Ambiente

SAPPIATELO | Si può inquinare con una tazza di tè? Si può: “Meditiamo gente (su questa civiltà dell’usa e getta). Meditiamo”

Dopo l’acqua, il tè è la bevanda più consumata nel mondo, con una produzione globale di circa 6,3 milioni di tonnellate. In Italia lo bevono milioni di persone e, spesso, più di una volta al giorno. Ma avete mai pensato che, attraverso questo comportamento quotidiano, si può contribuire a danneggiare la salute e ad aumentare l’inquinamento?

Se ne sono occupati recentemente alcuni studi internazionali i cui risultati sono stati sintetizzati dall’associazione Medici per l’ambiente (Isde) nell’ambito della campagna nazionale per la prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica. Oggi, infatti, il tè viene normalmente consumato in bustine che in un primo momento erano realizzate in carta o tessuto, ma adesso contengono, invece, materiali plastici come nylon e polietilene tereftalato per migliorarne la resistenza e la sigillatura. Ed è proprio questo il problema: gli studi, infatti, hanno evidenziato che le comuni bustine di tè possono rilasciare milioni di particelle plastiche durante l’infusione, con potenziali rischi per la salute umana: riscontrando che il polipropilene rilascia circa 1,2 miliardi di particelle per millilitro, con una dimensione media di 136,7 nanometri; la cellulosa ne rilascia circa 135 milioni per millilitro, con una dimensione media di 244 nanometri; il nylon-6 circa 8,18 milioni per millilitro, con una dimensione media di 138,4 nanometri. E, quanto agli effetti sulla salute umana, si è accertato – in vitro, gli studi devono essere approfonditi – che le cellule intestinali umane assorbono queste particelle plastiche con probabili rischi per la salute.

In più, il proliferare delle bustine crea seri pericoli per l’ambiente trattandosi di materiali solo parzialmente degradabili. Ma, secondo il regolamento Ue 2040/25 (Regolamento sugli Imballaggi ed i Rifiuti da Imballaggio), dovremo aspettare il 12 febbraio 2028 per avere bustine permeabili, obbligatoriamente prodotte in plastica compostabile certificata, il che ne consentirà la raccolta differenziata e l’avvio ai sistemi di compostaggio industriale.

Tuttavia, come tutti gli studi sottolineano, qualcosa possiamo fare e da subito:

  • In primo luogo, preferire tè e tisane sfusi, possibilmente biologici, eliminando il problema alla fonte.
    Se si utilizzano bustine, occorre scegliere bustine di carta e compostabili, verificando attentamente le indicazioni di smaltimento; nel dubbio mettere in infusione il solo contenuto (tagliando ed eliminando separatamente la bustina nell’organico) e poi filtrarlo con un filtro (colino) in acciaio o ceramica.
    Evitare, quando possibile, materiali plastici a contatto con bevande molto calde.

Sono raccomandazioni importanti anche se è probabile che ben pochi ne terranno conto. E se anche è vero che, purtroppo, esistono altre e ben più gravi fonti di inquinamento, è anche vero che tutto conta, ed anche psicologicamente è importante iniziare a riflettere su questa civiltà dell’usa e getta.

Gianfranco Amendola, giurista (italialibera)

Iscriviti per ricevere gli ultimi articoli pubblicati su Fotosintesi!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Condividi