Attualità

CAMORRA DI SERIE A | Gratteri fa raccolta indifferenziata con un blitz a ventitré camorristi del clan dei Casasalesi. In carcere i fratelli di Sandokan

Ventitré persone sono state tratte in arresto un’operazione dei carabinieri del Comando Provinciale di Caserta e del Ros di Napoli, diretti dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea contro il clan dei Casalesi.

I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, all’estorsione, all’usura, al trasferimento fraudolento di valori, all’illecita concorrenza con violenze e minacce, al riciclaggio, all’autoriciclaggio, all’intestazione fittizia di beni, nonché alla detenzione e porto di armi e munizioni e al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

La vasta operazione dei Carabinieri, coordinata dalla Dda di Napoli, ha visto l’impiego di oltre 150 militari del Comando Provinciale di Caserta oltre a personale del ROS, delle Squadre SOS del 10′ Reggimento Carabinieri Campania, unità Cinofile per la ricerca di droga e armi.

Nel corso del blitz sono stati sequestrati rami d’azienda per quaranta milioni di euro ed è stato scoperto anche un giro di riciclaggio a Dubai attraverso un’agenzia immobiliare con sede a Tenerife. Tra le aziende coinvolte, anche una ditta che si occupa di raccolta rifiuti solidi urbani in diversi comuni del Casertano, con il coinvolgimento di alcuni politici locali, non indagati in questa inchiesta. Colpita la cassa comune della fazione Zagaria.
le indagini hanno fatto emergere anche i legami tra i casalesi e la famiglia di ‘Ndrangheta dei Bellocco in particolare per le forniture di droga.

“Più uomini mandano, più ne utilizzeremo. Il Ros lo sa”, ha sottolineato il procuratore Nicola Gratteri. “Nel corso dei decenni – ha detto il capo della Procura di Napoli – la famiglia Zagaria ha infettato e infestato tutta Italia, anche all’estero, partendo dalla provincia di Caserta. Questa è un’indagine molto importante che parte da lontano e che è iniziata quando io non ero ancora a Napoli ed era rimasta un po’ ferma”.
Si tratta di un’inchiesta partita oltre cinque anni fa e attualizzata su input del procuratore Gratteri e dell’aggiunto Michele Del Prete, con l’impiego dei carabinieri del comando provinciale di Caserta e il Ros.

La famiglia Zagaria resta “una camorra di serie A” ha spiegato Gratteri, con “tutti i reati tipici e classici di un’organizzazione mafiosa”. “Addirittura bisognava pagare la mazzetta anche per un passaggio di proprietà, anche per l’acquisto di un terreno, anche per l’acquisto di un’attività commerciale – ha poi aggiunto -. La famiglia voleva il pizzo per qualsiasi attività usuraria, per allargarsi al traffico di droga andando a fare affari con una delle famiglie più importanti della ‘Ndrangheta, i Bellocco. E poi ci sono anche proiezioni di riciclaggio all’estero, ad esempio a Dubai”.
Solo pochi giorni fa i casalesi erano finiti al centro di un’altra importante indagine sulle truffe online.

A capo dell’organizzazione, secondo l’Antimafia, c’erano due fratelli del boss Michele Zagaria, mentre altro elemento di raccordo tra le varie frange sarebbe stato un nipote, che direttamente e indirettamente avrebbe gestito un’azienda di rifiuti a Caserta ed un’agenzia in Spagna, dove è stato arrestato.  “Ma il clan dei Casalesi controlla in modo capillare le attività e soprattutto ha realizzato una infiltrazione anche nel settore imprenditoriale molto significativa – ha detto il procuratore aggiunto Del Prete – con una proiezione anche estera, dove abbiamo, grazie alla collaborazione anche degli organi di polizia e della magistratura spagnola, proceduto da un arresto del responsabile di un’attività di reimpiego di capitali illeciti all’estero. Abbiamo numerose attività anche sul territorio, oggetto di sequestro anche un’azienda di rifiuti, un settore storicamente vicino a quello delle attività dei Casalesi”.

Un altro importante imprenditore del settore calcestruzzo, Tullio Iorio, era rimasto colpito nelle passate settimane da un sequestro di beni e società pari a 2,2 milioni perché sospettato di essere referente di un’altra fazione del clan, quella degli Schiavone.

“Seguiamo il denaro per trovare il cuore dell’organizzazione mafiosa, in questo caso la citazione è d’obbligo – ha dichiarato il colonnello Paolo Vincenzoni vice comandante del Ros – quindi è sempre questa la direttrice di indagine. E in questo caso abbiamo trovato il denaro e abbiamo intaccato il cuore dell’organizzazione mafiosa, sia in Italia che all’estero, e un’importante cattura è stata operata in Spagna con la collaborazione dei colleghi spagnoli, una figura importante che aveva intrapreso anche dell’attività imprenditoriali. Siamo andati a cercare il cuore dei movimenti di denaro, dell’investimento dei capitali in debiti e della successiva fuoriuscita di capitali ripuliti e poi ridistribuiti ai membri dell’organizzazione”.

Il tenente colonnello Melissa Sipala, comandante del Reparto Operativo di Caserta, ha sottolineato come «non sono mancati i reati di usura e anche l’imposizione nel gioco illegale, sempre con il settore delle slot machine che rimane un grande classico delle organizzazioni criminali e che sicuramente assicura grandi introiti».

Compare anche il nome del consigliere regionale Giovanni Zannini nell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di ventitré arresti nel clan dei Casalesi. In questa vicenda, però, Zannini non risulta indagato.

Tutto è legato alla questione dell’appalto della raccolta dei rifiuti a Mondragone, inizialmente aggiudicato ad un’altra ditta, poi esclusa per inadempienze in favore della Isvec, azienda finita oggi sotto sequestro e che sarebbe riferibile al nipote del boss Michele Zagaria.

I fatti – in gran parte ricostruiti attraverso le intercettazioni – risalgono all’estate del 2019, quando esisteva – secondo il gip – un rapporto diretto tra Zannini, il sindaco di Mondragone e il suo assessore all’Ambiente, con il consigliere regionale che avrebbe ispirato l’affidamento dell’appalto alla ditta riferibile anche a Franco Lombardi, che comprare tra gli arrestati di oggi ed è tra i soci dell’azienda. Il giudice ha anche escluso che potessero esserci ipotesi di corruzione.

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