Diritti

Spesso teniamo presente che il nostro voto non conti, ma la storia ci mostra il contrario

Domenica e lunedì diamo voce a chi (ancora) non ce l’ha andando al seggio e votando Sì alla proposta di modifica della legge sulla cittadinanza.

È tempo di dare un riconoscimento più rapido e giusto a migliaia di persone che vivono in Italia da anni, contribuiscono alla nostra società, lavorano, studiano, praticano sport e partecipano attivamente alla vita delle nostre comunità. Sono parte integrante del tessuto sociale italiano e meritano che i loro diritti siano pienamente riconosciuti.

È tempo per un’idea diversa di appartenenza.

Votare “Sì” è un messaggio politico e culturale forte: la cittadinanza non dovrebbe essere un premio, un bonus a punti. Dovrebbe essere il riconoscimento di una condivisione di vita.

Questo referendum non è il punto d’arrivo. È un inizio.

Ricordiamo che l’obiettivo del referendum sulla cittadinanza è di ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza regolare necessari per poter chiedere la cittadinanza italiana. Per diventare cittadini effettivamente serviranno sempre anni in più e tutti gli altri requisiti spesso troppo discrezionali e ingiusti.

“La normativa del 1992 poggia su una discriminazione di fondo basata sull’idea illogica secondo cui i cittadini legati a princìpi sociali e giuridici considerazioni ‛diversi’ da quelli italiani si integrerebbero con maggiori difficoltà rispetto agli altri” , ha spiegato ad Altreconomia Paolo Bonetti, professore di Diritto costituzionale e Diritto degli stranieri all’Università Milano-Bicocca e socio dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi).

“Oltre a non poter votare ed essere eletti, quindi non avere i cosiddetti diritti politici, esistono delle limitazioni nella libertà di circolazione – spiega a Wired Giulia Perin, avvocata e socia Asgi – . In primo luogo, come noto, ottenere un passaporto italiano assicura una significativa libertà di movimento nel mondo e, in particolare, in estero. Può capitare quindi che, visti i carichi di lavoro spesso eccessivi che gli uffici immigrazione devono gestire rispetto al personale di cui dispone, i tempi di rinnovo dei documenti siano molto dilatati, anche anni, e se in quel periodo c’è un impegno di lavoro all’estero o una gita scolastica del figlio in un paese diverso dall’Italia, queste persone si trovano di fatto bloccate nel nostro territorio perché la loro carta d’identità non è valida per un ragazzo minorenne di una famiglia che non ha ancora ottenuto la cittadinanza per esempio non potrebbe rappresentare l’Italia alle gare sportive, anche se è nato qui”.

Per ASGI, la cittadinanza dovrebbe essere vista come un riconoscimento di un’appartenenza alla vita sociale, culturale e politica italiana , basato sull’uguaglianza sostanziale . Ogni persona, con le sue diversità e la sua provenienza, se sceglie di far parte di questo paese, ha diritto a vedere riconosciuti i suoi diritti, inclusa la cittadinanza.

La vittoria del Sì sarà un primo passo in avanti molto significativo . Non è il punto di arrivo, ma un importante inizio per un’Italia dove la condivisione di vita e la partecipazione sono la base per l’appartenenza.


Illustrazione: Isotta Dall’Orto




 

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