Julius Malema è stato condannato a cinque anni di carcere in Sudafrica. La sentenza arriva dieci mesi dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ne aveva chiesto l’arresto in diretta televisiva dallo Studio Ovale.
Malema, leader degli Economic Freedom Fighters (Efo), è la voce più autorevole in Parlamento a favore della restituzione delle terre di proprietà dei bianchi. Il procedimento giudiziario contro di lui non è stato avviato dallo Stato sudafricano, bensì da AfriForum, un gruppo di pressione di afrikaner bianchi.
L’oppositore è stato ritenuto colpevole d’aver violato la legge sul controllo delle armi da fuoco per aver sparato proiettili veri dal palco con un fucile, durante i festeggiamenti per il quinto anniversario, nel 2018, del partito da lui fondato dopo la sua uscita dall’Africa National Congress (Anc).
La presidente del tribunale, Twanet Olivier, ha affermato: “Non è stato un gesto impulsivo. Non è stata rabbia… L’imputato sapeva che avrebbe potuto causare danni a persone o cose, eppure ha proceduto a impossessarsi del fucile e a sparare per festeggiare”.
Malema era stato condannato lo scorso ottobre per cinque reati, tra cui possesso illegale di arma da fuoco e di munizioni, sparo in pubblico e pericolo per l’incolumità delle persone, per un totale di cinque anni di carcere.
Avendo ottenuto il permesso di ricorrere in appello contro la sentenza, il leader politico non è stato arrestato ed è attualmente libero su cauzione, in attesa del giudizio di secondo grado.
Mentre procedeva l’udienza centinaia di sostenitori del suo partito si erano radunati fuori dal tribunale, indossando i caratteristici berretti e le magliette rosse del partito, cantando slogan elettorali e minacciando proteste qualora il loro leader venisse incarcerato.
Malema, dal canto suo, ha dichiarato che si appellerà fino a giungere alla Corte Costituzionale, il massimo organo giurisdizionale del paese. Un percorso processuale che potrebbe richiedere anni per concludersi.
Se la condanna a cinque anni fosse confermata definitivamente, Malema perderebbe il seggio in Parlamento e sarebbe esautorato da qualsiasi carica pubblica per l’intera durata della pena. Il che assesterebbe un duro colpo al suo partito, che, come noto, gode di un forte sostegno tra i giovani sudafricani, frustrati per la discriminazione e la disuguaglianza razziale che ritengono continui a persistere anche dopo la fine del governo della minoranza bianca nel 1994.
A trent’anni dalla fine dell’apartheid, i sudafricani bianchi rappresentano il 7 per cento della popolazione e possiedono ancora la maggior parte dei terreni agricoli del Paese.






