Attualità, Salute

Accoltella i figli e la moglie che voleva lasciarlo. Ma la psicosi resta un tabù anche se una persona su sei convive in Europa con qualche forma di disturbo mentale

È rimasto in silenzio, sia al momento dell’arresto che durante tutta la prima notte di carcere passata a Sciacca, Daniele Alba, il meccanico 35enne di Cianciana che ieri ha accoltellato moglie e figli.

Dopo essere stato convinto a uscire di casa e a consegnarsi, in seguito ad una estenuante trattativa fatta dal negoziatore del reparto Operativo dei carabinieri, ha rischiato di essere linciato da un uomo che ha anche colpito con un pugno l’auto dei carabinieri.
Il meccanico è accusato di triplice tentato omicidio e nelle prossime ore verrà interrogato.
Alla base della sanguinosa aggressione familiare l’ennesima lite con la moglie che aveva preannunciato all’uomo di volerlo lasciare.

Intanto restano gravi le condizioni dei due figli, una bimba di tre anni e il fratellino di sette, ricoverati in terapia intensiva all’ospedale dei bambini di Palermo. La madre, sottoposta ieri a un intervento chirurgico all’ospedale di Ribera, sembra essere, invece, fuori pericolo. Almeno fisicamente. Mentre le ferite psicologiche per gli effetti drammatici della grave malattia mentale del marito l’accompagneranno probabilmente per tutta la vita.

Nonostante il ripetersi quasi quotidiano di questi efferati delitti, considerati incomprensibili, i disturbi mentali continuano ad essere un tabù per la politica e l’opinione pubblica. E faticano a restare al centro del discorso sulla salute pubblica globale. Eppure, secondo le stime dell’OMS, oltre 110 milioni di persone in Europa – una su sei – convivono con qualche forma di disturbo mentale.

Non è, comunque, semplice avere dati esaustivi e completi sulla salute mentale. Quando si viene ricoverati oppure si accede a un servizio pubblico si viene inseriti all’interno di banche dati regionali, mentre le prestazioni private non vengono tracciate in sistemi accessibili all’amministrazione pubblica. Oltretutto, spesso, chi vive una situazione difficile con sintomi depressivi o di ansia in assenza di malattia psichiatrica conclamata per qualche escandescenza non cerca aiuto. Il “peso” generato dai disturbi mentali non è dunque facilmente misurabile e il numero di prestazioni ad essi riferibili è inevitabilmente sottostimato. Senza considerare la qualità della cura, affrontata, in molti casi, senza formazione basata su una valida teoria scientifica.

Ad ogni modo, nel 2021, è stato introdotto l’Headway Mental Health Index, uno strumento di analisi multidisciplinare che valuta la risposta dei Paesi europei e del Regno Unito ai bisogni di salute mentale, aggiornato annualmente e presentato al Parlamento Europeo a Bruxelles in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale. L’Index comprende 54 indicatori chiave di performance selezionati per rilevanza e comparabilità intorno a tre macroaree: i determinanti della salute mentale, lo stato di salute mentale della popolazione e la capacità dei sistemi di rispondere ai bisogni sanitari, occupazionali, educativi e sociali. I dati utilizzati per stilare gli indicatori provengono dalle fonti più accreditate in materia, fra le quali Banca Mondiale, Nazioni Unite, OMS, OCSE, Eurostat, Agenzia Europea per l’Ambiente, Ministeri della Salute, Istituti di Statistica (come Istat) e la più recente letteratura scientifica.

L’edizione 2023 dell’Headway Mental Health Index ha introdotto nuovi fattori determinanti ambientali, come le aree verdi urbane, l’inquinamento e le ore di luce e l’eco-ansia, una forma di ansia legata al cambiamento climatico che sta diventando sempre più prevalente, soprattutto tra i giovani. Si stima che poco meno della metà dei 16-25enni europei pensi che l’eco-ansia abbia un impatto negativo sulla propria vita, con il 45% di loro che riferisce di ansia e disagio quotidiani associati all’eco-ansia.

Nei Paesi in cui i suoi effetti sono già tangibili a causa di eventi meteorologici estremi, come l’Italia, la Spagna e la Grecia – che fanno parte del cosiddetto hotspot mediterraneo, una delle regioni a più rapido riscaldamento del pianeta – l’impatto sulla salute mentale potrebbe essere ancora più forte. La maggior parte delle forme di eco-ansia, definita come un disturbo da stress pre-traumatico, non sono cliniche ma possono contribuire e peggiorare condizioni di salute mentale preesistenti.

Oltre all’eco-ansia, il rapporto evidenzia una serie di crisi parallele che hanno un impatto sulla salute mentale delle persone. I conflitti geopolitici, le tensioni sociali e la crisi del costo della vita hanno influenzato la vita quotidiana di milioni di europei, con il 62 per cento di essi che dichiara di essere colpito dall’attuale “policrisi”. In particolare, i giovani risultano ancora una volta un gruppo particolarmente sensibile al tema. Secondo i risultati del Report Headway, circa il 20 per cento dei bambini sperimenta problemi di salute mentale durante gli anni scolastici e uno su cinque riferisce infelicità e ansia per il futuro a causa della solitudine, del bullismo e delle difficoltà nei compiti scolastici.

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