Adottata in Campidoglio la Dichiarazione di Roma per una pace disarmata e disarmante. Premi Nobel, scienziati, ex capi di Stato, leader religiosi e difensori dei diritti umani chiedono una governance globale dell’intelligenza artificiale, il rilancio del disarmo nucleare e il divieto di delegare alle macchine decisioni di vita e di morte.
L’intelligenza artificiale non deve diventare il nuovo terreno della corsa agli armamenti. Né può essere lasciata esclusivamente agli interessi economici delle grandi aziende tecnologiche o alle strategie militari delle potenze mondiali.
È questo il messaggio lanciato da Roma, dove per due giorni si sono riuniti premi Nobel, ex capi di Stato e di governo, scienziati, esperti di sicurezza, rappresentanti delle Nazioni Unite, leader religiosi e organizzazioni per i diritti umani in occasione della Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear Threat.
Al termine dei lavori è stata adottata la Dichiarazione di Roma per una pace disarmata e disarmante, un documento ispirato all’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV che invita la comunità internazionale a costruire regole comuni affinché l’intelligenza artificiale rimanga al servizio della persona e non diventi uno strumento di dominio, sorveglianza o guerra.
L’appello arriva in un momento particolarmente delicato. Stati Uniti, Cina, Russia e altre potenze stanno investendo centinaia di miliardi nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, mentre la tecnologia entra sempre più rapidamente nei sistemi militari, nella sicurezza, nell’economia e nella vita quotidiana.
Secondo i partecipanti, l’umanità si trova davanti a un bivio storico: decidere se utilizzare l’IA per migliorare la vita delle persone oppure lasciare che alimenti nuove forme di competizione geopolitica e nuove disuguaglianze.
Gualtieri: «La tecnologia deve avere fondamenta etiche»
Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha definito la conferenza «un appuntamento storico».
«La questione cruciale del nostro tempo – ha affermato – è lo sviluppo tecnologico, che deve ispirarsi a principi etici fondamentali: rispetto della persona, uguaglianza tra gli esseri umani e responsabilità democratica orientata al bene comune.»
Per Gualtieri il mondo ha bisogno di una nuova cooperazione internazionale capace di coniugare crescita economica, giustizia sociale, diritti umani e tutela dell’ambiente, riprendendo l’invito di Papa Leone XIV a costruire una «pace disarmata e disarmante».
Amnesty International: «Le macchine non devono decidere chi vive e chi muore»
Tra gli interventi più forti quello di Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.
«L’idea che le decisioni di uccidere possano essere prese dalle macchine ci ripugna.»
Una frase destinata a rimanere come uno dei messaggi simbolo della conferenza.
Callamard ha ricordato che il vero problema non è un’intelligenza artificiale che improvvisamente diventa autonoma, ma la scelta politica di affidarle funzioni che richiedono responsabilità morale.
«Non è la macchina a decidere di diventare il capo. Siamo noi che programmiamo questi sistemi.»
L’intelligenza artificiale è già in grado di analizzare enormi quantità di dati, individuare obiettivi militari, suggerire attacchi e coordinare sistemi d’arma sempre più sofisticati.
Anche quando la decisione finale rimane formalmente nelle mani di un essere umano, ha spiegato Callamard, il rischio è che il processo decisionale venga progressivamente condizionato dagli algoritmi.
Un pericolo reso ancora più grave dal fatto che i dati utilizzati dai sistemi possono contenere errori, distorsioni o pregiudizi, con conseguenze potenzialmente irreversibili.
Dall’atomica ai droni intelligenti
Uno dei temi centrali della conferenza è stato il rapporto tra intelligenza artificiale e sicurezza globale.
L’IA sta già entrando nella cosiddetta kill chain, la “catena di uccisione” utilizzata in ambito militare: identificazione del bersaglio, raccolta delle informazioni, analisi, scelta dell’obiettivo, attacco e valutazione dei risultati.
L’automazione di questi processi potrebbe aumentare enormemente la velocità delle operazioni militari, riducendo però il tempo disponibile per il controllo umano e per le valutazioni etiche.
La stessa tecnologia permette inoltre a un singolo operatore di coordinare simultaneamente decine o centinaia di droni autonomi, moltiplicando la capacità offensiva degli eserciti.
In un mondo che continua ad ammodernare gli arsenali nucleari, molti esperti vedono in questa combinazione uno dei rischi strategici più rilevanti dei prossimi decenni.
Prodi: nessuno Stato può farcela da solo
Anche Romano Prodi, già presidente della Commissione europea ed ex presidente del Consiglio, ha richiamato la necessità di una cooperazione internazionale.
La crescente competizione tra Stati Uniti e Cina, ha osservato, rende sempre più difficile costruire regole condivise.
Ma nessun Paese, da solo, sarà in grado di governare tecnologie destinate ad avere effetti globali.
È uno dei messaggi centrali della Dichiarazione di Roma: senza collaborazione internazionale, l’intelligenza artificiale rischia di alimentare una nuova corsa agli armamenti e di aggravare le tensioni geopolitiche.
Il lavoro cambia già oggi
Le conseguenze dell’intelligenza artificiale non riguardano soltanto la guerra.
Secondo una ricerca del King’s College di Londra, basata sull’analisi di centinaia di milioni di annunci di lavoro in trentanove Paesi, le professioni più esposte all’automazione hanno registrato un calo medio del 6,1 per cento delle offerte, mentre le competenze richieste diventano sempre più specialistiche.
La sfida riguarda soprattutto le giovani generazioni, chiamate a confrontarsi con un mercato del lavoro in rapida trasformazione.
Una tecnologia da governare, non da temere
La conclusione della conferenza è tutt’altro che catastrofista.
Nessuno dei partecipanti propone di fermare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Al contrario, il documento riconosce che questa tecnologia può rappresentare uno straordinario motore di progresso scientifico, sanitario, educativo ed economico.
La condizione, però, è una sola: che rimanga sempre subordinata alla dignità della persona e al controllo democratico.
È la differenza tra usare l’intelligenza artificiale per migliorare la vita delle persone oppure per aumentare la capacità di sorvegliare, discriminare e uccidere.
La domanda, dunque, non è che cosa l’intelligenza artificiale sarà capace di fare.
La vera domanda è quali limiti l’umanità avrà il coraggio di imporre a sé stessa prima che la ricerca del potere, del profitto o della supremazia militare prevalga definitivamente sulla responsabilità collettiva.
Perché, come ricorda implicitamente la Dichiarazione di Roma, il futuro non sarà deciso dagli algoritmi, ma dalle donne e dagli uomini che sceglieranno come usarli.
CHE COSA CHIEDE LA DICHIARAZIONE DI ROMA
- una governance internazionale dell’intelligenza artificiale;
- il rispetto della dignità umana come principio guida;
- il controllo democratico sulle tecnologie emergenti;
- il divieto di affidare alle macchine decisioni autonome di vita o di morte;
- il rilancio del disarmo nucleare;
- una cooperazione internazionale che sostituisca la competizione militare;
- uno sviluppo tecnologico orientato al bene comune.








