“Diranno che non sono italiano, che il mio cognome non è tipicamente sardo ma non me ne frega: sono orgogliosamente italiano e orgoglioso di aver regalato questa medaglia al mio Paese”. Iliass Aouani si prende un meraviglioso bronzo nella maratona maschile ai Mondiali di Tokyo. E’ la quarta medaglia italiana dei campionati, in una gara molto tattica chiusa dall’atleta milanese in 2h09:53, dietro solo alla volata del tanzaniano Alphonce Simbu (oro) e del tedesco Amanal Petros rimontato proprio sul traguardo: i due arrivano con lo stesso tempo, 2h09:48.
Tra i migliori anche il primatista italiano Yohanes Chiappinelli, sesto in 2h10:15, mentre si ferma Yeman Crippa al 32esimo chilometro. Nella storia dei Mondiali è la quinta medaglia azzurra nella maratona maschile dopo un argento (Vincenzo Modica 1999) e tre altri bronzi (Gelindo Bordin 1987, Stefano Baldini 2001 e 2003).
“È uno di quei momenti che si sognano per tutta la vita- racconta con emozione Iliass Aouani- e sono stato folle da sognare in grande. Una medaglia che mi rende orgoglioso ma non appaga la mia fame. Sono grato per chi ha creduto in me, felice di alzare il tricolore e di aver reso felici tante persone: la mia famiglia, il coach Massimo Magnani e tutto lo staff che mi segue. Al quindicesimo chilometro affioravano voci della mia parte oscura che mi vuole far mollare, però le ho messe subito a tacere. Intorno a metà gara, a uno spugnaggio, ho perso una delle due lenti a contatto ma mi sono detto che me ne poteva bastare uno. Sono entrato nello stadio ed è stato bellissimo, puntavo all’oro, ma gli altri stati più bravi di me. L’anno scorso ho vissuto la delusione di non essere stato convocato per le Olimpiadi, gli ultimi due mesi sono stati molto complicati anche per qualche infortunio. Questo bronzo arriva dal nulla, dalle case popolari di Ponte Lambro, e spero che la mia storia sia di ispirazione per tutti: quando ci credi abbastanza, i sogni si possono realizzare. Mio padre sta per andare a lavorare in cantiere e sarà fiero di me. In questa medaglia c’è di tutto: momenti di delusione in cui volevo mollare, lacrime versate in macchina da solo, ma ce l’ho fatta”. (Dire)
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