Salute

PESTE BOVINA | Il trionfo dimenticato dell’eradicazione del virus che ha ucciso milioni di capi di bestiame. E il costo di averne ignorato la lezione

Le malattie animali non sono più una preoccupazione lontana solo per agricoltori e veterinari. Sono sempre più evidenti nei bilanci familiari: i prezzi globali delle uova sono aumentati di oltre il 60 per cento durante le recenti epidemie di influenza aviaria. In Sudafrica, l’afta epizootica ha fatto salire i prezzi della carne bovina del 34 per cento. Non si tratta di fluttuazioni di prezzo isolate. Sono un promemoria del fatto che, quando la prevenzione non è sufficiente, a pagarne il prezzo sono le famiglie, gli agricoltori e l’intera filiera alimentare.

Esattamente 15 anni fa, il mondo ha dimostrato che esiste un’altra via. Il 28 giugno 2011, le Nazioni Unite (Onu) hanno dichiarato l’eradicazione della peste bovina, o “peste del bestiame”. Rimane l’unica malattia animale mai debellata dal pianeta. Per secoli, il virus aveva ucciso milioni di capi di bestiame, devastato le mandrie e provocato carestie in diversi continenti.

La campagna di eradicazione ha avuto successo grazie alla sinergia tra scienza, logistica e impegno politico. Uno sforzo globale di prevenzione è stato supportato dalla sorveglianza, dal coordinamento internazionale e da un vaccino efficace e termostabile, in grado di raggiungere le zone tropicali più remote senza bisogno di refrigerazione. Questo ha trasformato un’antica minaccia in una minaccia prevenibile e, infine, in una malattia del passato.

La lezione non fu solo scientifica, ma anche economica. Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), la lotta contro la peste bovina costa circa 610 milioni di dollari, mentre i benefici annuali per la sola Africa ammontano a un miliardo di dollari. In altre parole, la prevenzione non solo salva gli animali, ma protegge i mezzi di sussistenza, rafforza la sicurezza  alimentare e si ripaga ampiamente da sola.

Eppure, negli ultimi 15 anni, il mondo non ha applicato questa lezione in modo sufficientemente ampio e coerente. Quando si verificano focolai, la risposta si riduce ancora troppo spesso a misure di emergenza come l’abbattimento degli animali, le restrizioni alla circolazione e l’interruzione degli scambi commerciali, anziché ricorrere rapidamente a strumenti di prevenzione come la sorveglianza, le misure di biosicurezza, la vaccinazione e una stretta cooperazione internazionale.

Mappe

La dermatite nodulare contagiosa ne è un esempio attuale: esistono strumenti diagnostici, pratiche di biosicurezza e vaccini efficaci, eppure molti Paesi faticano a utilizzarli con la rapidità necessaria per arrestare la diffusione e limitare i danni. Gli ostacoli sono di natura strutturale. Le norme commerciali internazionali, con i loro potenziali rischi economici, influenzano il processo decisionale, anche quando è necessario. I Paesi possono trovarsi di fronte a una scelta impossibile: proteggere i propri animali e gli allevatori o tutelare l’accesso ai mercati di esportazione. Il risultato è un sistema che rimane perennemente reattivo.

Nel frattempo, queste malattie continuano a diffondersi. La dermatite nodulare contagiosa e la peste dei piccoli ruminanti (Ppr) hanno raggiunto nuove regioni per la prima volta lo scorso anno, interrompendo gli scambi commerciali, danneggiando le comunità rurali e compromettendo la sicurezza alimentare. Per oltre un miliardo di persone che dipendono dal bestiame per il cibo, il reddito e il sostentamento, questi non sono eventi astratti. Hanno un impatto economico e sociale reale.

Ecco perché l’anniversario dell’eradicazione della peste bovina dovrebbe essere più di un semplice momento di riflessione. Dovrebbe ricordarci che la prevenzione funziona solo se pianificata prima della prossima emergenza, non improvvisata durante il suo svolgimento. La preparazione nazionale rimane essenziale, ma le malattie non conoscono confini. Nessun Paese può controllare completamente da solo le minacce alla salute animale.

È necessaria una collaborazione globale per migliorare la sorveglianza, armonizzare gli incentivi alla vaccinazione e rimuovere le barriere commerciali e politiche che scoraggiano la prevenzione. Questo è il ruolo che iniziative come il PREVENT Forum dell’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale possono svolgere: riunire governi, organizzazioni internazionali e settore privato per contribuire a rimuovere gli ostacoli che i singoli Paesi non sono in grado di superare da soli.

Ma la collaborazione deve andare oltre la discussione. Dovrebbe tradursi in cambiamenti concreti: maggiori investimenti nella sorveglianza e nella diagnostica, percorsi più chiari per l’uso e il riconoscimento delle vaccinazioni e un accesso più rapido a questi strumenti durante le epidemie. L’obiettivo non dovrebbe essere quello di rispondere meglio a ogni crisi, ma di prevenirne altre.

Solo negli ultimi tre anni si sono verificati focolai di influenza aviaria, virus della lingua blu, afta epizootica e malattia di Newcastle in diversi continenti. Non sappiamo ancora quale malattia animale causerà il prossimo grande shock, né dove si manifesterà.

Ma la peste bovina ha dimostrato che il mondo sa come agire quando scienza, volontà politica e coordinamento globale sono allineati. La questione non è se la prevenzione sia possibile, ma se sceglieremo di farne una priorità prima che si verifichi la prossima crisi.

Armin Wiesler – presidente di HealthforAnimals

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