Un giornalista respinto alla frontiera, una cronista trascinata ancora in tribunale, un reporter maya ucciso dopo aver denunciato minacce. La nota per la stampa del Cpj del 22 ottobre accosta storie diverse che raccontano quanto possa costare continuare a informare.
In Argentina, il caso riguarda Rogério Tomaz Jr., giornalista brasiliano freelance e consigliere politico del deputato del Partito dei lavoratori Alencar Santana. Il 12 ottobre le autorità lo hanno rimandato in Brasile dall’aeroporto Jorge Newbery di Buenos Aires, sostenendo che il suo permesso di residenza non fosse più valido.
Tomaz racconta di essere stato colpito da una campagna di denigrazione dopo aver difeso studenti brasiliani minacciati in Argentina. Secondo la sua testimonianza, gli sarebbe stato vietato anche l’ingresso per cinque anni. Il Cpj denuncia l’utilizzo dell’espulsione per mettere a tacere una voce critica e chiede di revocare il provvedimento. Le autorità interpellate dall’organizzazione non avevano risposto al momento della pubblicazione.
In Perù, la pressione passa dalle denunce. Paola Ugaz, giornalista investigativa che ha indagato sul Sodalizio di vita cristiana, è destinataria di una nuova denuncia penale presentata il 17 agosto dall’Asociación Civil San Juan Bautista. Il gruppo religioso al centro delle sue inchieste è stato sciolto dal papa nel gennaio 2025.
Dal 2018, ricostruisce il Cpj, Ugaz ha subito minacce, molestie e almeno cinque cause per diffamazione, oltre ad accuse relative ad altri reati, dopo le sue indagini su presunta corruzione e abusi fisici, psicologici e sessuali. Il Cpj, Pen International e altre trentaquattro organizzazioni e testate chiedono che i procedimenti giudiziari non siano usati per intimidire chi indaga né per compromettere la protezione delle fonti.
In Guatemala ci sono i colpi di pistola. Il giornalista maya Evelio Lisandro López Sánchez è stato ucciso il 2 ottobre a San Pedro Necta, nel dipartimento di Huehuetenango. Pochi giorni prima aveva denunciato pubblicamente di essere minacciato. Il Cpj chiede un’indagine rapida e credibile che accerti se l’omicidio sia legato al suo lavoro: il movente giornalistico deve essere investigato, non è ancora un fatto accertato.
A Cuba, intanto, Austin Llerandi ha lasciato il Paese insieme alla moglie incinta, anche lei redattrice del bollettino comunitario Amanecer Habanero. Secondo l’Instituto Cubano por la Libertad de Expresión y Prensa, la Sicurezza dello Stato gli aveva imposto di partire, minacciando altrimenti un procedimento penale per la sua attività giornalistica. I due sono arrivati in Brasile dopo aver lasciato L’Avana il 29 settembre.
Un’espulsione, una denuncia e un assassinio hanno responsabilità e gravità differenti. Accostarli serve a riconoscere i diversi strumenti con cui si può svuotare una redazione. E a vedere chi resta senza voce quando il cronista deve difendersi, fuggire o smette per sempre di raccontare.
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