Diritti

UGANDA | Novantatre detenuti nel braccio della morte. Per le autorità non ci sono state esecuzioni dal 1999

Il Servizio penitenziario ugandese ha confermato che attualmente nel Paese ci sono novantatre detenuti nel braccio della morte, ribadendo al contempo che non sono state eseguite condanne a morte dal 1999.

Intervenendo al programma “Salam Omukeeze” con Twaha Mukiibi, il portavoce del Servizio Penitenziario dell’Uganda, il Commissario Capo delle Carceri (Scp) Frank Baine, ha affermato che l’istituto mantiene registri completi e accurati di tutti i detenuti a livello nazionale, supportati da un sistema centralizzato di documentazione in tutte le strutture carcerarie.

Baine ha sottolineato che i dati relativi ai detenuti vengono continuamente aggiornati e verificati, precisando che il sistema di archiviazione del servizio garantisce che il numero di detenuti a livello nazionale rimanga “sempre accurato e noto”.

Ha inoltre affermato che i detenuti in tutto il sistema carcerario ugandese ricevono quella che ha definito un’assistenza medica di alta qualità, sostenendo che i servizi forniti nelle strutture sanitarie carcerarie sono in alcuni casi paragonabili o addirittura migliori di quelli offerti nelle strutture sanitarie private.

Riguardo al benessere e alla disciplina, Baine ha affermato che gli agenti penitenziari gestiscono detenuti di diversa provenienza e con precedenti penali differenti, il che richiede una rigorosa disciplina operativa per garantire la sicurezza sia del personale che dei detenuti. Ha descritto i detenuti ugandesi come “i più disciplinati al mondo”, attribuendo questo risultato a routine strutturate, all’assistenza ricevuta e al rapporto tra il personale e i detenuti.

Riguardo alla pena capitale, Baine ha confermato che l’Uganda non ha eseguito alcuna condanna a morte dal 1999. Ha spiegato che, sebbene l’omicidio rimanga un reato capitale secondo la legge ugandese, le condanne a morte sono soggette a procedure di appello, inclusa la conferma da parte della Corte Suprema prima che qualsiasi esecuzione possa essere effettuata.

Ha aggiunto che il lungo periodo senza esecuzioni ha permesso alle autorità e alle parti interessate di condurre revisioni più dettagliate dei casi, il che, a suo dire, contribuisce a ridurre il rischio di errori giudiziari irreversibili.

Baine ha inoltre sottolineato i servizi di consulenza e supporto psicosociale offerti ai detenuti, evidenziando al contempo una lacuna nel sistema: gli stessi agenti penitenziari, nonostante lavorino in condizioni di forte stress, spesso non beneficiano di un supporto psicologico strutturato.

Stando a quel che dice il Servizio Penitenziario, dei 93 detenuti attualmente nel braccio della morte, due sono donne.

Sadiq Taremwa

 

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