E’ l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni a lanciare l’allarme per le notizie secondo cui circa 250 persone sarebbero morte o disperse dopo il ribaltamento di un’imbarcazione che trasportava rifugiati Rohingya e cittadini del Bangladesh nel Mar delle Andamane.
Il peschereccio, partito da Teknaf, nel Bangladesh meridionale, e diretto in Malesia, sarebbe affondato il 9 aprile a causa di forti venti, mare agitato e sovraffollamento.
“Questo incidente è un crudo monito sui gravi rischi che le persone continuano ad affrontare quando intraprendono pericolosi viaggi in mare alla ricerca di sicurezza e migliori opportunità”, ha dichiarato Mohammedali Abunajela, portavoce dell’OIM. “Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra rimanere in situazioni di profonda difficoltà o intraprendere un viaggio che potrebbe costargli la vita”.
L’ultimo naufragio sottolinea l’impatto devastante degli sfollamenti prolungati e la mancanza di soluzioni sostenibili per i rifugiati Rohingya. Le pessime condizioni di vita nei campi profughi, l’accesso limitato ai servizi e alle opportunità di sostentamento a fronte del calo degli aiuti umanitari, nonché le preoccupazioni per la situazione della sicurezza nello Stato di Rakhine in Myanmar e le prospettive di un ritorno e di reintegrazione sicuri e dignitosi, spingono le persone ad intraprendere viaggi così pericolosi.
Le reti di contrabbando e traffico sfruttano ulteriormente queste condizioni a scopo di lucro, mettendo a serio rischio sia i rifugiati Rohingya che i cittadini del Bangladesh.
Nel 2025, oltre 6.500 rifugiati Rohingya hanno intrapreso pericolosi viaggi marittimi dal Bangladesh e dal Myanmar, e quasi 900 di loro hanno perso la vita¹ . Nello specifico, nel Mar delle Andamane e nel Golfo del Bengala, i decessi e le sparizioni sono aumentati di oltre il 40 per cento dal 2024 (598) al 2025 (860).
Salvare vite umane e soccorrere chi si trova in difficoltà in mare è un imperativo umanitario. L’Oim invita gli Stati della regione a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto marittimo internazionale, tra cui il rafforzamento delle attività di ricerca e soccorso e la garanzia dello sbarco sicuro e tempestivo delle persone soccorse.
Nonostante le significative carenze di finanziamento, l’Oim e i suoi partner continuano a documentare queste tragedie, a fornire assistenza salvavita e servizi di base ai rifugiati Rohingya in Bangladesh e alle comunità ospitanti, collaborando al contempo con le autorità per combattere il contrabbando e la tratta di esseri umani.
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni esorta la comunità internazionale ad intensificare la solidarietà e a sostenere i finanziamenti per i rifugiati e le comunità ospitanti in Bangladesh, nonché ad affrontare le cause profonde degli sfollamenti in Myanmar e a creare le condizioni per un ritorno e una reintegrazione sicuri e dignitosi.






