Siamo alla seconda settimana dei Mondiali e la maggior parte di noi è concentrata sulle partite. Per gli appassionati di calcio, la decisione della Fifa di organizzare il torneo negli Stati Uniti significa settimane di privazione del sonno. Per la Fifa, significa soldi, tanti soldi. Questo sarà di gran lunga il Mondiale più redditizio di sempre.
L’organo di governo del calcio mondiale sta cercando da tempo di conquistare i cuori e le menti degli americani, e questo è uno dei fattori alla base del rapporto estremamente stretto tra Gianni Infantino, presidente della Fifa, e Donald Trump. È difficile pensare a un presidente della Fifa che abbia stretto un rapporto così intimo con un leader mondiale come Infantino con Trump, e questo sta già cambiando l’organizzazione. E il clima intorno al Pallone.

A far discutere è soprattutto l’impatto ambientale. La società francese Greenly, citata dal Guardian, stima che un’ora di volo a bordo di un jet di questo tipo produca emissioni di CO₂ paragonabili a quelle generate in un anno da una persona media. Nella sola prima settimana del Mondiale, l’aereo avrebbe emesso circa duecento tonnellate di anidride carbonica, contro le 12-14 tonnellate prodotte mediamente in un anno da un cittadino svizzero.
La Fifa replica sostenendo che gli spostamenti vengono organizzati scegliendo di volta in volta la soluzione «più efficiente ed economica», alternando voli commerciali e privati. Una spiegazione che però non convince le organizzazioni ambientaliste. Greenpeace, ad esempio, ritiene che l’utilizzo quotidiano di jet privati «non trasmetta il messaggio che la Fifa riconosca la propria responsabilità nella lotta ai cambiamenti climatici».
La polemica si inserisce in un dibattito più ampio sull’impronta ecologica del primo Mondiale organizzato da tre Paesi. Se da un lato l’utilizzo di stadi già esistenti evita nuove costruzioni, dall’altro le enormi distanze tra le sedi aumentano inevitabilmente il ricorso ai voli. E i continui spostamenti di Infantino sono diventati il simbolo più visibile di questo paradosso.

Gianni Infantino è ovunque. Da Città del Messico a Los Angeles, passando per Monterrey, il presidente della FIFA non si perde una partita del Mondiale e spesso compare addirittura in due stadi diversi nello stesso giorno. Una presenza costante che ha inevitabilmente alimentato le domande: come riesce a spostarsi così rapidamente attraverso un torneo distribuito su un intero continente?
Secondo quanto riportato da Der Spiegel, il numero uno della Fifa si servirebbe di un jet privato messo a disposizione dallo sponsor Qatar Airways. L’analisi dei dati di volo di un Gulfstream G650ER, supportata anche dai tracciamenti di Flightradar24, suggerisce infatti un utilizzo particolarmente intenso del velivolo, anche se la federazione non ha confermato ufficialmente i dettagli.

La trumpizzazione
L’organo di governo del calcio internazionale dovrebbe stipulare accordi di licenza con gli hotel per utilizzare il nome Fifa? Sotto la guida di Infantino, la Fifa sta valutando proprio questa possibilità, come del resto ha fatto a lungo la famiglia Trump, a quanto abbiamo appreso.
Dovrebbe esistere una criptovaluta Fifa? Infantino, che quest’anno ha partecipato a un summit sulle criptovalute a Mar-a-Lago, la residenza presidenziale in Florida, ha esplorato anche questa opzione, proprio come i Trump.
La sede centrale della Fifa è a Zurigo. Ma l’organizzazione ha recentemente inaugurato un lussuoso hub nordamericano a Miami, dove Infantino attualmente risiede e opera a stretto contatto con il presidente.
L’organizzazione che Infantino ha assunto era già al centro di controversie prima del suo arrivo. Quando è diventato presidente della Fifa nel 2016, l’organizzazione era scossa da un’indagine per corruzione avviata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che documentava decenni di tangenti e accordi illeciti.
Infantino, infatti, si è prefissato l’obiettivo di riabilitare la reputazione della Fifa, soprattutto negli Stati Uniti, per presentare l’organizzazione come strettamente allineata al governo americano e non più vista con sospetto dalle autorità.
Ma per farlo ha dovuto avvicinarsi a un’amministrazione con i suoi scandali e abbracciare le dinamiche transazionali di Trump, che prevedono di capitalizzare sulle relazioni sia per potenziali profitti che per vantaggi politici.
Durante il primo mandato di Trump, Infantino ha elogiato Trump nonostante i procedimenti di impeachment e il calo dei sondaggi. L’investimento ha dato i suoi frutti. L’accesso di Infantino all’amministrazione Trump ha reso possibile una “visita di cortesia”, come riportava un comunicato stampa della Fifa, con il procuratore generale degli Stati Uniti, che si occupava dei casi Fifa. Infantino ne è uscito affermando di essere “pienamente convinto” che “la credibilità e la reputazione della Fifa vengano ripristinate ai massimi livelli”.
In perfetto stile trumpiano, questa vicinanza ha anche generato potenziali opportunità commerciali. Non tutte lecite. Staremo a vedere se, prima o poi, un fallo in area.






