Sono passati una quindicina di giorni da quando Enea è arrivato nelle nostre vite. Sembrano pochi, eppure sono bastati per cambiare parecchie cose. La più importante non riguarda lui, ma noi.
È cambiato il nostro sguardo sul mondo che ci circonda.
Per il momento Enea non può ancora passeggiare come tutti gli altri cuccioli. È stato vaccinato da poco e quella zampetta, che presto tornerà a correre, oggi gli chiede ancora prudenza. Così, quando usciamo, lo portiamo in braccio.
È impossibile passare inosservati.
Ha una faccia tenera, simpatica, irresistibilmente ruffiana. Quasi tutti si fermano. Arrivano sorrisi, complimenti, carezze. E subito dopo, immancabili, i consigli non richiesti.
Poi la conversazione prende quasi sempre la stessa strada.
«A quelli che abbandonano gli animali bisognerebbe fare questo…». «Che vergogna…». «Povere creature…».
Parole sincere, ne sono convinta. Anch’io mi indigno davanti a certe storie. Anch’io mi commuovo.
Ma ogni tanto provo ad allargare appena lo sguardo.
Dico che stiamo vivendo un tempo in cui la disumanità non colpisce soltanto gli animali. Ogni giorno ci raggiungono immagini di guerre, bambini affamati, persone costrette a fuggire, uomini e donne lasciati soli. Non succede in un solo luogo del pianeta. Succede in tante parti del mondo, quasi contemporaneamente.
A quel punto il tono cambia.
Qualcuno annuisce appena. Qualcun altro abbassa gli occhi. La conversazione si spegne.
Forse perché è più facile indignarsi davanti a un cucciolo abbandonato che riconoscere tutta la sofferenza che ci passa davanti ogni giorno.
Ecco il primo regalo che, senza volerlo, Enea ci ha fatto.
Ci ha insegnato a osservare meglio gli altri.
Il secondo regalo è stato ancora più concreto.
Con questo caldo sarebbe stato facile cedere alla pigrizia estiva. Invece lui ci ha rimessi in movimento. Ogni giornata gira intorno a un obiettivo semplice: fare tutto il possibile perché un giorno possa correre, saltare e giocare con tutte e quattro le sue zampette.
Proprio oggi abbiamo partecipato alla sua prima lezione di socializzazione.
Cuccioli di razze diverse, caratteri diversissimi, tanta allegria. Lui corre ancora in modo un po’ buffo, ma corre. Insegue gli altri, si lascia inseguire, cade, si rialza e riparte. E nessuno sembra accorgersi che una zampa è ancora più fragile delle altre.
Forse gli animali possiedono un talento che noi esseri umani stiamo lentamente dimenticando: guardare chi hanno davanti prima delle sue imperfezioni.
Ed è qui che abbiamo ricevuto un’altra bella lezione.
Quella degli educatori del Centro cinofilo Direwolf.
Li chiamano addestratori, ma la sensazione è che il loro lavoro sia qualcosa di più profondo. Prima osservano il cane. Poi osservano la persona. Ascoltano, spiegano, incoraggiano. Ti aiutano a capire che educare non significa imporre, ma costruire una relazione fatta di fiducia, coerenza e rispetto.
È una passione che si vede nei piccoli gesti. Nel modo in cui aspettano i tempi di ogni cucciolo, nel sorriso con cui accolgono chi arriva per la prima volta, nella naturalezza con cui riescono a creare un gruppo dove nessuno si sente fuori posto.
In poche ore ci siamo ritrovati insieme a persone diverse, con cani diversi, accomunate dalla stessa voglia di imparare. E, quasi senza accorgercene, abbiamo capito che quel campo non è soltanto un luogo dove si insegnano esercizi. È uno spazio dove crescono insieme animali e persone.
Forse il vero talento di questi ragazzi è proprio questo: ricordarci che ogni cane ha una storia e che, prima di correggere un comportamento, bisogna imparare ad ascoltarla.
In fondo, penso che Enea sia arrivato nelle nostre vite anche per questo.
Pensavamo di dover salvare lui.
Ogni giorno scopriamo che, un pezzetto alla volta, è lui che sta aiutando noi.
❤️








