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NIGERIA l Il mercato senza regole dei taser. Un nuovo affare per le mafie di domani

Un’inchiesta del quotidiano nigeriano Premium Times denuncia la vendita quasi incontrollata di dispositivi elettrici incapacitanti. Non esistono prove di traffici verso l’Italia, ma il vuoto normativo apre interrogativi che riguardano anche le organizzazioni criminali transnazionali.

Bastano pochi minuti, qualche documento quando viene richiesto e, spesso, nessun controllo effettivo. In Nigeria acquistare un taser è sorprendentemente semplice. È quanto emerge da un’inchiesta del quotidiano Premium Times, che documenta come i dispositivi elettrici incapacitanti siano venduti con estrema facilità, grazie a una normativa lacunosa e a verifiche quasi inesistenti.

Si tratta di strumenti presentati come mezzi di autodifesa o di sicurezza privata. Ma, come ogni tecnologia capace di esercitare forza sulle persone, possono trasformarsi in un problema quando finiscono in un mercato privo di regole.

La vicenda non riguarda soltanto la Nigeria.

Negli ultimi decenni le organizzazioni criminali hanno dimostrato una straordinaria capacità di sfruttare le differenze tra le legislazioni dei vari Paesi. Dove i controlli sono deboli, nascono nuovi mercati. E dove nasce un nuovo mercato, le mafie osservano, sperimentano e, se intravedono un guadagno, si muovono.

Le mafie non inventano i traffici: li intercettano. È accaduto con la droga, con i rifiuti tossici, con la tratta di esseri umani, con i medicinali contraffatti, con le frodi informatiche e con il commercio illegale di armi. Per questo l’inchiesta di Premium Times merita attenzione anche fuori dai confini africani.

Non esistono, allo stato attuale, elementi che dimostrino un traffico di taser dalla Nigeria verso l’Europa o l’Italia. Sarebbe scorretto sostenerlo. Ma esiste una domanda che riguarda la sicurezza internazionale: chi può garantire che un mercato praticamente privo di controlli non diventi, domani, un’opportunità per reti criminali già attive su scala globale?

L’Italia conosce bene la capacità delle organizzazioni criminali nigeriane di costruire collegamenti tra Africa ed Europa. Da anni le indagini documentano il loro coinvolgimento nel traffico di stupefacenti, nella tratta di esseri umani, nello sfruttamento della prostituzione, nel riciclaggio di denaro e nelle frodi informatiche. Proprio per questo quanto accade a Lagos non può essere liquidato come una curiosità locale: è una notizia che merita attenzione anche a migliaia di chilometri di distanza.


Sergio Nazzaro: «Le mafie seguono le debolezze degli Stati»

Tra i maggiori studiosi italiani della criminalità organizzata nigeriana c’è il giornalista e scrittore Sergio Nazzaro, autore di libri e inchieste che hanno contribuito a far conoscere nel nostro Paese la struttura delle organizzazioni mafiose nigeriane e il loro radicamento in Europa.

Nazzaro descrive una criminalità estremamente flessibile, capace di adattarsi ai territori in cui opera, di sfruttarne le vulnerabilità e di inserirsi nei vuoti lasciati dagli Stati. In Italia queste organizzazioni hanno costruito reti stabili, sviluppando attività che spaziano dal narcotraffico alla tratta di esseri umani, fino al riciclaggio e alle frodi internazionali.

La vicenda raccontata da Premium Times non dimostra alcun coinvolgimento diretto di queste organizzazioni nel commercio dei taser. Tuttavia richiama un principio che investigatori e magistrati ripetono da anni: il crimine organizzato arriva quasi sempre prima delle leggi. Ogni zona grigia, ogni controllo insufficiente, ogni mercato lasciato senza regole può trasformarsi in un’occasione di profitto.

L’inchiesta nigeriana non lancia allarmi privi di fondamento. Fa qualcosa di diverso, e forse di più utile: mostra come un vuoto normativo possa trasformarsi in una vulnerabilità. Ignorarlo oggi, quando il fenomeno appare circoscritto, significherebbe rischiare di intervenire soltanto quando il problema avrà già attraversato le frontiere.

Perché la sicurezza non comincia con un arresto. Comincia molto prima: con leggi efficaci, controlli seri, cooperazione internazionale e con la capacità di riconoscere i rischi prima che diventino emergenze. È anche così che si impedisce alla criminalità organizzata di trasformare una debolezza locale in un affare globale.

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