E’ il secondo sfratto in pochi giorni che finisce in tragedia. Tre carabinieri sono morti a causa di un’esplosione di una bombola di gas avvenuta in un casolare a Castel d’Azzano in provincia di Verona. Gli agenti si trovavano sul posto per effettuare lo sgombero dell’abitazione. Dalle prime ricostruzioni, a causare lo scoppio, sarebbero stati gli stessi inquilini dell’immobile, tre fratelli di circa sessant’anni, che non volevano abbandonare la loro casa nonostante lo sfratto esecutivo. Due di loro, fratello e sorella, rimasti feriti, sono stati fermati.
Il terzo occupante del casolare di Castel D’Azzano fuggito subito dopo l’esplosione è stato rintracciato e fermato dai carabinieri.
Si tratta di Franco Ramponi, di 65 anni, sorpreso dai militari del Nucleo investigativo in una campagna di sua proprietà. L’uomo non ha opposto resistenza.
Nell’esplosione sono rimaste ferite anche altre quindici persone tra carabinieri, vigili del fuoco e agenti di polizia.
LA DINAMICA DELL’INCIDENTE
Dalle prime ricostruzioni, pare che una volta giunti sul posto i carabinieri, i tre fratelli si siano barricati in casa e dopo vani tentativi di farli uscire, gli agenti avrebbero deciso di intervenire. Alcuni di loro si sarebbero posizionati sul tetto del casolare per calarsi giù, mentre altri si sarebbero posizionati all’ingresso. Secondo quanto riporta Rainews “giunti sull’uscio è stato sentito un forte odore di gas provenire dall’interno, quasi sicuramente fatto uscire da una o più bombole, e quando è stata aperta la porta d’ingresso si è sentita una forte esplosione che ha investito carabinieri, poliziotti e vigili del fuoco”.
CHI ERANO LE VITTIME
Dei tre carabinieri rimasti uccisi, Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello, il primo era in servizio a Mestre e gli altri due a Padova. A farlo sapere è il Sim, che attraverso una nota ha espresso “il più profondo cordoglio per la tragica scomparsa dei tre colleghi dell’Arma dei Carabinieri Marco, Valerio e Davide (…)Siamo vicini, con commozione e rispetto, alle famiglie dei militari deceduti, ai colleghi feriti – ai quali auguriamo una pronta e completa guarigione – e a tutti coloro che in queste ore stanno operando tra le macerie con il consueto coraggio e spirito di servizio. È un giorno di lutto e dolore profondo per tutta l’Arma e per chi, come noi, ne rappresenta ogni singolo appartenente. Di fronte a una simile tragedia, non è il momento delle polemiche né delle strumentalizzazioni, ma del silenzio, del rispetto e della vicinanza concreta. Nel ricordo rimangono tre Carabinieri valorosi, solari e sempre disponibili: due in servizio a Padova e uno a Mestre. Colleghi stimati e amati dai colleghi dove prestavano servizio e dalle comunità, hanno onorato l’uniforme con umiltà, dedizione e altruismo, fino all’estremo sacrificio”, riporta la nota.
IL MAGISTRATO: SE ESPLOSIONE VOLONTARIA SI TRATTA DI REATO DI STRAGE PLURIMO
“Se dovesse essere confermata la dinamica di una esplosione volontaria, qui siamo in presenza del reato di strage e omicidio plurimo. Che è punito con la pena dell’ergastolo. I due sottoposti a una misura precautelare nell’interrogatorio spiegheranno la dinamica e le singole responsabilità”, ha detto a ‘Uno Mattina News’ il magistrato Valerio de Gioia.
CHI ERANO GLI ARRESTATI
Già in passato avevano opposto resistenza allo sfratto con gesti plateali
A Castel D’Azzano, dopo l’esplosione che questa mattina è costata la vita a tre carabinieri, sono state immediatamente fermate due persone – un uomo e una donna – dagli stessi colleghi delle vittime. Anche i due fermati sono stati soccorsi e presentavano delle ustioni. I due sono fratello e sorella, Dino Ramponi, 63 anni e Maria Luisa Ramponi, 59 anni. Un terzo fratello si era allontanato dal casolare subito dopo la deflagrazione ed è stato fermato dopo una breve ricerca da parte dei militari. Si tratta di Franco Ramponi, 65 anni. L’uomo è stato rintracciato da militari in una campagna di sua proprietà. Non ha opposto resistenza. I tre sono stati arrestati, secondo il procuratore saranno accusati di omicidio premeditato e probabilmente anche di strage.
Il notevole dispiegamento di forze per lo sgombero del casolare dei fratelli Ramponi fa subito capire che l’operazione si presentava come potenzialmente rischiosa per la probabile resistenza dei tre fratelli, che non volevano abbandonare la loro casa. Già nel 2024, in occasione di un altro tentativo di sgombero del casolare di Castel d’Azzano, uno dei tre occupanti si era cosparso di benzina per evitare le operazioni delle Forze dell’Ordine. E per evitare lo sfratto, a quanto appreso, già in passato avevano tentato di far esplodere la casa con il gas. Visti i precedenti, in questa occasione l’Arma di Carabinieri “aveva mandato degli esperti mediatori – ha spiegato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi – per parlare con gli occupanti e c’era stato un contatto che sembrava potesse essere foriero di una composizione tranquilla, bonaria. Quindi c’è stato apparentemente un atto veramente proditorio, quasi premeditato“.
Il procuratore, Raffaele Tito, ha spiegato che solo qualche giorno fa, alla fine di settembre, i tre avevano minacciato “il custode giudiziario che era stato delegato alla vendita dell’immobile dal giudice civile” e “uno di loro ha detto che si sarebbe fatto esplodere“.
In mattinata il vicesindaco di Castel D’Azzano, Antonello Panuccio, ha spiegato che i tre fratelli “non volevano abbandonare la casa ma c’era un ordine del giudice di eseguire lo sgombero, quindi carabinieri e polizia di Stato vi hanno dato esecuzione”. Il Comune “conosceva la situazione della famiglia ed eravamo pronti ad accoglierli in qualche sistemazione provvisoria in strutture qui nella zona”.
I fratelli Ramponi: “Pronti a farci esplodere”
Alla fine del mese di settembre avevano minacciato il custode delegato dal Tribunale civile della vendita del casolare che si rifiutavano di lasciare. Uno dei fratelli Ramponi aveva minacciato che si sarebbe fatto esplodere e solo un anno fa, la donna, Maria Luisa, aveva minacciato di darsi fuoco dopo essersi cosparsa di amuchina.
I tre avevano sottoscritto, in passato, un mutuo ipotecario che, però, non erano più riusciti a sostenere ed era dunque stato deciso il pignoramento dell’immobile. Un primo tentativo liberare il casolare, uno sfratto, era andato a vuoto nel novembre 2024, quando i due fratelli si erano barricati in casa con taniche di benzina ed erano stati messi in salvo dai vigili del fuoco. Anche in quella circostanza avevano saturato gli ambienti con il gas, ma le forze dell’ordine erano riuscite a far desistere i Ramponi dal loro intento.
Purtroppo, però, nella notte tra lunedì e martedì, i tre hanno messo in atto il piano, causando l’esplosione del casolare.




