Politica

MOBILITAZIONI | Stop Rearm Europe: “Il 25 ottobre in piazza con la CGIL contro il ricatto del riarmo”

“Sabato prossimo, 25 ottobre, dalle ore 13:30 in Piazza della Repubblica, saremo con la Cgil per dire no all’economia di guerra, alimentata nella legge di bilancio con 23 miliardi di spese militari in più nei prossimi tre anni, e che, in base al Piano di riarmo Ue da 6.800 miliardi entro il 2035, lieviteranno in l’Italia fino a circa 960 miliardi nei prossimi dieci anni.

Risorse preziose che saranno sottratte allo stato sociale e indirizzeranno le politiche economiche e industriali del nostro Paese verso una conversione bellica, continuando inoltre a finanziare il genocidio e l’apartheid in Palestina tramite la vendita e l’acquisto di tecnologia militare da Israele”. Lo dichiarano i promotori italiani della Campagna europea “Stop rearm europe”  Arci, Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia), Attac e Transform Italia, che ad oggi vede l’adesione di oltre 500 organizzazioni politiche e sociali.

“Invitiamo tutte e tutti a partecipare per dire no al ricatto del riarmo affinché nessuno sia costretto a scegliere tra il diritto al lavoro e la giustizia sociale e ambientale. Un tranello simile a quello già sperimentato con la contrapposizione tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro e di cui abbiamo visto le drammatiche conseguenze. – dichiarano – Investire sull’economia di guerra, oltre ad essere ingiusto, è un pessimo affare: un miliardo di euro speso in armi crea solo tremila nuovi posti di lavoro, mentre nel settore dell’istruzione lo stesso investimento ne creerebbe quasi 14mila, più di 12mila nella sanità e quasi 10mila nuovi posti nella protezione ambientale”.

“Mobilitiamoci per dire no alla riconversione bellica, ad un’economia di morte e ad un modello di società autodistruttivo e sì ad un’economia di pace, riconversione ecologica e ad una società basata sul prendersi cura: è il debito che iniziamo a saldare per le generazioni future”, concludono.

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