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FORMAZIONE | Denunce da Firenze e Siena: specializzandi di Chirurgia e Psichiatria tra turni massacranti e poca formazione: “Clima tossico e ore infinite”

Il cosiddetto “caso specializzandi” continua a scuotere le scuole di specializzazione di Firenze e Siena, in particolare Chirurgia generale a Careggi e Psichiatria alle Scotte. L’associazione ALS – Associazione Liberi Specializzandi ha inviato segnalazioni denunciando orari di lavoro eccessivi, carenza di tutor e condizioni formative critiche.

Al centro della vicenda anche il fatto che i giovani medici non avrebbero adeguata rappresentanza nell’Osservatorio regionale della formazione medico-specialistica e temerebbero ripercussioni in caso di denunce pubbliche. Per questo molte testimonianze emergono solo in forma anonima.

Un medico specializzando in Chirurgia generale a Careggi racconta di turni che possono arrivare a 12 ore al giorno per 6-7 giorni a settimana, fino a 260-270 ore mensili, ben oltre il limite europeo di 38 ore settimanali. Le pause sono ridotte e il tempo dedicato alla formazione teorica praticamente assente.

Sul piano economico, la retribuzione si aggira intorno ai 1.650 euro lordi mensili, che diventano circa 1.300 netti dopo tasse universitarie, assicurazioni e contributi obbligatori.

Anche la formazione pratica viene giudicata insufficiente: nei primi anni gli specializzandi assistono spesso senza operare direttamente, mentre anche nelle fasi avanzate le occasioni chirurgiche resterebbero limitate. Molti segnalano un divario rispetto ad esperienze estere dove l’apprendimento operatorio sarebbe più concreto.

Il clima descritto è di forte pressione e competizione interna, con gerarchie rigide e difficoltà a mettersi in discussione. Le attività burocratiche pesano inoltre in modo significativo sul lavoro quotidiano.

Sul ruolo dei tutor emergono situazioni eterogenee: in alcuni casi sono presenti e raggiungibili, in altri meno, con supporto garantito solo a distanza.

Nel racconto dello specializzando emerge infine un disagio profondo, al punto che alcuni giovani medici starebbero valutando di cambiare specializzazione, nonostante la vocazione per la chirurgia, a causa delle condizioni di lavoro e del clima percepito come “tossico”. Lo scrive il Corriere Fiorentino.

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