale, proteggendo al contempo i finanziatori stranieri da rischi diretti.

Verificare se l’appello di Pahlavi all’azione armata produca effetti concreti all’interno dell’Iran potrebbe rivelarsi difficile. Le restrizioni a Internet sono ancora in vigore a seguito degli attacchi israeliani e statunitensi.

  • La verifica potrebbe risultare più difficile a causa della probabile opacità di qualsiasi rete clandestina autentica e della dimostrata propensione della Repubblica islamica a utilizzare tali dichiarazioni come pretesto per vaste operazioni di sicurezza.

La conseguenza più immediata potrebbe essere di natura politica: la dichiarazione di Pahlavi acuisce la spaccatura tra le fazioni monarchiche e repubblicane dell’opposizione iraniana in un momento in cui la pressione esterna sulla Repubblica islamica è ai massimi livelli da decenni.

Per le figure dell’opposizione democratica e riformista, già diffidenti nei confronti delle ambizioni di Pahlavi, un appello pubblico all’azione da parte di cellule armate in coordinamento con i bombardamenti di eserciti stranieri sarà difficile da insabbiare.

Il modo in cui l’opposizione iraniana nel suo complesso potrebbe reagire nei prossimi giorni e settimane potrebbe fornire un’indicazione più chiara sul fatto che la mossa di Pahlavi favorirà o ostacolerà il suo tentativo di emergere come principale oppositore della Repubblica islamica.

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