Politica

GERMANIA | AfD stravince, ma adesso cinque donne possono decidere la Sassonia-Anhalt

Wagenknecht, Wittig, von Angern, Sziborra-Seidlitz e Weidel. Cinque biografie diversissime della Germania contemporanea. AfD conquista il 43,8 per cento e 39 seggi su 83. CDU, SPD, Verdi e Linke, messi insieme, ne hanno esattamente 39. Nel mezzo restano i cinque eletti del piccolo BSW. Dietro l’aritmetica una domanda molto più grande: che cosa fa la sinistra quando quasi un elettore su due sceglie l’estrema destra?


Cinque.

Potrebbero bastare cinque persone per decidere che cosa accadrà in Sassonia-Anhalt dopo il terremoto elettorale di domenica. Alternative für Deutschland ha ottenuto il 43,8 per cento e 39 degli 83 seggi del nuovo Landtag. È di gran lunga il primo partito, ma non ha la maggioranza assoluta. CDU, SPD e Verdi insieme arrivano a 31 deputati. La Linke ne ha otto. Sommando i quattro partiti si arriva a 39: esattamente quanti ne ha AfD.

Poi ci sono loro. I cinque eletti del Bündnis Sahra Wagenknecht, entrato nel parlamento regionale con il 5,3 per cento. Una percentuale piccola trasformata dalla matematica elettorale in un potere enorme.

Sarebbe facile chiamarli arbitri della partita e aspettare di vedere a chi daranno i voti. Sarebbe anche riduttivo. Il BSW in Sassonia-Anhalt si era presentato agli elettori con un’idea precisa, discutibile quanto si vuole ma precedente al risultato: niente Brandmauer come automatismo, niente coalizioni costruite soltanto per tenere fuori qualcuno, un ministro-presidente possibilmente indipendente dai partiti, ministri scelti anche per competenza e maggioranze parlamentari variabili sui singoli provvedimenti. Una Bürgerregierung, l’hanno chiamata: governo dei cittadini.

Adesso che quei cinque seggi sono diventati indispensabili, la teoria deve incontrare la realtà.

La storica che lasciò la Linke

Claudia Wittig è nata nel 1983 a Lutherstadt Wittenberg ed è cresciuta a Jessen. Ha studiato a Greifswald, conseguito un dottorato in storia e lavorato per anni anche fuori dalla Germania prima di tornare in Sassonia-Anhalt, alla Martin-Luther-Universität di Halle-Wittenberg. Si occupa, tra l’altro, di cultura politica e istituzioni.

La coincidenza è quasi perfetta: una donna che studia come funzionano le istituzioni si ritrova, con quattro compagni di partito, dentro un piccolo laboratorio istituzionale nel cuore della Germania.

Wittig non viene dalla destra. Entra nella Linke nel 2018, la lascia nel 2023 e nel 2024 passa al BSW. Nel suo profilo politico mette al centro industria, salari dell’Est, scuola, servizi pubblici e opposizione alla militarizzazione. Della rottura con la Linke ha parlato anche come di una crescente difficoltà a discutere apertamente le questioni politiche fondamentali.

Non occorre condividere questa lettura per vedere il filo che lega biografia e posizione di oggi. Wittig sostiene che la risposta al successo di AfD non possa essere fingere che i suoi elettori non esistano. Il BSW non vuole consegnare il governo all’estrema destra, ma rifiuta il principio per cui una proposta diventa impronunciabile soltanto perché arriva da quei banchi.

È il punto più delicato. Per gli avversari significa aprire una breccia nella Brandmauer e contribuire alla normalizzazione dell’estrema destra. Per Wittig significa restituire al Parlamento la funzione di luogo nel quale si discute e si vota nel merito. Nessuna delle due conseguenze può essere liquidata con una battuta.

L’infermiera che viene dalla PDS

Pochi banchi più in là c’è Susan Sziborra-Seidlitz. È nata nel 1977 a Berlino Est. Da ragazza militava nell’organizzazione giovanile della PDS, erede della Sed e antenata della Linke. Poi lascia la politica di partito e va a lavorare in ospedale.

Fa l’infermiera. Per anni lavora all’Harzklinikum di Quedlinburg. Successivamente arriva ai Grünen e quindi al Landtag. La traiettoria è quasi speculare a quella di Wittig: entrambe vengono dalla sinistra orientale, ma una rompe con la Linke e approda al BSW, l’altra passa attraverso il lavoro sanitario e arriva ai Verdi.

Adesso siedono nello stesso Parlamento davanti allo stesso 43,8 per cento.

L’avvocata rimasta nella Linke

Eva von Angern ha fatto una scelta ancora diversa: è rimasta. Nata a Magdeburgo, avvocata, da molti anni nel Landtag, ha costruito buona parte della propria attività politica intorno alle questioni sociali e ai diritti delle donne e dei bambini.

Ora rappresenta una Linke davanti a un paradosso che pochi anni fa sarebbe sembrato quasi inconcepibile. La CDU considera ufficialmente incompatibile una collaborazione sia con AfD sia con Linke. Ma senza AfD, BSW o Linke i numeri per una maggioranza non esistono.

Per impedire l’elezione di un ministro-presidente dell’estrema destra, la Linke potrebbe dunque trovarsi a rendere possibile un governo guidato dai democristiani. La Brandmauer contro AfD finirebbe per reggersi anche sui voti di un partito che la CDU continua formalmente a tenere dall’altra parte di un altro muro.

Non è soltanto un rompicapo parlamentare. È una domanda sulla capacità dei vecchi confini politici di descrivere ancora la società tedesca.

E poi c’è Sahra

Sopra quei cinque deputati rimane inevitabilmente Sahra Wagenknecht. Anche lei viene dall’Est. Anche lei viene dalla sinistra. Ed è difficile comprenderne il progetto continuando semplicemente a domandarsi se sia ancora abbastanza di sinistra oppure sia diventata troppo di destra.

Il BSW prova deliberatamente a rompere quella geometria. Welfare, salari, pensioni, servizi pubblici e redistribuzione restano temi della sinistra tradizionale. Alla stessa costruzione appartengono però una linea molto più restrittiva sull’immigrazione, la critica delle politiche identitarie, l’opposizione alle forniture di armi all’Ucraina, il rifiuto del riarmo e posizioni sulla Russia che hanno prodotto polemiche durissime.

È precisamente questa combinazione ad aver reso Wagenknecht quasi indecifrabile per una parte della sinistra europea. Ma chiamarla “rossobruna” risolve linguisticamente il problema senza necessariamente spiegarlo.

La domanda interessante è un’altra: perché quel miscuglio parla a persone alle quali la sinistra tradizionale non parla più? E soprattutto: può sottrarre elettori all’estrema destra oppure finisce per renderne accettabili linguaggio e categorie?

La risposta non è ancora scritta. E il BSW stesso è tutt’altro che pacificato: esperienze di governo e rapporti con la direzione federale hanno già prodotto tensioni e rotture. Eppure domenica sera un partito dato da molti per in difficoltà si è ritrovato con cinque seggi capaci di cambiare tutto.

Alice, dall’altra parte

Poi c’è Alice Weidel, e sembra provenire da un altro romanzo. Economista, lunga esperienza internazionale, anni trascorsi in Cina, una compagna e due figli: il volto nazionale di AfD è lontanissimo dall’immagine tradizionale del vecchio militante nazionalista tedesco.

Non è una curiosità da rotocalco. La biografia di Weidel dimostra qualcosa che la sinistra europea farebbe bene a non dimenticare: appartenere personalmente a una minoranza non determina automaticamente una politica progressista. Essere donna non produce necessariamente femminismo, così come vivere all’estero non produce necessariamente cosmopolitismo politico.

La nuova destra può essere molto più moderna nelle biografie di quanto lo sia nel progetto di società. Ed è anche per questo che le vecchie categorie, indispensabili per riconoscere la storia e le ideologie, non bastano da sole a spiegare perché milioni di persone votino AfD.

Cinque vite dentro il terremoto

Wittig, Sziborra-Seidlitz, von Angern, Wagenknecht. E dall’altra parte Weidel. Sarebbe assurdo metterle politicamente sullo stesso piano, ma le loro biografie raccontano modi diversi di attraversare la Germania contemporanea. Diverse vengono dall’Est, diverse hanno attraversato la sinistra, alcune l’hanno abbandonata, altre hanno scelto i Verdi, altre sono rimaste. Weidel guida invece il partito che ha raccolto una quantità di consenso che nessuna di loro può più permettersi di considerare marginale.

Dietro ci sono città che perdono abitanti, salari, ospedali, industria, immigrazione, paura della guerra, memoria della DDR, riunificazione, rapporto con l’Ovest. E persone che non necessariamente ordinano questi problemi secondo le categorie con cui continuiamo a dividerli.

AfD ha stravinto. Ma non governa. La sinistra è divisa. Ma nessuna delle sue famiglie può più permettersi di ignorare AfD. Il BSW ha appena il 5,3 per cento, ma possiede cinque seggi senza i quali quasi tutte le strade diventano difficilissime.

Adesso Wagenknecht e soprattutto Wittig devono dimostrare che cosa significhi davvero la formula ripetuta durante la campagna: niente muri automatici, si giudicano le proposte nel merito.

È qui che il BSW si gioca qualcosa di molto più grande della Sassonia-Anhalt. Abbattere la Brandmauer può significare costringere la politica a confrontarsi con milioni di elettori che non scompaiono perché li si considera impresentabili. Ma può anche significare rendere normale, un voto parlamentare alla volta, ciò che fino a ieri normale non era.

Capire quale delle due cose stia accadendo sarà più utile che decidere in anticipo se Sahra Wagenknecht sia diventata di destra o sia rimasta di sinistra. Per una volta possiamo aspettare i fatti.



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