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LIBANO | Bilancio dei raid israeliani supera gli ottocento morti tra cui centinaia di bambini. Quasi un milione gli sfollati

Mercoledì sera, Hezbollah ha annunciato l’avvio dell’Operazione Paglia Mangiata, un riferimento a un versetto coranico che descrive la distruzione di un esercito invasore che tentò di distruggere la Kaaba alla Mecca, dopo che oltre dueceto razzi e droni erano stati lanciati dal Libano verso Israele, il più grande attacco missilistico dall’inizio delle ostilità. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato che l’attacco è stato condotto congiuntamente con Hezbollah.

“Gli attacchi sono stati condotti congiuntamente con i combattenti del movimento di resistenza libanese Hezbollah”, ha dichiarato il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) in un comunicato.

L’esercito israeliano ha risposto immediatamente con una serie di attacchi sui sobborghi meridionali di Beirut, noti anche come Dahiyeh, lanciando decine di raid aerei, radendo al suolo interi edifici e sprigionando colonne di fuoco e fumo nel cielo.

Il Ministero della Salute libanese ha dichiarato che almeno diciasette persone sono rimaste ferite negli attacchi a Dahiyeh.

Un altro attacco ha preso di mira un’auto nella zona del lungomare di Ramlet al-Baida, nel cuore di Beirut, dove centinaia di civili sfollati dormivano in tende ai lati delle strade, dopo essere fuggiti dal conflitto nel sud del Libano e a Dahiyeh. Secondo il ministero, almeno otto persone sono rimaste uccise e altre trentuno ferite.

In un altro episodio, nella città di Aramoun, a circa dieci chilometri a sud della capitale, tre persone sono rimaste uccise in seguito a un attacco israeliano che ha colpito un edificio residenziale durante la notte. L’agenzia di stampa Nna ha riferito che tra le vittime figurano il regista e fotografo libanese Mohammed Shehab e sua figlia.

Il bilancio delle vittime dei raid israeliani sul Libano dal 2 marzo scorso supera gli ottocento morti morti, tra cui centiaia di bambini. Lo riferisce il Ministero della Sanità di Beirut.

Il conflitto si espande

Giovedì Hezbollah ha continuato a lanciare attacchi contro Israele, affermando di aver colpito una base dell’intelligence militare israeliana nella periferia di Tel Aviv con una raffica di missili avanzati.

In un altro comunicato, il gruppo ha affermato di aver lanciato razzi di precisione contro il quartier generale dell’unità israeliana per operazioni speciali navali Shayetet 13, ad Atlit, a sud di Haifa.

Nel frattempo, gli attacchi israeliani contro il Libano sono proseguiti anche giovedì, con pesanti raid aerei segnalati in decine di città del Libano meridionale. L’esercito ha inoltre emesso un nuovo ordine di evacuazione per i residenti di diversi quartieri di Dahiyeh in vista di imminenti attacchi contro quelli che ha definito obiettivi di Hezbollah. Ha anche esortato i residenti di tutte le aree a sud del fiume Zahrani, a circa quaranta chilometri a nord del confine con Israele, a spostarsi verso nord.

Gli ordini di evacuazione di massa che riguardano intere aree e città, anziché singoli edifici, unitamente ai pesanti bombardamenti di giovedì e agli attacchi ad Aramoun e Ramlet al-Baida – entrambe al di fuori delle tradizionali roccaforti di Hezbollah – segnano una grave escalation nel conflitto tra Israele e Hezbollah e fanno temere che possa estendersi ad altre zone del Libano.

Giovedì, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato in un comunicato che all’esercito israeliano è stato ordinato di ampliare le proprie operazioni in Libano. Ha inoltre avvertito il presidente libanese Joseph Aoun che “se il governo libanese non saprà controllare il territorio e impedire a Hezbollah di minacciare le comunità del nord e di sparare contro Israele, prenderemo possesso del territorio e lo faremo noi stessi”.

Il disarmo di Hezbollah è fallito?

Da quando, nel novembre 2024, il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti ha posto fine alla guerra di 13 mesi tra Israele e Hezbollah, lo Stato libanese è stato sottoposto a pressioni occidentali e regionali affinché disarmasse completamente Hezbollah.

Lo scorso settembre l’esercito ha elaborato e attuato un piano per porre tutte le armi del paese sotto il controllo statale. A gennaio, ha affermato di aver bonificato l’area a sud del fiume Litani, a circa trenta chilometri a nord del confine con Israele, nell’ambito della prima fase del piano, e stava per iniziare la seconda fase, che riguarda l’area che si estende dal fiume Litani al fiume Awali, a circa sessanta chilometri a nord del confine con Israele, prima dell’attuale escalation.

Tuttavia, i lanci di razzi da parte di Hezbollah dal Libano hanno messo in dubbio le affermazioni dell’esercito, suggerendo che il gruppo sia riuscito a riarmarsi e riorganizzarsi dopo il cessate il fuoco del novembre 2024, nonostante le misure militari e la repressione libanese delle rotte di contrabbando del gruppo.

Alcuni critici si sono spinti fino ad affermare che il comandante libanese Rodolphe Haykal abbia bloccato il processo di disarmo, e alcune fonti sostengono che il governo libanese sia sotto pressione per rimuoverlo a causa del suo approccio al disarmo di Hezbollah .

Aoun ha però respinto queste notizie, ribadendo il suo incrollabile sostegno all’esercito libanese e al suo comandante.

“Mi ergerò a barriera invalicabile contro qualsiasi attacco a questa istituzione militare e a coloro che la guidano”, ha dichiarato martedì durante un incontro con Haykal.

Quasi un milione di sfollati in Libano, l’Oim lancia un appello per diciannove milioni di dollari

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni lancia un appello per diciannove milioni di dollari al fine di intensificare la sua risposta di emergenza in Libano, dove il numero di persone costrette a fuggire dalle proprie case è salito a quasi un milione a seguito della forte escalation delle ostilità iniziata il 2 marzo.

“Per molte famiglie, non è la prima volta che sono costrette a fuggire. I ripetuti sfollamenti hanno reso difficile per le persone soddisfare anche i bisogni più elementari”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’Oim, Amy Pope. “Con l’aumento rapido del numero di sfollati, le famiglie hanno urgente bisogno di un alloggio sicuro, acqua potabile, assistenza sanitaria e protezione. L’Oim lancia un appello per un sostegno immediato al fine di fornire assistenza salvavita e raggiungere coloro che sono stati maggiormente colpiti da questa crisi”.

Gli ordini di evacuazione emessi in città e villaggi del Libano meridionale, in alcune zone della valle della Bekaa e in aree di Beirut hanno provocato spostamenti di massa, spingendo le famiglie a cercare rifugio ovunque possibile. Attualmente oltre 128.000 persone si trovano in rifugi collettivi, un numero che continua a crescere ogni giorno. Tuttavia, la maggior parte degli sfollati ha trovato accoglienza presso parenti e comunità locali, mentre altri dormono in auto o all’aperto lungo le strade.

Anche le comunità ospitanti in tutto il paese sono sottoposte a una pressione enorme. L’improvviso afflusso di famiglie sfollate sta esercitando una forte pressione sulle infrastrutture locali, sugli alloggi e sui servizi pubblici, mettendo ulteriormente a dura prova le risorse in aree già alle prese con difficoltà economiche.

L’appello dell’Oim mira a raggiungere oltre un milione di persone colpite dalla crisi nei prossimi tre mesi, fornendo supporto salvavita, tra cui alloggi di emergenza, acqua potabile, servizi di protezione e assistenza sanitaria, garantendo al contempo che i migranti e gli altri gruppi vulnerabili siano inclusi nella risposta. La risposta rafforzerà anche i sistemi di monitoraggio degli sfollamenti per garantire dati accurati e in tempo reale che possano guidare le operazioni umanitarie e aiutare i partner a rispondere efficacemente ai bisogni in rapida evoluzione.

L’appello sostiene la risposta guidata dal governo libanese, compreso il Ministero degli Affari Sociali, ed è in linea con l’ appello interagenziale lanciato oggi dal governo libanese e dalle Nazioni Unite, che mira a raccogliere 308,3 milioni di dollari.

Le squadre dell’Oim sono già operative sul campo, fornendo alloggi di emergenza, beni di prima necessità, protezione, assistenza sanitaria e psicosociale alle famiglie sfollate, ma l’entità dei bisogni sta aumentando rapidamente.

Senza finanziamenti urgenti, le operazioni umanitarie rischiano di essere gravemente limitate in un momento critico. Mentre il conflitto entra nella sua seconda settimana a seguito dell’ultima escalation, la capacità di risposta è già al limite, e i bisogni superano rapidamente le risorse disponibili.

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni invita la comunità internazionale ad agire immediatamente, poiché un sostegno tempestivo è fondamentale per garantire che le famiglie che hanno perso tutto ricevano la protezione e l’assistenza di cui hanno urgente bisogno.



 

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