I poliziotti del Servizio centrale operativo, della relativa Sezione investigativa di Napoli, in collaborazione con gli agenti della Squadra mobile di Napoli e del commissariato di Castellammare di Stabia, hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 11 persone (di cui 10 finite in carcere e una ai domiciliari) perché accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione, detenzione e spaccio di droga.
I reati sono aggravati dal metodo mafioso perché le 11 persone sono affiliate ad un famoso clan camorristico operante nella zona di Castellammare.
Nel corso delle indagini i poliziotti sono riusciti a documentare le attività criminali degli arrestati, tra cui numerosi episodi di estorsione ai danni di operatori commerciali nel campo dell’edilizia e a sequestrare grosse somme di denaro destinate al sostentamento delle famiglie dei detenuti appartenenti al clan.
Sono accusate di aver costituito un’associazione per delinquere finalizzata al trasferimento fraudolento di valori, ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e per questo sedici persone sono state arrestate.
È stato inoltre disposto il sequestro preventivo finalizzato alla successiva confisca di sei aziende, cinque bar e una ditta di rivendita all’ingrosso di prodotti surgelati, situate nel comune di Barletta.
L’ordinanza di custodia cautelare, nove in carcere e sette agli arresti domiciliari, è stata emessa dal tribunale di Trani su richiesta della procura della Repubblica della stessa città, al termine dell’attività investigativa condotta dai poliziotti della Sezione investigativa del servizio centrale operativo (Sisco) di Bari e della Squadra mobile della questura di Barletta-Andria-Trani, coordinate dalla Procura di Trani.
L’indagine, svolta mediante attività tecniche, servizi di pedinamento, appostamento e osservazione, ha fatto emergere un sistema di reimpiego di capitali provenienti da attività illecite messe in atto da due distinti gruppi criminali, per i quali, nell’ambito dello stesso procedimento, sono stati aperti due filoni investigativi.
Le attività hanno evidenziato come gli indagati fossero riusciti a reimpiegare il denaro, illecitamente ottenuto, attraverso la compravendita di aziende operanti nel tessuto economico sano della città. Le aziende venivano acquistate e intestate fittiziamente a teste di legno per essere poi utilizzate come contenitori per il riciclaggio del denaro, occultando i flussi finanziari illecitamente ottenuti.
Per fare questo gli indagati si avvalevano della collaborazione di professionisti in ambito commerciale che con le loro prestazioni prestate consapevolmente seguivano le fasi dell’acquisizione dei beni e delle aziende.Una volta acquisite le imprese assumevano come lavoratori dipendenti i componenti dei nuclei familiari degli indagati in modo da far risultare dei redditi apparentemente leciti.
L’indagine ha anche fatto luce sul business illecito dei gruppi criminali quale reale fonte di guadagno dei fondi da riciclare, con particolare riferimento allo spaccio di sostanze stupefacenti, e sull’assenza di qualsiasi fonte di reddito lecita che potesse giustificare l’entità degli investimenti effettuati.
Gli investigatori hanno anche accertato che i nuclei familiari dei due gruppi criminali occupavano arbitrariamente e senza averne alcun titolo, due alloggi popolari di proprietà dell’Arca Puglia Centrale (Azienda regionale per la casa e l’abitare), che sono stati di conseguenza sottoposti a sequestro preventivo impeditivo (che impedisce la disponibilità del bene).




