Politica

Abbiamo organizzato un referendum senza fare la Sinistra. “Mo ariconsolate co’ l’aglietto”, l’invito all’ottimismo dalle campagne e dalle fabbriche

Come era ampiamente prevedibile il quorum non è stato raggiunto. In previsione di questo risultato i leader della Sinistra negli ultimi giorni avevano indicato un possibile dato positivo di ripiego e cioè il raggiungimento di un numero di votanti superiore a coloro che hanno votato per i partiti dell’opposizione alle ultime elezioni politiche (a Roma si dice “ve accontentate co’ l’ajetto”). Un bizantinismo tipico dei politicanti italici. Come se non sapessero che la maggioranza alla Meloni l’hanno data specialmente tutti quegli elettori che in altre circostanze avevano votato per partiti del centro sinistra e che in quel caso si sono astenuti.

Tornando al referendum le conseguenze essenziali del fallimento sono due. La prima è di natura politica e dice che l’attuale maggioranza è ben salda ed in grado di orientare gli italiani a proprio favore. Comunque la si voglia leggere e qualsiasi siano le ragioni dell’astensione è del tutto evidente che non recarsi alle urne era il messaggio chiaro ed inequivocabile dei partiti di governo e che questo invito è stato accolto dalla maggioranza degli elettori.

La seconda conseguenza è di natura economica ed è molto più profonda, da questo momento sarà più difficile chiederete aumenti salariali, opporsi ad un licenziamento illegittimo, contrastare l’uso improprio di contratti a un mese, a tre giorni, a una settimana prolungati per più volte, per non parlare della condizione di tutte quelle persone costrette ad attendere un tempo irragionevole per avere diritto alla cittadinanza. Questo referendum non avrebbe risolto l’annosa questione del mercato del lavoro. Non avrebbe nemmeno trovato la quadra ad un problema molto più complesso di una singola norma quale è l’accoglienza degli stranieri. Ma il raggiungimento del quorum (con la conseguente, prevedibile, vittoria dei SI) avrebbe dato un segnale chiaro ed inequivocabile del fatto che c’è la sensibilità popolare di fronte agli squilibri in questi due campi fondamentali per la vita democratica del Paese.

Gli astenuti invece evidentemente sembrano aver mandato un messaggio chiaro e cioè che le cose secondo loro vanno bene così come sono, anzi si può continuare in questa direzione, il che consentirà alla maggioranza di premere ancora di più sui lavoratori, inserire maggiori norme di flessibilità, attuare maggiori norme di controllo del salario o aumentare la deresponsabilizzazione delle aziende nell’ambito della sicurezza sul lavoro e potrà continuare a portare avanti la retorica degli stranieri come corpo estraneo, come un fastidio piuttosto che considerare i loro diritti come parte del rispetto dei diritti di tutti italiani e non.

Le aziende con il risultato di questo referendum hanno ricevuto un pieno mandato popolare per continuare con la precarietà, con i salari bassi, con la mancanza di controlli sulla sicurezza sul lavoro. Quando i nostri figli saranno penalizzati da questo mercato del lavoro e preferiranno andare all’estero, quando non ci saranno più soldi per pagare le pensioni per lo squilibrio demografico dovuto anche alle inique regole sulla cittadinanza agli stranieri, quando i consumi interni non cresceranno perché i salari sono al palo da decenni, quando la flessibilità prenderà il posto della contrattazione regolare ci ricorderemo di essere andati al mare invece di recarci ad esercitare un diritto conquistato con il sangue di chi ha portato fuori questo Paese dalla dittatura.

Rimane da fare una riflessione sull’istituto stesso del referendum a cominciare proprio dal quorum. Se non esiste per le elezioni di ogni livello un numero minimo di votanti per validarne i risultati non si capisce perché ci debba essere per i referendum. Una seconda riflessione va fatta sulla natura solo abrogativa dei quesiti. I referendum abrogativi determinano un vuoto legislativo che va poi riempito da nuove norme varate dai partiti politici con proposte parlamentari che dovrebbero rispecchiare la volontà popolare, si è visto come è andata per il referendum sull’acqua come bene comune tanto per fare un esempio.

Per ultimo una riflessione andrebbe fatta anche sulla capacità dell’elettorato di esprimersi su temi complessi e di difficile comprensione anche per i più preparati. Finché si tratta di temi etici che toccano la vita di ognuno in maniera diretta (divorzio, aborto ecc.) i quesiti sono intuitivi e facilmente comprensibili ma quando si chiede all’opinione pubblica di esprimersi su questioni complesse è difficile che ci si possa informare talmente a fondo da potere esprimere una opinione basata sulla conoscenza della materia. A quel punto l’elettore non fa altro che astenersi dall’andare a votare o si farà indirizzare dal partito al quale da solitamente il voto svuotando, in tal caso, il referendum stesso dalla sua natura di espressione più piena della volontà popolare e forma di democrazia diretta.

In ogni caso il fallimento di questo referendum è un segnale forte di quanto sia ancora lontana un’alternativa a questa maggioranza. Un danno peggiore di questo risultato per le forze di opposizione e per la sinistra in particolare sarebbe dividersi e litigare ora sulle diverse posizioni assunte sui quesiti e i diversi gradi di impegno espressi in campagna elettorale accusandosi reciprocamente. Una profonda riflessione su questa ennesima sconfitta sì, ma un altro “redde rationem” no, almeno questo evitatecelo per favore.




 

 

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