Economia

TUTE BLU | Migliaia in corteo a Cassino per difendere lo stabilimento Stellantis. Sindacati chiedono certezze per il futuro: “Serve chiarezza”

Si è snodato ai piedi dell’abbazia il corteo colorato con quella particolare adrenalina operaia che non si percepiva da decenni nell’Alta Terra del Lavoro. In migliaia a Cassino nella manifestazione per difendere il futuro del comparto industriale metalmeccanico che ha il suo caposaldo nello stabilimento Stellantis Cassino Plant e nel suo indotto. Il corteo, partito intorno alle 9,30 da piazza De Gasperi, davanti al Municipio, ha raggiunto corso della Repubblica e sfociando in piazza Diaz, al grido “Cassino non si tocca”.

In questi che per Cassino sono anche “i giorni di San Benedetto”, con le celebrazioni per il patrono d’Europa con la presenza nella citta martire del cardinale Pierbattista Pizzaballa insignito del premio “Pacim Nuntius”.

Presenti anche i leader nazionali dei sindacati di categoria, per ribadire che Cassino non può perdere quello è stato il suo “petrolio” dagli anni ’70-‘80, quando la vecchia Fiat sfornava modelli di massa come 126, 131, Ritmo e Tipo e dava lavoro diretto a circa cinquemila persone. Oggi sulle catene di montaggio ne sono rimasti in 2.200, di modelli ne escono solo due (Giulia e Stelvio Alfa Romeo) e la fabbrica è un deserto: dall’inizio dell’anno i giorni lavorati sono stati soltanto 10, con le previsioni che parlano di un superamento del triste record del 2025, quando i cancelli sono rimasti aperti per appena 100 giorni. E proprio ieri l’azienda ha annunciato altri stop per i reparti montaggio, lastratura e verniciatura.

Nuovi modelli? Non prima del 2028, secondo le recenti dichiarazioni del management Stellantis. Da qui ad allora altri ammortizzatori sociali per i lavoratori diretti e licenziamenti nell’indotto, come quelli della Atlas (mensa) che in queste ore ne ha annunciati una ottantina.

Sul palco si sono poi alternati i leader sindacali: Michele De Palma, della Fiom-Cgil, ha rimarcato la trasformazione del Cassinate “in un inquietante buco nero”, denunciando altresì “la chiusura silenziosa, ma oramai sistematica, dello stabilimento, con una emorragia di competenze e posti di lavoro che deve essere fermata immediatamente per evitare la desertificazione industriale dell’intera provincia di Frosinone”.

Il leader dei metalmeccanici Cgil ha quindi chiesto alla premier Giorgia Meloni e all’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, di aprire subito un tavolo di confronto prima della presentazione del nuovo piano industriale, il 21 maggio prossimo, “per garantire il futuro dell’automotive nel Paese, a partire proprio da Cassino”.

“Questa non è una semplice manifestazione, ma la risposta di una comunità che si ribella al rischio concreto di desertificazione industriale. Il problema non sono i lavoratori – ha detto il leader Uilm, Rocco Palombella – che in questi anni hanno accettato cambiamenti, sacrifici e una trasformazione produttiva verso l’alta gamma. Il problema sono le scelte industriali sbagliate. Una fabbrica non vive di annunci ma di modelli e produzione. Oggi ci dicono che i nuovi modelli arriveranno nel 2028. Come deve vivere Cassino fino ad allora? Serve una strategia industriale chiara, a partire anche dall’ibrido. Senza queste scelte, il rischio è la chiusura progressiva dello stabilimento e un impatto devastante su tutto il territorio”, ha aggiunto, mentre sotto il palco il cronista di Avvenimenti, Igor Traboni, nota due giovani dipendenti di un bar che annuivano: adesso toccherà anche a loro tornare a casa, perché senza lavoratori Stellantis niente più colazioni e caffè, e il bar a fine mese chiuderà.

https://youtu.be/_I-SyP7_CVw?si=rI0hRUZhDuucxTKb

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