Diritti

CISGIORDANIA | L’occupazione si allarga: raid israeliani dopo gli assalti dei coloni. L’Onu denuncia un’escalation senza precedenti

Da Tell a Nablus, l’esercito intensifica le operazioni militari. Francesca Albanese parla di “pogrom”. Intanto Gaza affronta anche un’emergenza sanitaria con migliaia di casi di varicella tra gli sfollati.

Non è soltanto Gaza. Mentre gli occhi del mondo restano puntati sulla Striscia, la violenza si estende con intensità crescente anche nella Cisgiordania occupata, dove gli scontri tra coloni israeliani, esercito e popolazione palestinese stanno assumendo una dimensione sempre più ampia.

Nella notte tra venerdì e sabato le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno condotto vaste operazioni militari in decine di città e villaggi dell’area di Nablus, poche ore dopo gli scontri avvenuti nel villaggio di Tell (Tal), nei quali sono morte sei persone: quattro palestinesi e due israeliani, secondo il bilancio diffuso dalle autorità.

Secondo la ricostruzione dell’esercito israeliano, alcuni civili israeliani sarebbero stati aggrediti mentre si trovavano nei pressi del villaggio. Le autorità palestinesi e numerosi testimoni sostengono invece che gli scontri siano iniziati dopo il tentativo di un gruppo di coloni armati di entrare nel villaggio e nelle abitazioni palestinesi.

Dopo gli scontri, l’esercito ha imposto pesanti restrizioni nell’area di Nablus, ha allestito posti di blocco, effettuato arresti e avviato una vasta operazione di sicurezza. Due palestinesi feriti sono stati arrestati all’interno di un ospedale di Nablus durante un’incursione dei militari, episodio denunciato dal personale sanitario e dalle autorità palestinesi.

Una spirale di violenza

Gli episodi non si sono fermati a Tell.

Secondo la Mezzaluna Rossa palestinese, nella stessa giornata si sono verificati altri attacchi di coloni contro villaggi dell’area di Nablus, con numerosi palestinesi feriti. Negli ultimi mesi le organizzazioni internazionali registrano un costante aumento delle aggressioni da parte dei coloni e delle tensioni in tutta la Cisgiordania occupata.

Sabato sono stati segnalati nuovi episodi di violenza anche nei pressi dell’insediamento di Susiya, mentre residenti palestinesi hanno denunciato ulteriori tentativi di incursione da parte di gruppi di coloni armati.

L’allarme dell’Onu

Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, ha definito quanto sta accadendo in Cisgiordania un vero e proprio «pogrom» contro la popolazione civile.

Attraverso i social ha chiesto un embargo internazionale sulle armi destinate a Israele e la sospensione degli scambi commerciali, sostenendo che la violenza dei coloni non possa più essere considerata una somma di episodi isolati, ma un fenomeno sistemico che richiede una risposta della comunità internazionale.

L’analisi di Haaretz

Secondo Amos Harel, analista militare del quotidiano israeliano Haaretz, una parte della destra israeliana considera la crescente instabilità in Cisgiordania anche sotto il profilo politico.

Harel osserva che un’escalation potrebbe favorire nuove operazioni militari contro l’Autorità Palestinese e riportare il tema della sicurezza al centro della campagna elettorale in vista delle elezioni del 27 ottobre. Si tratta di un’analisi giornalistica, non di una ricostruzione fattuale, ma che fotografa il clima politico all’interno di Israele.

Nel frattempo il governo di Benjamin Netanyahu ha annunciato nuove misure di sicurezza, ulteriori arresti e un rafforzamento della presenza militare nell’area. Esponenti della destra radicale hanno inoltre chiesto un’accelerazione dell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania.

Washington sullo sfondo

La prossima settimana Benjamin Netanyahu sarà a Washington per incontrare Donald Trump.

Sul tavolo ci saranno la situazione a Gaza, le tensioni con l’Iran e il futuro dell’accordo sul nucleare civile tra Stati Uniti e Arabia Saudita. Trump ha già ribadito che un eventuale sviluppo dell’intesa con Riad dovrà inserirsi nel quadro degli Accordi di Abramo e della normalizzazione dei rapporti con Israele.

Intanto, sul piano interno, il governo israeliano continua a confrontarsi con le polemiche sulla legge riguardante gli ultraortodossi renitenti alla leva, contestata anche dal procuratore generale e ora all’esame della Corte Suprema.


A Gaza esplode anche l’emergenza sanitaria: migliaia di casi di varicella

Mentre proseguono bombardamenti e combattimenti, nella Striscia si aggrava anche la crisi sanitaria.

Nelle ultime due settimane sono stati registrati circa 9.300 casi di varicella, insieme a oltre 18.000 nuovi casi di malattie infettive della pelle, tra cui scabbia, impetigine e pediculosi.

La diffusione delle infezioni è favorita dal sovraffollamento dei campi per sfollati, dove vivono circa 1,7 milioni di persone. Medici e operatori umanitari spiegano che è ormai impossibile isolare i bambini malati e che migliaia di neonati e bambini non hanno potuto completare il calendario vaccinale a causa della guerra e della carenza di forniture sanitarie.

Per gli operatori sanitari, la crescita delle infezioni rappresenta un ulteriore segnale del progressivo collasso del sistema sanitario della Striscia, già messo in ginocchio dalla distruzione delle strutture, dalla mancanza di medicinali e dalla scarsità di personale.


La Cisgiordania in numeri

  • Occupata da Israele dal 1967.
  • Circa tre milioni di palestinesi vivono nei territori occupati.
  • Oltre mezzo milione di coloni israeliani risiedono negli insediamenti della Cisgiordania, considerati illegali dal diritto internazionale.
  • Le Nazioni Unite e numerose organizzazioni internazionali registrano un costante aumento degli episodi di violenza da parte dei coloni e delle operazioni militari nei territori occupati.

E l’Italia?

Mentre la comunità internazionale continua a fare “spallucce” sul genocidio e sulle possibili iniziative diplomatiche, il governo guidato da Giorgia Meloni non ha modificato la propria linea nei confronti di Israele. L’esecutivo continua a considerare Israele un alleato strategico e, nonostante le crescenti critiche provenienti dalle Nazioni Unite e da numerose organizzazioni umanitarie, non ha promosso iniziative per sospendere la cooperazione militare o commerciale con lo Stato israeliano.

Sul fronte opposto, l’opposizione continua a denunciare la crisi umanitaria di Gaza e le violenze in Cisgiordania, ma appare spesso più impegnata nello scontro politico interno che nella costruzione di una proposta comune capace di incidere sul dibattito europeo e internazionale.

Anche la società civile sembra attraversare una fase difficile. Accanto alle grandi mobilitazioni pacifiche che negli ultimi mesi hanno riempito piazze italiane ed europee, piccoli gruppi che scelgono forme di protesta conflittuali o spettacolari finiscono spesso per monopolizzare l’attenzione mediatica, offrendo alla politica un terreno di scontro che oscura le richieste della maggioranza dei manifestanti.

Nel frattempo, la guerra continua. E con essa continuano a morire civili, mentre il diritto internazionale e la diplomazia sembrano incapaci, almeno finora, di fermare un’escalation che, dalla Striscia di Gaza alla Cisgiordania, continua ad allargarsi.





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