Meteo

EFFETTO CANTIERI | E’ emergenza caldo: quando il sole uccide, i lavoratori sono i primi a morire

Nell’ultima settimana, le temperature in Italia ed Europa hanno raggiunto dei picchi mai registrati.
A Roma si vive il quarto giorno di
bollino rosso. Il sole scioglie l’asfalto e aumentano le ore critiche per stare all’aria aperta nelle città. Le previsioni non rassicurano: per ora non ci sarà una diminuzione imminente delle temperature.
E l’estate è appena iniziata. Mentre il riscaldamento globale ci sbatte in faccia le devastanti conseguenze dell’indifferenza, noi continuiamo a fare ciò che sappiamo fare meglio: evitare la riflessione.

Come spiega George Lakoff, professore di linguistica cognitiva, nel suo ‘Non pensare all’elefante’, si ha un rapporto di causalità diretta ogni volta che si applica la forza a una cosa o una persona, producendo un immediato cambiamento su di essa.
La causalità sistemica, invece, non
è sperimentata direttamente: bisogna studiarla, conoscere i fatti e metterli in relazione tra loro. L’ecologia è retta proprio da un tipo di causalità sistemica e, in assenza di una cornice che la colga e la contestualizzi, non possiamo comprenderla.

In mancanza di quel “frame”, non mettiamo in correlazione i fenomeni legati al riscaldamento globale. Potendoci affidare solo alla causalità diretta, che è più semplice e veloce, finiamo con l’ignorare realtà più complesse e in relazione sistemica tra loro, come quelle legate alla crisi climatica.

Ora ci tranquillizziamo dicendoci che è normale: è arrivata l’estate, succede ogni anno, non possiamo farci molto. E la narrazione mediatica si assicura puntualmente di raccomandare agli anziani di rimanere a casa e di bere tanto. Tuttavia, sono gli operai che lavorano nelle strade, nei campi e nei cantieri i primi a rischiare gravi conseguenze per la propria salute.

Due giorni fa, a San Lazzaro di Savena, nel bolognese, Brahim Ait El Hajjam, titolare di un’impresa di pavimentazione è morto per un malore in un cantiere, sotto il sole di mezzogiorno.

Con la pressione dei sindacati e il pericolo certo dei prossimi mesi, diverse regioni hanno deciso di attuare dei provvedimenti necessari per proteggere i lavoratori più colpiti.
Ad adottare provvedimenti contro il caldo record
ci sono Abruzzo, Emilia-Romagna, Sardegna, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana.

Si tratta di un provvedimento — con lievi differenze tra le regioni — che prevede la sospensione del lavoro all’aperto, per lo più nei settori agricolo, edilizio e nelle cave, dalle 12:30 alle 16:00 nei giorni considerati ad alto rischio. Il rischio è definito dalla mappa giornaliera del sito, progetto di ricerca nato nel 2023 che prende in considerazione l’impatto delle temperature estreme sulla salute e sul lavoro, per implementare la gestione del rischio e la sicurezza nei diversi ambiti lavorativi.

La piattaforma si basa sull’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), uno standard riconosciuto internazionalmente per la valutazione del rischio da calore, ideato negli anni Cinquanta per monitorare lo stress termico nei campi di addestramento militari statunitensi.  Questo provvedimento durerà fino al 31 agosto per la maggior parte delle regioni.

Marche, Friuli Venezia Giulia, Molise, Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto e Trentino-Alto Adige, invece, non hanno introdotto per ora divieti specifici, ma si sono limitate al suggerimento di misure di prevenzione da parte delle aziende.
Le raccomandazioni includono la revisione degli orari di lavoro, l’aumento delle pause in zone d’ombra, una maggiore distribuzione di acqua e la riorganizzazione dei turni.


 


Questo non basta a mettere in sicurezza quella classe di lavoratori che, anche con temperature più miti, si trova spesso in condizioni precarie e poco sicure.

A differenza della Spagna e della Grecia, che hanno imposto divieti su scala nazionale, in questa corsa alla sopravvivenza il governo italiano si muove lentamente. Sembra essere in arrivo un protocollo quadro tra Ministero del Lavoro, imprese e sindacati per l’adozione di misure di contenimento dei rischi lavorativi legati alle emergenze climatiche negli ambienti di lavoro. Oggi pomeriggio si procederà alla sottoscrizione del protocollo sul caldo alla presenza della ministra Marina Calderone.

La situazione è grave. Si tratta di un’enorme emergenza sociale che non ha bisogno solamente di tappabuchi. Serve comprendere gli effetti sistemici di una realtà che non potremo dimenticare di nuovo quando le temperature torneranno più vivibili. Il riscaldamento globale sta causando morti e perdite enormi, e in futuro i suoi effetti non diminuiranno.

Intanto, ieri in provincia di Vicenza, due operai hanno avuto un malore intorno alle 15:30 durante l’orario di servizio. Nella cisterna di alluminio, dove si doveva recuperare un pezzo metallico, a causa del caldo si erano sviluppati vapori di monossido di carbonio e anidride solforosa che hanno travolto prima un operaio — ora in condizioni gravi — e poi un altro, mentre tentava di soccorrerlo.




 

 

Iscriviti per ricevere gli ultimi articoli pubblicati su Fotosintesi!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Condividi