La promessa è un lavoro. La trappola è un debito. A tenere prigioniere le donne sono violenze, minacce ai familiari e giuramenti imposti. Le inchieste raccontate da Sergio Nazzaro aiutano a vedere anche le responsabilità di casa nostra.
Prima viene la promessa: un impiego in Europa, uno stipendio, la possibilità di aiutare la famiglia. Poi il viaggio diventa un debito e il debito una condanna. La donna scopre che dovrà prostituirsi per restituire denaro agli stessi che l’hanno ingannata. Se scappa, se denuncia, se smette di pagare, le viene annunciata una disgrazia. Per lei o per qualcuno rimasto a casa.
I rituali juju entrano qui: nel sistema di intimidazione che permette ai trafficanti di controllare le vittime anche a distanza. Il rapporto sulla Nigeria pubblicato nel gennaio 2026 dall’Agenzia europea per l’asilo documenta giuramenti di obbedienza e silenzio, accompagnati dalla minaccia di malattie, morte e sciagure. Il potere del trafficante si estende così a ogni tentativo di immaginare una via d’uscita.
Il servizio di Agi riporta l’attenzione sull’uso criminale di queste pratiche. Per capire quanto il fenomeno ci riguardi, però, occorre arrivare sulle strade italiane, nei luoghi dello sfruttamento, nei rapporti tra organizzazioni. È il percorso seguito da Sergio Nazzaro nei suoi reportage, da Castel Volturno a Mafia nigeriana, ricostruendo indagini, testimonianze e meccanismi di assoggettamento.
Gli affari di casa nostra
In un saggio del 2024 Nazzaro mette al centro un elemento spesso lasciato fuori dalle cronache: il radicamento dei gruppi nigeriani è stato favorito anche dalle relazioni con le mafie italiane. Nella sua analisi, Castel Volturno è un luogo decisivo per comprendere l’incontro fra abbandono del territorio, potere camorristico e sviluppo delle reti criminali transnazionali.
C’è poi il mercato. La domanda italiana di droga e di prestazioni sessuali alimenta gli affari. Guardare soltanto chi viene arrestato o chi viene costretta sulla strada lascia nell’ombra una parte essenziale del sistema: chi compra, chi guadagna, chi garantisce gli spazi nei quali lo sfruttamento può continuare. Il denaro passa anche da mani italiane.
Già in un’intervista a Vita del 2019 Nazzaro spiegava quanto fosse fuorviante trasformare i rituali in materiale da film dell’orrore. La violenza esiste e va documentata. Ma l’accumulo di dettagli macabri può sostituire l’analisi e produrre leggende, come quelle da lui contestate sul presunto traffico di organi a Castel Volturno.
Il ricatto cambia strumenti
Le reti della tratta sfruttano spesso rapporti di fiducia preesistenti. Il reclutatore può essere un conoscente, un amico, persino un familiare. Si presenta come qualcuno capace di aprire una strada verso il lavoro e l’autonomia. L’inganno comincia dentro quella fiducia.
Il rapporto europeo del 2026 descrive anche l’impiego di immagini intime: prima della partenza alcune vittime vengono costrette a spogliarsi e riprese. I trafficanti minacciano poi di diffondere i video se il denaro richiesto non arriva. Alla paura del giuramento si aggiunge quella dell’umiliazione pubblica. Cambiano gli strumenti, resta l’obiettivo: rendere insopportabile il prezzo della disobbedienza.
Nel marzo 2018 l’Oba di Benin, autorità tradizionale dell’area di Benin City, in Nigeria, dichiarò sciolti i giuramenti imposti alle vittime e si schierò contro i trafficanti. Un intervento che ebbe conseguenze anche fuori dal Paese. La sua influenza si è però attenuata e le pratiche di assoggettamento sono continuate.
La denuncia che apre una breccia
Le donne sfruttate sono anche protagoniste delle indagini. Nazzaro ricorda che l’operazione Athenaeum nacque dalla denuncia di una ragazza contro la propria sfruttatrice. La possibilità di parlare, ed essere credute, apre una breccia nel sistema costruito per imporre il silenzio.
Nell’intervista all’Ansa del 2021 dedicata al documentario Black Mafia, Nazzaro ricostruisce il lavoro della Squadra antitratta della polizia locale di Torino: tre anni e mezzo di indagini, circa cinquecentomila intercettazioni telefoniche e ambientali, quarantaquattro ordinanze di custodia. Un risultato ottenuto attraverso conoscenza del territorio, continuità investigativa e capacità di ricostruire le relazioni criminali.
La paura imposta dai trafficanti può attraversare le frontiere. Anche il contrasto deve seguire gli stessi percorsi: dalla donna minacciata ai soldi, dagli sfruttatori ai loro soci. Fino agli affari e alle protezioni che trovano qui, in Italia.
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