Il tribunale di Milano ha sottoposto a amministrazione controllata per un anno una divisione del marchio di moda Valentino dopo aver scoperto abusi sui lavoratori all’interno della sua catena di fornitura, nell’ultimo di una serie di casi che hanno macchiato l’immagine dei marchi del lusso italiani.
Valentino Bags Lab Srl è la quarta azienda di moda ad essere presa di mira dai magistati della “madonnina” per simili questioni di lavoro dal 2023. Una divisione italiana del colosso francese del lusso. Anche Dior, Armani (Italia) e l’azienda italiana di borse Alviero Martini sono state poste sotto amministrazione controllata.
Secondo la sentenza di trenta pagine esaminata da Reuters, il tribunale ha stabilito che Valentino Bags Lab, che produce borse e articoli da viaggio a marchio Valentino, ha subappaltato la produzione a imprese cinesi in Italia, che hanno sfruttato i lavoratori.
Il tribunale di Milano ha ritenuto che l’azienda “ha colpevolmente omesso” di vigilare adeguatamente sui propri fornitori al fine di conseguire maggiori profitti.
Il tribunale nominerà ora un amministratore esterno per verificare che l’azienda soddisfi tutte le richieste dei giudici, ovvero che implementi strumenti efficaci per controllare la propria catena di fornitura.
L’amministrazione verrà revocata prima se l’unità allineerà le proprie pratiche ai requisiti di legge, come è accaduto alle tre società precedentemente prese di mira dal tribunale.
Valentino è posseduto in maggioranza dal fondo di investimento qatariota Mayhoola. Il gruppo francese della moda Kering ha acquisito una quota del 30 per cento del marchio italiano nel 2023, con un’opzione per l’acquisto dell’intero capitale sociale entro il 2028.
Nella sentenza, i giudici di Milano hanno scritto che, nonostante i casi precedenti avessero avuto ampia eco, “Valentino Bags Lab ha continuato a operare con fornitori che sfruttano i lavoratori e utilizzano manodopera in violazione delle norme di sicurezza, senza in alcun modo rafforzare i propri sistemi di controllo”.
I pubblici ministeri che si sono occupati del caso hanno affermato che la violazione delle regole tra le aziende di moda in Italia era “un metodo di produzione generalizzato e consolidato”.
Secondo i calcoli della società di consulenza Bain, l’Italia ospita migliaia di piccoli produttori che rappresentano il 50-55 per cento della produzione mondiale di beni di lusso.
“Dopo Armani e Dior, ora Valentino… queste cose offuscano il prestigio del Made in Italy”, ha affermato Flavio Sciuccati, senior partner della società di consulenza The European House – Ambrosetti Group.
LAVORARE GIORNO E NOTTE
Le indagini condotte negli ultimi anni dalla magistratura italiana hanno portato alla luce il diffuso sfruttamento dei lavoratori nella filiera della moda e del lusso.
Nel caso contro Valentino Bags Lab, i Carabinieri del Nucleo di Tutela del Lavoro di Milano hanno ispezionato sette laboratori di proprietà cinese nei pressi della capitale finanziaria da marzo a dicembre 2024, tra cui una delle aziende coinvolte nel caso Dior dell’anno scorso.
Hanno identificato 67 lavoratori, nove dei quali senza contratto di lavoro. Tre erano immigrati irregolari.
Secondo la sentenza, i lavoratori erano costretti a dormire sul posto di lavoro per avere “manodopera disponibile 24 ore al giorno”.
Emilio Parodi







