Non accennano a sopirsi le pressioni sulla Biennale di Venezia, “colpevole” di aver accettato senza polemiche la presenza di una delegazione russa (nel padiglione di proprietà della Russia) alla Biennale Arte 2026 che prenderà il via il 9 maggio. Quelle più importanti arrivano dalla commissione europea, che con una mossa senza precedenti ha chiarito di essere pronta a tagliare circa due milioni di finanziamenti in tre anni, stanziati nell’ambito del programma Europa Creativa, come ha precisato il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier. «Questo progetto è in corso e, in caso di violazione dell’accordo, come avviene con qualsiasi accordo di sovvenzione, la Commissione lo risolve o lo sospenderà».
“La Commissione – ha detto il portavoce – condanna la decisione della Fondazione Biennale di Venezia di consentire alla Russia di partecipare all’edizione 2026 dell’esposizione. La cultura in Europa dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici, dovrebbe favorire il dialogo aperto, la diversità, e la libertà di espressione. Questi valori nella Russia di oggi non sono rispettati. Per questo condanniamo la decisione”.
“Ora – ha continuato Regnier -, che cosa è in gioco? La Commissione sostiene finanziariamente la Fondazione Biennale: abbiamo un progetto in corso da due milioni di euro che sostiene i produttori di film” e la realtà virtuale. Questo progetto è in corso, e in effetti – ha puntualizzato il portavoce – se c’è una violazione del contratto di sovvenzione, come per qualunque altro sostegno finanziario concordato, la Commissione rescinderà o sospenderà il contratto”.
“La decisione della partecipazione della Russia è stata duramente condannata dalla Commissione”, ha ribadito Regnier, ricordando che “ogni volta che c’è un accordo per una sovvenzione, i beneficiari devono ottemperare alle diverse disposizioni stabilite nel contratto. Quali sono queste disposizioni? Ci sono – ha spiegato – standard etici che devono essere rispettati, i valori dell’Ue, le regole dell’Ue, etc. Ciò che può potenzialmente accadere è che noi esaminiamo questo contratto di sovvenzione, verifichiamo che tutte le condizioni siano rispettate, e se c’è una violazione, la Commissione sospende o rescinde il contratto”.
Alla domanda se i controlli siano già in corso, prima della Biennale, o se saranno fatti dopo la fine dell’esposizione, il portavoce ha risposto: “Di questo si occupa il servizio giuridico” della Commissione, “e io non anticiperò ciò che farà. Ma non siamo per ora – ha precisato – in modalità di analisi, di esame; siamo in modalità di condanna per una decisione che non è in linea con i valori” dell’Ue. “Quindi, oggi condanniamo con forza, ma la decisione sui potenziali prossimi passi sarà presa più tardi”, ha concluso Regnier.
Su querelle pesa non poco anche il silenzio della premier Giorgia Meloni, con il ministro Alessandro Giuli (in quota FdI) che ha scaricato la fondazione, parlando di una scelta contro il parere del governo. La Biennale dipende dai fondi statali, e sono parole che pesano. La deputata del Pd Irene Manzi ha chiesto al governo di chiarire in Parlamento.
Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, nominato dal ministero nel 2024, ha incassato il sostegno politico della Lega di Matteo Salvini, e del presidente del consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, che però ha ora un ruolo tecnico. Più rilevante è l’appoggio espresso dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro (vicepresidente della Biennale) che ieri a margine della presentazione ha dichiarato: «Siamo in democrazia, non in una dittatura. Siamo per l’Ucraina senza se e senza ma. C’è l’Ucraina, uno stato aggredito, e c’è uno stato aggressore. Altra cosa è il popolo russo, con cui non siamo in guerra. In un luogo di cultura dobbiamo ascoltare e dialogare. La nostra non è assolutamente una scelta politica di parte, ma è una scelta che rivendichiamo come difesa della democrazia, della nostra democrazia». Mentre il presidente della regione Alberto Stefani, vicepresidente come il sindaco di Venezia, ancora non ha commentato.






