Finalmente siamo vaccinati e completamente coperti. Possiamo uscire e iniziare a esplorare il mondo. E lo stiamo facendo.
Abbiamo cominciato dal nostro giardino, qui a Roccasecca. Enea esplora, annusa, assaggia e soprattutto cerca di fare amicizia con i gatti. Lui prova a giocare, loro rispondono a zampate. Per Enea, naturalmente, anche le zampate fanno parte del gioco.
Ci piacciono molto anche i gusci delle noci e mangiamo qualsiasi tipo di erba ci sembri interessante. Diciamo che il criterio di selezione non è ancora particolarmente rigoroso.
Poi c’è il vicolo. Anche lì, ahimè, i gatti la fanno da padroni. Ma Enea sa difendersi a modo suo: loro osservano questo cucciolo che arriva correndo e saltando in quella sua maniera un po’ strana, rimangono immobili a studiarlo e poi, quando capiscono che potrebbe raggiungerli, scappano. Velocemente. Molto più velocemente di lui. Per adesso vincono loro.
Stiamo anche imparando a fare i bisogni fuori casa e non dentro. E qui siamo noi a essere tornati a scuola. Enea ci sta facendo esercitare in una pratica che avevamo un po’ messo da parte: avere molta pazienza. Ripetere con calma gesti, comandi, sguardi, toni di voce. Aspettare. Riprovare. Non pretendere che tutto accada immediatamente.
Alla fine i risultati arrivano e siamo tutti grati e gratificati dei piccoli successi ottenuti.
Poi seguiamo Pino mentre innaffia le piante di agrumi in giardino. Inseguire il tubo dell’acqua è molto divertente. Mangiarlo, a quanto pare, lo è ancora di più. Tutto questo dura più o meno una decina di minuti, dopodiché Enea si accascia per terra, come si dice, a «quattro di bastoni». Ed è lì che la sua zampetta ci ricorda che non tutto è un gioco.
Enea può correre soltanto per un tempo limitato. Man mano che cresce — adesso ha superato i sei chili ed è più che raddoppiato da quando lo abbiamo preso — quella sua zampa diversa gli ricorda, e ricorda a noi, che non è esattamente come tutti gli altri cuccioli. Lui, però, sembra non saperlo. O forse lo sa e non gli interessa.
Questa mattina, per esempio, alle sette siamo usciti in giardino per fare qualche potatura, togliere il fogliame, sistemare i vasi e spostare le piante. Enea ci ha seguito, divertito e curioso per tutta quella nuova attività. La temperatura era ideale, il sole splendeva senza ustionarci: insomma, una bellissima mattinata.
Alle dieci e mezza abbiamo deciso di fermarci. Il caldo cominciava a farsi sentire e con lui erano arrivate anche le nostre meravigliose zanzare. Solo allora ci siamo accorti che Enea aveva trovato un telo verde di quelli che servono a schermare la luce, ci si era rotolato dentro e dormiva beatamente.
Una volta tornati in casa lo abbiamo appena ripulito, giusto per farlo ridiventare, non dico bianco, ma almeno un po’ meno nero. Lui si è infilato sotto la poltrona e lì è rimasto fino all’ora di pranzo. Se il fisico, almeno per adesso, gli impone qualche limite, il carattere invece è già perfettamente definito.
È un maremmano. Quando si avvicina per ricevere coccole o semplicemente per chiedere attenzione, le unghie si fanno sentire. E pure i denti. Ci ascolta, questo sì. Pino è diventato il suo riferimento. Con me invece il rapporto è più movimentato: un po’ si arrabbia, un po’ litighiamo e un po’ ci facciamo le coccole.
Non è ancora esattamente il maremmano che controlla il gregge. Il massimo della sua attività serale, dopo che abbiamo mangiato, consiste nel caricare la lavastoviglie. Ha un vero amore per quell’oggetto. Prima lecca personalmente tutte le stoviglie e soltanto dopo, ottenuta la sua approvazione, possiamo finalmente far partire il lavaggio.
Al secondo posto, subito dopo la lavastoviglie, viene stare in braccio. Preferibilmente a me. Dopo poco si quieta, si rilassa e finalmente si addormenta.
Pensavamo di dover insegnare molte cose a Enea. Certamente sarà così. Ma stiamo scoprendo che funziona anche al contrario.
Lui sta insegnando qualcosa a noi: ad aspettare, a osservare, a ripetere senza arrabbiarsi, ad accettare che dieci minuti di corsa possano essere sufficienti e che una zampa diversa non impedisca di inseguire un gatto, mordere un tubo dell’acqua o dichiarare guerra alla lavastoviglie.
La pazienza non è stare fermi aspettando che qualcosa cambi. È imparare il tempo dell’altro. E noi siamo contenti di crescere insieme a lui.
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