In Italia il diritto alla salute è sancito dall’articolo 32 della Costituzione ma, ancora nel 2025, Emergency osserva quanto per ampie fasce di popolazione resti un principio astratto. Solo nel 2025 l’organizzazione non governativa ha accolto nei propri presidi circa diecimila persone appartenenti a fasce “fragili” e ha erogato 38mila prestazioni, numeri che disegnano il sintomo di un problema nel Servizio Sanitario Nazionale e nei servizi sociali territoriali per garantire un accesso equo e gratuito a tutte le persone sul territorio italiano.
Emergency dal 2006 è attiva con ambulatori fissi e mobili in diverse città, periferie e aree critiche italiane come Milano, Brescia, Marghera, Napoli, Castel Volturno, Reggio Calabria, Rosarno, Ragusa e Sassari con un servizio infermieristico, di medicina generale, supporto psicologico, orientamento sociosanitario e sociale gratuito per rendere concreto il diritto inalienabile alla salute. Nel 2025, all’interno dei presidi dell’associazione più della metà delle prestazioni è stata dedicata alla mediazione culturale (51 per cento), seguita da visite di medicina generale (46 per cento), prestazioni infermieristiche (18 per cento), supporto psicologico (due per cento) e prestazioni odontoiatriche (due per cento). Il dato è lo specchio della realtà degli ambulatori di Emergency in Italia, in cui chi entra viene preso in carico in toto e riceve più di una prestazione specifica.

“In un Paese che riconosce la salute come un diritto fondamentale, non è accettabile che così tante persone restino escluse dalle cure – dichiara Marco Latrecchina, Direttore Area Europa di Emergency –. Succede ogni giorno e a farne le spese sono soprattutto le persone più fragili: donne, persone con difficoltà economiche, stranieri, anziani, chi vive in condizioni di precarietà o non riesce a orientarsi in un sistema sanitario sempre più complesso e sempre più privatizzato. Noi lavoriamo proprio in questa zona d’ombra, perché la salute non è un favore personale e non può dipendere dalla capacità di orientarsi tra moduli e procedure. È un diritto, e come tale va difeso, ogni giorno.”
Nei presidi di Emergency in Italia sono state accolte persone provenienti da 122 Paesi diversi, tra cui i primi dieci Paesi registrati nel 2025 sono: Italia (15 per cento), Bangladesh (9 per cento), Marocco(8 per cento), Nigeria (8 per cento), Perù (8 per cento), Tunisia (7 per cento), Egitto (6 per cento), Romania (6 per cento) e Senegal (4 per cento). I pazienti appartenevano principalmente alla fascia d’età 18–40 anni (45 per cento), 41–60 (30 per cento), maggiori di sessant’anni (16 per cento), bambini di età compresa tra 6 – 14 (5 per cento), gli 0 – 5 (3 per cento) e 15 – 17 anni (un per cento). Gli uomini hanno rappresentato il 63 per cento dell’utenza, mentre le donne il 37 per cento.
La maggior parte degli italiani rientra nella fascia di età maggiore di sessant’anni e arriva nei nostri presidi non solo per problemi di accesso al Servizio Sanitario ma anche per sentirsi ascoltata e curata: i maggiori accessi avvengono nelle zone periferiche di Sassari (47 per ceno) e a Napoli Ponticelli (22 per cento), luoghi dove l’isolamento sociale è alto e i problemi legati all’istruzione e all’alfabetizzazione digitale spesso minano anche l’accesso alle cure.
“Cerchiamo di contrapporre a un sistema che vede il paziente solo come un numero un altro che lo considera come persona – dichiara Sauro Forni, responsabile delle attività sanitarie di Emergency in Italia–. Misurare la pressione a qualcuno non si riduce a un pure atto meccanico per controllare il suo stato di salute ma è un modo per ascoltare i suoi bisogni. È lì che la macchina di Emergency si attiva: ascoltare i pazienti, accoglierli e provare a suggerirgli percorsi di cura e assistenza adatti, instaurando un rapporto di fiducia con loro.”
Emergency in Italia lavora cercando di aumentare il proprio impegno nei territori, anche attraverso la costruzione di rapporti istituzionali solidi e continuativi con le Asl, le Regioni e i Comuni, così da creare un modello replicabile di medicina di prossimità che possa prendere in carico la salute delle persone a trecentosessanta gradi.
Dai dati sul lavoro di Emergency in Italia emerge come le barriere che impediscono l’accesso alle cure siano molteplici, spesso invisibili e sostanzialmente possono essere divise in tre macroaree: barriere formali, materiali e spaziali, intese come carenza di servizi sui territori dove l’ong opera.
Un dato significativo mostra che la maggior parte degli utenti che accede ai presidi sono pazienti extra Ue con permesso di soggiorno (49 per cento) ovvero hanno diritto non solo al Servizio Sanitario Nazionale e alle cure, ma anche al welfare e a quei servizi sul territorio che servono a stabilizzare e migliorare la propria condizione.
Gli altri pazienti sono: extra Ue senza permesso di soggiorno (29 per cento), pazienti italiani (15 per cento), pazienti europei privi dei requisiti per l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale (4 per cento) e pazienti europei con i requisiti per l’iscrizione al Ssn, ovvero persone che hanno un contratto di lavoro o la disponibilità economica per poter pagare l’iscrizione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale (3 per cento).
Questi utenti riscontrano barriere burocratiche e amministrative, come la richiesta di documenti quali permesso di soggiorno, codice fiscale o residenza, e quelle normative, che cambiano da un ufficio all’altro e generano confusione e incertezza. A queste si aggiungono i costi diretti e indiretti delle cure, le difficoltà linguistiche e culturali, infine le distanze geografiche che rendono impossibile raggiungere strutture sanitarie, soprattutto nelle aree rurali.
Oltre a difficoltà legate alla parte sanitaria, l’utenza che si è rivolta ad Emergency ha avuto bisogno anche di supporto sociale. Grazie agli sportelli aperti a Milano, Napoli, Marghera e Sassari 2.048 persone hanno avuto accesso anche a colloqui di tipo sociale. I bisogni emersi sono stati diversi, come quelli amministrativi, ma anche abitativi, lavorativi e sociali come necessità di supporto a servizi di prima necessità; ai servizi scolastici, di alfabetizzazione della lingua italiana o ai servizi specialistici territoriali.
“Non vogliamo sostituirci al Servizio Sanitario Nazionale, ma favorire l’accesso ai servizi sanitari e sociali, accompagnando chi è escluso e abbattendo le barriere che impediscono l’ingresso. La nostra azione non si ferma alla cura, ma parte dalla prevenzione – continua Marco Latrecchina Direttore area Europa Emergnecy –. Il nostro scopo è proporre un modello che non sostituisca il sistema sanitario ma lo integri e lo rafforzi, dimostrando che è possibile costruire prossimità e garantire cure senza lasciare indietro nessuno. Questo sistema è pensato per essere replicabile e sostenibile, perché il problema dell’esclusione sanitaria non è un’emergenza temporanea, ma una sfida strutturale.”
Il lavoro di Emergency consiste nell’intervenire quando, quasi sempre, le fasce già fragili della popolazione si scontrano con queste barriere che diventano insormontabili, agendo anche prima, con un ruolo di prevenzione, intercettazione dei bisogni e ascolto: porta avanti inoltre un lavoro legale e di advocacy per difendere i diritti di queste persone. Ogni caso diventa un’occasione per rendere visibili i bisogni e spingere le istituzioni a cambiare.
“Prosegue il nostro impegno per il riconoscimento dell’iscrizione gratuita al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) dei minori figli di cittadini europei ed extra-Ue non in regola con le norme sul soggiorno: un diritto che, incredibilmente, in alcune Regioni è ancora disapplicato, privando bambini e bambine dell’assistenza pediatrica di base – spiega Alessia Mancuso Prizzitano, responsabile mediazione e legale Emergency Italia –. Grazie ad un lavoro congiunto, siamo riusciti a ottenere in Veneto il riconoscimento dell’iscrizione al Servizio sanitario nazionale per tutti i minori, figli di cittadini europei privi del diritto al soggiorno, dopo aver già conseguito in passato quello per i minori, figli di cittadini extra-Ue. Nel 2025 è proseguito anche l’impegno per garantire l’accesso gratuito alle cure essenziali ai cittadini europei indigenti in Lombardia: una mancata tutela che espone persone con gravi patologie croniche al rischio di non ricevere cure salvavita, come nel caso di una cittadina europea con una cardiomiopatia cronica grave che, senza il nostro intervento legale, non avrebbe avuto accesso a terapie e prestazioni indispensabili.”
“Dietro questi numeri ci sono volti, storie e vite che cambiano. Entro il 2026 vogliamo aprire nuovi presidi creare un modello nazionale unico con standard comuni, mappare le aree rurali per raggiungere chi oggi è invisibile e pubblicare un osservatorio sulle esclusioni per dare voce a chi non ce l’ha – conclude Marco Latrecchina –. La nostra missione è chiara: nessuno deve restare indietro. Abbattere le barriere significa restituire dignità e diritti, perché la salute non è un lusso, è un diritto.”


