Politica

SOLDI VERI | Il miliardario graziato da Trump mette 42 milioni su Farage. E la nuova destra britannica prepara il potere

Trentasei milioni di sterline. Quasi 42 milioni di euro. Ben Delo, miliardario britannico delle criptovalute e cofondatore di BitMEX, ha deciso di versarli a Reform UK, il partito di Nigel Farage. Non tutti insieme: un milione di sterline al mese fino alle prossime elezioni politiche, previste entro il 2029. È la più grande donazione politica mai annunciata nel Regno Unito.

Delo non è soltanto un ricco sostenitore di Farage. Negli Stati Uniti si era dichiarato colpevole nel 2022 di aver violato il Bank Secrecy Act per le carenze nei controlli antiriciclaggio di BitMEX. Successivamente è stato graziato da Donald Trump. A Reform aveva già versato otto milioni di sterline. Ora ne promette altri trentasei, sostenendo di voler permettere al partito di combattere una «fair fight» contro Labour e conservatori e di concentrarsi sulla costruzione di una forza capace di governare.

Una competizione equa finanziata da un singolo miliardario con quasi 42 milioni di euro.

COSA SI PUO’ FARE CON QUARANTADUE MILIONI

La cifra diventa meno astratta se la si porta per un momento fuori dalla politica. Quarantadue milioni di euro equivalgono, per ordine di grandezza, a più di mille annualità lorde di un infermiere del servizio pubblico italiano. Oppure, utilizzando i costi medi degli investimenti italiani per gli asili nido, a quasi duemila nuovi posti. Non è un confronto contabile perfetto: serve a capire la dimensione della scelta. Delo ha deciso di mettere una somma di quella grandezza dentro un partito politico.

E non è solo. I registri della Electoral Commission mostrano che Reform UK ha ricevuto milioni anche da Christopher Harborne, investitore del settore crypto e grande azionista di Tether. Delo viene da BitMEX. Reform UK, intanto, ha proposto per il Regno Unito una regolamentazione più leggera delle criptovalute e una fiscalità favorevole al settore, presentando Londra come possibile capitale mondiale degli asset digitali.

I finanziatori dichiarano le proprie ragioni, il partito presenta il proprio programma, i registri pubblicano i bonifici. Le domande spettano al giornalismo.

Farage non è più una comparsa

Farage non sta più finanziando un piccolo partito di protesta destinato a disturbare conservatori e laburisti. Reform UK oggi può contendersi il governo del paese. I sondaggi di settembre mostrano una competizione serrata con Labour e conservatori. Mancano ancora anni alle politiche e il quadro può cambiare profondamente, ma Reform è ormai una forza nazionale con ambizioni di governo.

Quei quasi 42 milioni non acquistano la vittoria. Comprano però tempo, organizzazione, personale, pubblicità, tecnologia, sedi, campagne e la possibilità di costruire da qui al 2029 una macchina nazionale. Ed è esattamente ciò che Delo dice di voler finanziare.

Dalle urne alla strada

Poi c’è l’altra destra. A Dover e Portsmouth è comparso Patriot Platform, movimento dell’estrema destra anti-immigrazione guidato da Daniel Thomas, conosciuto come Danny Tommo, già vicino a Tommy Robinson. Centinaia di uomini vestiti di nero, molti con il volto coperto, hanno partecipato a blocchi e manifestazioni organizzate attraverso social e sistemi di messaggistica.

Non abbiamo prove di un rapporto organizzativo o finanziario che trasformi Patriot Platform nell’ala di strada di Reform UK. Ma i mondi si toccano. Esponenti e consiglieri di Reform hanno difeso o partecipato alle proteste, mentre nella destra britannica più radicale circola ormai apertamente la parola «remigration», importata dall’estrema destra continentale.

Chi paga gli uomini in nero

È la domanda sulla quale occorrerà continuare a lavorare. Patriot Platform raccoglie denaro direttamente dai sostenitori e Daniel Thomas possiede una storia di crowdfunding e finanziamenti legati all’attivismo di estrema destra. Esiste anche un precedente documentato: nel 2018 il Middle East Forum statunitense finanziò attività legate alla mobilitazione per Tommy Robinson alla quale Thomas partecipava. Quel denaro appartiene però a un’altra fase e non può essere attribuito alle operazioni di Patriot Platform del 2026 senza altre prove.

Per ora sappiamo dunque chi mette decine di milioni nel partito di Farage. Sappiamo molto meno su chi sia in grado di finanziare stabilmente la nuova estrema destra di strada. È una differenza importante. Ed è anche una pista da seguire.

Intanto Londra si prepara alla futura guerra

La trasformazione britannica non riguarda soltanto immigrazione e politica interna. Nel 2026-27 il ministero della Difesa dispone di 68,3 miliardi di sterline, quasi ottanta miliardi di euro. Diventeranno 73,8 miliardi l’anno successivo e 79,1 miliardi nel 2029-30. Nei quattro anni il Defence Investment Plan muove 297,7 miliardi di sterline. Rispetto alla precedente traiettoria di spesa, l’aumento deciso dal governo ammonta a 62,6 miliardi.

Il governo britannico definisce esplicitamente l’obiettivo come passaggio verso la «warfighting readiness»: la preparazione delle forze armate a combattere le guerre del futuro. Dal 2027-28 Londra prevede di destinare alla difesa Nato il 2,7 per cento del Pil, con l’impegno di arrivare al tre per cento nella prossima legislatura e al 3,5 per cento entro il 2035.

E c’è l’Ucraina. Dal febbraio 2022 il Regno Unito ha impegnato 25 miliardi di sterline a sostegno di Kiev, sedici dei quali in aiuti militari. Nel solo 2026 Londra prevede 3,75 miliardi di sterline di sostegno militare, circa 4,4 miliardi di euro, e mantiene l’impegno ad almeno tre miliardi di sterline l’anno fino al 2030-31. Una parte degli accordi più recenti lega inoltre il sostegno a Kiev alle commesse e alla crescita dell’industria militare britannica.

Queste cifre non dimostrano una relazione causale con la crescita di Farage, né con Patriot Platform. Sarebbe una scorciatoia. Raccontano però lo stesso paese nello stesso momento.

Un paese che destina quasi ottanta miliardi di euro l’anno alla difesa, miliardi alle armi per Kiev e centinaia di miliardi al riarmo dei prossimi anni. Un paese nel quale un miliardario graziato da Trump può decidere di investire da solo quasi 42 milioni di euro nel partito che vuole cambiare il governo. Un paese nel quale la principale forza populista può ormai arrivare prima alle elezioni e, contemporaneamente, alla sua destra crescono gruppi che sperimentano uniformità estetica, anonimato, mobilitazione rapida e retorica della deportazione.

Sono fenomeni diversi. Il punto non è confonderli. È guardarli contemporaneamente.

Perché mentre la Gran Bretagna decide quanto spendere per prepararsi alla prossima guerra, qualcun altro sta già spendendo molto denaro per decidere chi governerà la pace che resta.



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Riferimenti essenziali

Reuters, 11 settembre 2026; UK Electoral Commission; UK Ministry of Defence e HM Treasury, Defence Investment Plan, 30 giugno 2026; Governo britannico, UK support to Ukraine factsheet, aggiornato 24 luglio 2026.

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