Salute

OSPEDALI | L’Italia resta tra gli ultimi in Europa per posti letto, il divario con la media Ue sfiora il 40 per cento

“Sono estremamente allarmanti i numeri pubblicati da Eurostat a proposito dello stato di salute della sanità italiana. Secondo gli ultimi dati sui posti letto ospedalieri, in particolare, l’Italia risulta tra gli ultimi posti in Europa. Nel 2024, il Paese poteva contare meno di 312 posti letto in ospedale ogni centomila abitanti, contro una media europea di oltre 507 e punte come quella della Germania che arriva oltre quota 758.

Per l’Italia si tratta del 40 per cento in meno circa rispetto alla media europea, senza contare che nell’ultimo decennio i posti letto sono diminuiti del 3,3 per cento: numeri indegni di un Paese civile. E la situazione non migliora se passiamo dai posti letto ospedalieri all’assistenza domiciliare per la non autosufficienza, sulla quale i numeri – ancorché in crescita – sono ancora lontani anni luce dai Paesi europei più sviluppati sul tema.

Insomma, la fotografia scattata da Eurostat al nostro Servizio Sanitario Nazionale è drammatica, soprattutto se si pensa all’invecchiamento del nostro Paese e alla inesistente rete della sanità territoriale, a proposito della quale l’Italia paga purtroppo il clamoroso fallimento del governo Meloni sul Pnrr. È ora di imprimere un deciso cambio di passo e di far tornare la sanità pubblica al centro delle priorità per il nostro futuro”. Lo scrive in una nota Andrea Quartini, deputato del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali e Coordinatore del Comitato Salute e Inclusione Sociale del M5S.

In effetti, guardando alla parte bassa della classifica, solo pochi Stati membri registrano una disponibilità inferiore a quella italiana. La Spagna conta 283,48 posti letto ogni centomila abitanti, i Paesi Bassi 221,19 e la Danimarca 207,13, Paesi che negli anni hanno sviluppato modelli assistenziali fortemente orientati alla presa in carico territoriale e alla riduzione dei ricoveri ospedalieri.

L’andamento italiano nell’ultimo decennio mostra una progressiva contrazione della dotazione ospedaliera, con un lieve recupero nel 2024 dopo il minimo registrato nel 2023 (304,10 posti letto ogni  centomila abitanti). Nonostante questa inversione di tendenza, il divario rispetto alla media europea resta ampio: l’Italia dispone di circa 195 posti letto in meno ogni 100 mila abitanti rispetto al dato medio dell’Unione.

Se sul fronte dei posti letto l’Italia continua a collocarsi tra gli ultimi Paesi europei, anche nell’assistenza residenziale per la non autosufficienza il quadro resta quello di un recupero ancora insufficiente. Negli ultimi dieci anni il nostro Paese ha infatti ampliato in modo significativo la disponibilità di posti letto nelle strutture residenziali per l’assistenza a lungo termine (Rsa e altre strutture socio-sanitarie), passando da 234.008 nel 2013 a 313.121 nel 2024: un incremento di 79.113 posti, pari a circa il 34 per cento.

Rapportando il dato alla popolazione, la crescita risulta ancora più evidente. I posti letto sono aumentati da 388 ogni centomila abitanti nel 2013 a 531,1 nel 2024, con un incremento di 143 posti ogni centomila abitanti (+36,9 per cento). L’espansione più consistente si è registrata dopo la pandemia: dai 476,4 posti ogni 100 mila abitanti del 2021 si è passati a 507,4 nel 2022, fino agli attuali 531,1 del 2024.

Nonostante il rafforzamento dell’offerta, il confronto europeo evidenzia come l’Italia continui a rimanere al di sotto dei Paesi con i sistemi di assistenza di lungo termine più sviluppati. Belgio, Germania, Danimarca, Francia e Spagna dispongono infatti di una dotazione di posti letto residenziali sensibilmente superiore, confermando un divario che interessa non solo gli ospedali ma anche la rete destinata all’assistenza degli anziani non autosufficienti. In un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche, il rafforzamento dell’assistenza territoriale e residenziale resta quindi una delle principali sfide per il Servizio sanitario nazionale.

Il quadro delineato dai numeri di Eurostat conferma quindi come il Servizio sanitario nazionale continui a operare con una dotazione ospedaliera tra le più basse dell’Unione europea. Una caratteristica legata anche allo sviluppo dell’assistenza territoriale e alla riduzione dei ricoveri ordinari, ma che continua ad alimentare il dibattito sulla capacità del sistema di rispondere all’invecchiamento della popolazione, all’aumento della cronicità e alle situazioni di emergenza

 

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