Durante la sua prima presidenza, Donald Trump sembrava deciso a uscire dal teatro di guerra afghano. Prima accusando le precedenti amministrazioni democratiche di aver sprecato inutilmente tante vite americane, poi realizzando che la situazione non era così semplice come pensava.
Eppure, i discorsi di Trump non sono mai stati tanto distanti da quelli di Obama. O di Bush. O di qualsiasi complice di guerra.
Dall’Afghanistan all’Iraq, fino all’Iran: c’è sempre un nemico antioccidentale, un’arma di distruzione di massa nascosta, un pericolo antidemocratico da annientare drasticamente per ristabilire la pace — ma non per tutti.
“Now is time for peace!” è il motto che accompagna regolarmente ogni bombardamento in Medio Oriente.
Dopo la dichiarazione dalla Casa Bianca sui bombardamenti in Iran (in cui si vedono un presidente spavaldo e senza freni, accompagnato da Vance, Rubio e Hegset, tre soldatini spaventati e un po’ imbarazzati che annuiscono dietro di lui), sul suo account Truth, social network di proprietà della Trump Media, ha gridato: “QUALSIASI RITORSIONE DA PARTE DELL’IRAN CONTRO GLI STATI UNITI D’AMERICA SARÀ ACCOLTA CON UNA FORZA MOLTO SUPERIORE A QUELLA OSSERVATA QUESTA SERA.”

La risposta iraniana più plausibile non sarebbe un attacco diretto alla popolazione americana, ma alle venti basi diffuse nel Golfo, tra Kuwait, Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Qatar (quest’ultima attaccata proprio ieri). Inoltre, gli Houthi in Yemen hanno giurato di prendere di mira ogni nave americana che tenta di entrare nel Mar Rosso.

Tuttavia, c’è un piccolo tassello di guerra che il mondo nasconde sotto il tappeto.
L’AIEA, Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ha definito “profondamente preoccupanti” gli attacchi di Israele contro gli impianti nucleari iraniani. Il direttore generale Rafael Grossi ha affermato che questa escalation aumenta il rischio di fuoriuscite radiologiche con gravi conseguenze per la salute e l’ambiente.
Attualmente, la gravità delle fughe di radiazioni è più chiara rispetto a cinquant’anni fa.
Il pericolo maggiore, nel caso di bombardamenti su impianti nucleari o utilizzo di armi nucleari, è la radioattività del fallout: le particelle radioattive disperse nell’atmosfera possono contaminare terra, acqua e aria per decenni — e in certi casi, per secoli.
E non solo: anche i danni da esposizione all’uranio non sono più un segreto.
Durante la Guerra del Golfo, dopo che gli Stati Uniti hanno iniziato a bombardare l’Iraq, diversi medici — iracheni e non — hanno osservato un enorme aumento di anomalie cancerogene nei bambini.
A Fallujah, il tasso di leucemia rispetto al 1989 è aumentato del 2200 per cento, e il cancro infantile del 1.260 per cento. I tumori cerebrali sono aumentati del 740 per cento e i tassi di mortalità infantile hanno velocemente superato dell’800 per cento quelli dei Paesi vicini.

I siti di arricchimento dell’uranio vengono utilizzati per accumulare scorte di un particolare tipo di uranio, utile per produrre energia nucleare o costruire armi nucleari. Uranio che dopo i bombardamenti in Iraq è stato trovato nei capelli delle donne e dei bambini. È successo anche a Gaza, dove l’IDF utilizza spesso l’uranio contro la popolazione civile. I prolungati attacchi sulla Striscia hanno generato una biosfera tossica.
Già nel lontano 2009, un’ispezione della Commissione Araba per i Diritti Umani e del Programma Ambientale dell’Onu riportava che i campioni di terreno raccolti a Gaza contenevano tracce radioattive e cancerogene. Le rovine post-bombardamenti vengono riutilizzate durante la ricostruzione e le tossine rimangono anche nei nuovi edifici.
Da poche ore, Trump ha annunciato un cessate il fuoco tra Iran e Israele. Ha chiesto gentilmente, sempre sul profilo Truth, di non violarlo. Attualmente, né il governo israeliano né quello iraniano hanno confermato i dettagli dell’accordo.
In ogni caso, tutte le bombe sono catastroficamente cancerogene per gli esseri umani e tossiche per l’ambiente. Non solo quelle nucleari: anche tanti piccoli bombardamenti possono essere velenosi. Così, la grande potenza democratica a stelle e scrisce ha finito per ammalare anche il proprio esercito, come accaduto in Iraq.
Gli Stati Uniti hanno causato un livello di morti e sofferenze atroci attraverso le storiche operazioni militari di colonialismo e distruzione. Per non accennare alla crisi climatica, puntualmente messa da parte ogni volta che si parla di guerra, ma che torna veloce quando c’è da colpevolizzare l’individuo.
Il colonialismo non è una barca che lancia la sua ancora in territori inesplorati. Il colonialismo è terrore, sradicamento del passato e sottile distruzione. E le potenze nucleari non meritano mai applausi, anche quando governi internazionali continuano a tacere di fronte a tutta questa devastazione.





