“Abbiamo oggi portato al tavolo Aran le nostre proposte economiche e normative”: lo dichiara Andrea Filippi, Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN al termine del primo incontro tenutosi presso ARAN per il rinnovo del contratto nazionale di categoria 2022-2024.
“È un contratto che soffre di un finanziamento al di sotto dell’inflazione del triennio, ma le soluzioni per mettere da subito più risorse in busta paga ci sono. Abbiamo proposto di contrattare in questa tornata l’aumento dell’indennità di specificità già finanziato con la precedente legge di bilancio a regime dal 2026, stiamo parlando di circa 180 euro lordi al mese in più che rimarrebbero congelati fino al prossimo contratto. È una possibilità che è prevista dalla legge e che deve solo trovare l’approvazione del MEF”, sottolinea Filippi.
“Siamo poi in fase di discussione della legge di bilancio con la quale chiediamo al Governo di risolvere il problema della sperequazione ancora esistente per i Dirigenti Sanitari e per i Dirigenti delle Professioni Sanitarie su indennità di specificità e di esclusività”, continua.
“Abbiamo poi portato al tavolo proposte normative realizzabili in tempi rapidissimi. Per fare un contratto veloce non è necessario rinunciare alla negoziazione ed alle proposte, noi abbiamo dimostrato apertura a trovare soluzioni, ci aspettiamo la medesima disponibilità dalla controparte”, conclude Filippi.
Infermieri: Fp Cgil, “lo stato della professione è drammatico”
“Nonostante i proclami e le promesse di riforme, mai concretizzate da parte del governo, la professione infermieristica in Italia continua a essere sempre meno attrattiva per i giovani e, cosa forse ancor più drammatica, produce una disaffezione crescente anche in parte dei professionisti già in servizio. Il crollo delle iscrizioni ai corsi di laurea in Infermieristica è il segnale più evidente di una crisi strutturale. Sempre meno giovani scelgono questa strada formativa, scoraggiati da condizioni di lavoro usuranti, stipendi tra i più bassi d’Europa e prospettive di carriera ferme da decenni”.
Lo scrive in una lettera al direttore di Quotidiano Sanità Alfonso Guerriero, Coordinatore nazionale Infermieri Fp Cgil.
“Nel solo periodo 2000-2022, quasi 48.000 infermieri italiani hanno scelto di lavorare all’estero. Un fenomeno che rappresenta non solo una perdita di personale qualificato ma anche di capitale economico: formare un infermiere costa allo Stato circa 30.000 euro, e la fuga di decine di migliaia di professionisti rappresenta un danno stimato in oltre un miliardo di euro”, prosegue.
“I punti su cui agire sono: firmare un Contratto Nazionale che dia finalmente una retribuzione tabellare dignitosa, senza ‘costringere’ a doppi turni o prestazioni aggiuntive per raggiungere uno stipendio adeguato; applicare realmente la 251/2000, bandendo concorsi per dirigenti infermieri; sviluppare la Professione in ambito universitario, pubblicando un numero congruo di concorsi per Professori Ordinari, Professori Associati e Ricercatori”, aggiunge Guerriero.
“Il tema della retribuzione resta, quindi, centrale. Gli infermieri italiani del Servizio Socio Sanitario Nazionale Pubblico guadagnano mediamente circa 32.600 euro lordi annui e per gli infermieri che lavorano nel mondo privato i salari sono ancor più bassi, contro i quasi 40.000 della media UE e stipendi che in Paesi come il Lussemburgo o il Belgio superano i 70mila euro annui; è inaccettabile che un Paese nel quale il Servizio Socio Sanitario Nazionale rappresenta una colonna portante, continui a svalutarlo riducendone il finanziamento in termini percentuali e sottopagando i professionisti. La preintesa per il rinnovo del Ccnl 22/24 del comparto della sanità pubblica, che la Fp Cgil non ha sottoscritto, non da nessuna delle risposte necessarie per invertire questi trend negativi. È il momento di agire, è il momento di intensificare la mobilitazione facendo sentire la voce degli infermieri e delle altre professioni che fanno, ogni giorno, con abnegazione, la nostra sanità. Occorre un piano straordinario di investimenti che restituisca dignità agli infermieri, rilanciando una professione senza la quale il Servizio Socio Sanitario Nazionale non ha futuro”, conclude.
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