La Fp Cgil contesta il ministro della Giustizia: strutture inadeguate, personale insufficiente e percorsi educativi compromessi. A Casal del Marmo assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il ministro riconosce che il sistema carcerario minorile è in sofferenza. Poi propone di aumentarne la capienza, valutando anche di destinare ai ragazzi sezioni degli istituti per adulti. La risposta al disagio degli adolescenti continua a prendere la forma di una cella.
Intervenendo il 22 ottobre a Sky Tg24, Carlo Nordio ha sostenuto la necessità, in determinate circostanze, di «spedire dietro le sbarre questi minori violenti». Ha quindi illustrato l’ipotesi di ampliare gli istituti minorili e utilizzare settori delle carceri per maggiorenni. Una proposta che riguarda la destinazione degli spazi: non è stato annunciato un provvedimento di detenzione insieme agli adulti. Ma resta il problema di quali condizioni e quali percorsi educativi si intendano garantire ai ragazzi.
«Siamo sconcertati», risponde Giordana Pallone, segretaria nazionale della Fp Cgil. Nella nota del 23 ottobre, il sindacato accusa il Guardasigilli di dimenticare la funzione costituzionale della pena e i princìpi della giustizia minorile. E descrive ciò che manca dietro quelle sbarre già esistenti.
Mancano spazi, strumenti, educatori, personale amministrativo e agenti di polizia penitenziaria. Alle carenze strutturali si aggiungono criticità igieniche, problemi organizzativi e di sicurezza. Condizioni che, denuncia Pallone, in molti istituti rendono impossibile svolgere le attività educative e trattamentali.
Fra questi c’è Casal del Marmo, a Roma, dove il sindacato ha annunciato per oggi un’assemblea con le lavoratrici e i lavoratori. Il luogo nel quale si dovrebbe costruire una possibilità di cambiamento viene descritto da chi ci lavora come una struttura in condizioni drammatiche.
Secondo i dati riportati dalla Fp Cgil, al 30 settembre 2026 i giovani ristretti erano 557, mentre quelli in area penale esterna erano 18.235. Numeri che richiamano una responsabilità molto più ampia della disponibilità di posti in carcere: seguire i ragazzi, conoscere le loro condizioni, costruire percorsi individuali, rendere possibile il reinserimento.
Pallone chiede di restituire alla giustizia minorile la sua vocazione: detenzione residuale, educazione, responsabilizzazione e attenzione ai bisogni di ciascuno. Per farlo servono risorse e personale, insieme al superamento di politiche concentrate sulla coercizione.
Il governo moltiplica le fattispecie di reato mentre chi deve lavorare per impedire che quei reati si ripetano denuncia di non avere gli strumenti necessari. È questa la contraddizione indicata dal sindacato. Aumentare i posti senza rendere praticabili i percorsi educativi significa organizzare la custodia e lasciare irrisolto tutto il resto.
Nordio conosce la sofferenza degli istituti: l’ha riconosciuta lui stesso. Adesso dovrebbe spiegare come intende garantire ai ragazzi già detenuti un educatore, un’attività, un percorso. Le sbarre ci sono già.
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