Dal 16 al 22 settembre la European Mobility Week. I dati Passi dell’Iss mostrano che la mobilità attiva può garantire una parte importante dell’attività fisica raccomandata dall’Oms. Ma camminare e pedalare dipendono anche da come sono costruite le città.
Quattro italiani adulti su dieci utilizzano abitualmente i piedi per andare al lavoro, raggiungere i luoghi frequentati ogni giorno o semplicemente spostarsi. Uno su dieci usa la bicicletta. Numeri tutt’altro che marginali, che però stanno lentamente diminuendo. E proprio tra i giovani il passo indietro appare più evidente.
A ricordarlo è l’Istituto superiore di sanità alla vigilia della European Mobility Week, la Settimana europea della mobilità promossa dalla Commissione europea, in programma dal 16 al 22 settembre. Il tema scelto è “Mobility for Everyone”: una mobilità accessibile a tutti, indipendentemente da reddito, luogo di residenza, genere, età o condizioni personali.
Secondo gli ultimi dati disponibili della sorveglianza Passi, relativi al biennio 2023-2024, il 39 per cento degli adulti tra i 18 e i 69 anni si sposta abitualmente a piedi e il 10 per cento utilizza la bicicletta negli spostamenti quotidiani. Grazie alla mobilità attiva circa il 19 per cento della popolazione raggiunge i livelli di attività fisica raccomandati dall’Oms.
Chi usa la bicicletta lo fa mediamente per quasi quattro giorni alla settimana, accumulando oltre 140 minuti di movimento. Chi cammina supera i quattro giorni e arriva complessivamente a circa 170 minuti settimanali. È un dato che racconta una cosa semplice: una parte consistente dell’attività fisica necessaria alla salute può essere incorporata nella vita quotidiana, senza trasformarsi necessariamente in un appuntamento separato con palestra o sport.
Le differenze territoriali, però, sono nette. La bicicletta è utilizzata più frequentemente dagli uomini, dall’11 per cento, e dagli stranieri, dal 15 per cento. Nel Nord la usa per gli spostamenti quotidiani il 15 per cento degli adulti, contro il 7 per cento nel Meridione. Nella Provincia autonoma di Bolzano si arriva a una persona su quattro.
Anche camminare non è un’abitudine distribuita allo stesso modo. Lo fa il 47 per cento dei giovani tra 18 e 24 anni, il 43 per cento delle donne e il 45 per cento degli stranieri. È inoltre più frequente tra le persone maggiormente istruite e senza difficoltà economiche. Ancora una volta il Nord registra valori più elevati: a Bolzano quasi sei persone su dieci si spostano abitualmente a piedi, seguita dal Piemonte. Nel tempo, tuttavia, l’abitudine sta diminuendo lentamente e il calo maggiore riguarda proprio i giovani tra 18 e 34 anni.
NON È SOLO UNA SCELTA INDIVIDUALE
Qui il dato sanitario incontra inevitabilmente l’organizzazione delle città. Dire a una persona di lasciare l’automobile senza darle un autobus affidabile, una pista ciclabile sicura o un marciapiede percorribile significa scaricare sul cittadino una responsabilità che appartiene anche alla politica. Distanze, periferie, trasporto pubblico, sicurezza stradale, qualità dello spazio urbano e caldo condizionano ogni giorno la possibilità concreta di scegliere come muoversi.
È anche il punto centrale di “The Saboteurs”, la campagna di comunicazione della Joint Action europea PreventNCD, progetto finanziato dall’Unione europea contro le malattie non trasmissibili e attivo in 25 Paesi. Un film animato di circa tre minuti mette in scena i “sabotatori” che interferiscono con i tentativi di una persona comune di vivere in modo più sano: sedentarietà, ambienti che favoriscono l’automobile, disponibilità e promozione di prodotti poco salutari, tabacco e alcol.
L’immagine è volutamente ironica, ma il problema è concreto. Conoscere le regole della prevenzione non basta a seguirle. L’ambiente urbano, sociale e commerciale orienta continuamente i comportamenti. La salute dipende dalle decisioni personali, ma anche dalle possibilità che una comunità offre alle persone.
La campagna concentra l’attenzione su quattro grandi fattori legati alle malattie cardiovascolari, ai tumori e alle altre patologie non trasmissibili: alimentazione, attività fisica, tabacco e alcol. Non chiede di cambiare vita da un giorno all’altro, ma di rendere più semplici e ripetibili le scelte che proteggono la salute.
La mobilità attiva è forse l’esempio più immediato. Centosettanta minuti di cammino alla settimana possono nascere semplicemente andando al lavoro, a scuola, a fare la spesa o raggiungendo una fermata. Ma perché accada servono città nelle quali camminare non sia un percorso a ostacoli e pedalare non richieda coraggio. La prevenzione, in questo caso, passa anche da un marciapiede, una ciclabile, un autobus che arriva e un quartiere nel quale i servizi non siano tutti a chilometri di distanza.
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