Nacque così «Uomini alla Clorofilla», una rassegna promossa insieme agli Enti Parco che portò il grande schermo dentro le aree protette italiane, trasformando il cinema in uno strumento di educazione ambientale e partecipazione civile.
In quegli stessi anni, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Gillo Pontecorvo ed Ermete Realacci promossero il Leone Verde, un riconoscimento dedicato alle opere capaci di raccontare con particolare sensibilità il rapporto tra l’umanità e il pianeta. Era un altro segnale, forse piccolo, ma destinato a lasciare il segno: l’ecologia stava entrando nel linguaggio del cinema.
Sono passati più di venticinque anni. Oggi il Clorofilla Film Festival, ospitato da Festambiente, continua a percorrere quella stessa strada, dimostrando che il cinema può ancora aiutarci a leggere il presente e a comprendere le grandi trasformazioni del nostro tempo.
Quest’anno il programma lo dimostra fin dalla serata inaugurale.
Mercoledì 5 agosto il pubblico assisterà all’anteprima nazionale di A Road to a Palestinian Village, il documentario di Elia Andreotti che accompagna gli spettatori dentro la quotidianità di un villaggio palestinese. Lontano dal rumore della guerra e dalle semplificazioni della cronaca, il film restituisce spazio alle persone, ai paesaggi, alla vita quotidiana e alla resilienza di una comunità che continua a vivere sotto il peso dell’occupazione. La proiezione sarà preceduta dal cortometraggio Arborea, presentato dal Saturnia Film Festival.
Giovedì 6 agosto sarà la memoria a guidare la riflessione. In anteprima nazionale arriverà Chernobyl 40, di Alessandro Tesei e Pierpaolo Mittica, un viaggio nei luoghi della più grave tragedia nucleare della storia moderna, quarant’anni dopo l’esplosione del reattore. Un’opera che non parla soltanto del passato, ma interroga il presente, in un momento in cui il dibattito sull’energia nucleare è tornato al centro delle scelte politiche internazionali. La serata proseguirà con Choose Earth – Island of Coherence, quarto episodio del progetto internazionale della regista Anne de Carbuccia, dedicato alla crisi climatica e al delicato equilibrio tra esseri umani, biodiversità e territori.
Venerdì 7 agosto il festival cambierà registro senza perdere il proprio filo conduttore. Ámár, Deserti abitati e Maledetti vegani racconteranno, con linguaggi diversi, il rapporto tra ambiente, alimentazione, paesaggi e trasformazioni culturali, dimostrando come anche le scelte quotidiane possano diventare strumenti di cambiamento.
Sabato 8 agosto sarà proiettato il cortometraggio vincitore dell’edizione 2026, seguito da Ritorno in Toscana, mentre domenica 9 agosto il festival si concluderà con Affinità elettive, presentato dal Cai Grosseto, ed Equilibrio, due opere dedicate al rapporto tra persone, montagne e natura.
Come sempre, tutte le proiezioni inizieranno alle ore 21 e saranno introdotte dal giornalista e critico cinematografico Federico Raponi, che accompagnerà il pubblico nel percorso attraverso le opere in programma.
Il Clorofilla Film Festival continua così a fare ciò che fa da oltre un quarto di secolo: usare il cinema non soltanto come spettacolo, ma come occasione di incontro, conoscenza e confronto. In un tempo in cui le immagini scorrono sempre più veloci, questa rassegna invita ancora a fermarsi, ascoltare e riflettere. Perché anche il modo in cui guardiamo il mondo può contribuire a cambiarlo.







