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ARMIAMOCI | Meloni acquista droni TB3 riavvicinando la Turchia al Belpaese nel bel mezzo di nuove tensioni tra Stati Uniti ed Europa

La prevista mossa dell’Italia di acquisire i droni navali TB3 dalla Turchia non riguarda tanto l’hardware quanto la strategia: segnala un silenzioso riassetto che avvicina Ankara al centro della mutevole architettura di sicurezza europea.

Secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato di Baykar, Haluk Bayraktar, a Breaking Defense in un’intervista pubblicata il 17 aprile, Roma dovrebbe approvare formalmente l’acquisto dei droni Bayraktar TB3 entro pochi mesi. L’azienda produce i droni e l’Italia potrebbe diventare il suo primo operatore europeo.

Il Comandante della Marina Militare Italiana, il vice Ammiraglio Berutti Bergotto, che nel frattempo ha lasciato l’incarico, aveva dichiarato a marzo che l’Italia intende acquisire un numero imprecisato di questi sistemi in grado di operare su portaerei. Progettato per decollare e atterrare su portaerei con ponte di volo corto, il TB3 dovrebbe essere impiegato a bordo della portaerei Cavour.

Il Bayraktar TB3 è un velivolo da combattimento senza pilota (DAV) imbarcato su portaerei, sviluppato da Baykar, il colosso turco della produzione di droni di proprietà della famiglia di Selcuk Bayraktar, genero minore del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. È dotato di ali ripiegabili e di un carrello di atterraggio rinforzato, che gli consentono il decollo e l’atterraggio su portaerei con ponte di volo corto e navi d’assalto anfibie. Il sistema è progettato per missioni di intelligence, sorveglianza e attacco, estendendo la portata navale senza ricorrere ad aerei con equipaggio.

Il debutto di TB3 in Europa

Sebbene molti paesi europei utilizzino il Baykar TB2, tra cui Croazia, Polonia e Romania, paesi dell’Unione Europea, l’acquisizione da parte dell’Italia del modello più recente TB3 rappresenterebbe una novità assoluta in Europa. 

Per la Turchia, un accordo con l’Italia per il programma TB3 aprirebbe un’ulteriore via d’accesso all’Europa occidentale, nell’ambito della strategia di Ankara volta ad espandere i mercati per i suoi prodotti di difesa.

L’Italia, a sua volta, punta ad aumentare la propria capacità produttiva di droni nell’ambito di un più ampio sforzo di modernizzazione delle proprie capacità di sorveglianza e di intervento, in particolare nel Mediterraneo, dove si trova ad affrontare crescenti pressioni legate ai flussi migratori.

Gli analisti considerano l’accordo come un allineamento di interessi tra i due Paesi, in gran parte di natura transazionale. Cigdem Ustun, segretario generale del Centro di studi economici e di politica estera con sede a Istanbul, ha affermato che l’accordo riflette anche la più ampia ascesa della Turchia come attore chiave nel settore della difesa in Europa, piuttosto che essere uno sviluppo puramente bilaterale.

L’accordo “dovrebbe essere considerato nel contesto del ruolo della Turchia nella sicurezza europea, non solo nelle relazioni tra Turchia e Italia”, ha dichiarato ad Al-Monitor. “Nel giro di pochi anni, che si tratti della joint venture Baykar-Leonardo o della coproduzione e vendita con Polonia e Romania, la Turchia ha assunto un ruolo importante nella difesa europea. Il nuovo accordo per il TB3 ne è la dimostrazione”. 

La Turchia si è affermata come fornitore rapido ed economico di sistemi di droni collaudati in combattimento per l’Europa. La sua quota nelle esportazioni globali di armi è raddoppiata, raggiungendo l’1,8 per cento nel periodo 2021-2025, secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute, mentre le importazioni di armi europee sono più che triplicate nello stesso periodo.

L’atteso acquisto da parte dell’Italia dei TB3 corona un anno di rapida evoluzione nei rapporti di difesa tra Turchia e Italia, trainati principalmente dalla cooperazione industriale. Nel 2025, Leonardo e Baykar hanno concordato la creazione di una joint venture focalizzata sui sistemi aerei a pilotaggio remoto, con l’obiettivo di soddisfare sia la domanda europea che i più ampi mercati di esportazione. 

La loro joint venture, LBA Systems, sin dalla sua costituzione ufficiale nel giugno 2025, sta già sviluppando e preparando la produzione di diverse piattaforme UAV in Italia, combinando cellule turche con sensori, certificazioni e integrazione di sistemi italiani. 

Convergenza strategica

L’allineamento tra Roma e Ankara è sempre più determinato da priorità geopolitiche convergenti nel Mediterraneo. In Libia, l’Italia si concentra sulla protezione delle risorse energetiche, in particolare quelle del colosso energetico italiano Eni, e sul contenimento dei flussi migratori, mentre la Turchia cerca di preservare la propria presenza militare e la propria influenza nel Paese.

“Ciò che sta cambiando ora è la consapevolezza strategica di entrambe le parti: la Turchia sta consolidando la sua posizione di partner di difesa indispensabile per gli Stati europei che non possono attendere soluzioni a livello Ue, e l’Italia si sta posizionando come principale interlocutore europeo in tale relazione”, ha dichiarato ad Al-Monitor Riccardo Gasco, coordinatore di politica estera presso l’IstanPol Institute, un think tank con sede a Istanbul. 

In termini più generali, gli analisti affermano che la partnership riflette una più ampia spinta da parte degli Stati europei a diversificare i legami di difesa, sia all’interno dell’Europa che con partner extra-Ue come la Turchia, in un contesto di crescente incertezza sugli impegni di sicurezza a lungo termine degli Stati Uniti, a seguito della recente retorica e dei segnali politici provenienti dall’amministrazione Trump.

Secondo Daniele Santoro, coordinatore per la Turchia e le regioni turche presso la rivista italiana di geopolitica Limes, la spinta di Roma ad approfondire i legami di difesa con la Turchia è stata plasmata più da pressioni esterne, tra cui lacune in termini di capacità, che da una chiara decisione strategica di considerare Ankara un partner a lungo termine nell’ambito dell’architettura di difesa italiana. 

“L’Italia e la Turchia sono destinate ad avvicinarsi sempre di più. Il problema è che l’Italia non sta guidando questa convergenza, ma si sta adattando ad essa”, ha dichiarato Santoro ad Al-Monitor.

La Turchia, a sua volta, ha cercato sempre più di posizionarsi come partner strategico per la difesa dell’Europa, sostenendo che le sue capacità militari e la sua portata geografica la rendono indispensabile per qualsiasi futuro quadro di sicurezza europeo.

Fronte comune su Israele?

Questa settimana l’allineamento tra Italia e Turchia in materia di politica estera ha registrato un’ulteriore convergenza, dopo che la madre cristiana italiana Giorgia Meloni ha espresso critiche un po’ più aspre nei confronti della condotta di Israele in Libano. 

Il 14 aprile, l’Italia ha annunciato la sospensione dell’accordo di cooperazione in materia di difesa con Israele, stipulato nel 2003 (che restano comunque in vigore fino al 2031 Ndr). Pur non avendo fornito una motivazione specifica per la sospensione, la decisione è giunta dopo che, l’8 aprile, truppe israeliane avevano sparato colpi di avvertimento contro un convoglio italiano dell’Unifil nel sud del Libano, danneggiando un veicolo e senza causare feriti, ma spingendo Roma a rimproverare pubblicamente Israele. La sospensione lascia l’accordo legalmente valido, ma di fatto lo congela, bloccando tutte le attività bilaterali di difesa a meno che non venga riattivato.

Gli esperti, tuttavia, mettono in guardia dal sopravvalutare l’apparente convergenza tra Turchia e Italia sulla politica nei confronti di Israele. Sebbene la mossa di Roma segnali un tono più deciso verso Israele, rimane ben lontana dalla posizione di Ankara. La Turchia è l’unico membro della Nato a non designare Hamas come organizzazione terroristica, e figure di spicco della leadership politica del gruppo operano e risiedono in Turchia e Qatar. L’Italia, al contrario, continua a classificare Hamas come attore terroristico. Le sue critiche a Israele sono state più circoscritte – incentrate sulle vittime civili a Gaza, sulle tensioni in Libano e sulle pressioni politiche interne – piuttosto che riflettere un più ampio riallineamento strategico verso la posizione della Turchia sul conflitto.

Un sondaggio condotto nel marzo 2026 da SWG, società italiana di sondaggi e ricerche di mercato, ha rilevato che oltre il 60 per cento degli intervistati ha un’opinione negativa sulle azioni di Israele a Gaza. 

Secondo Santoro, la decisione di Meloni di sospendere la cooperazione con Israele e le sue critiche a Trump sono “in gran parte simboliche”, volte a prendere le distanze da alleati impopolari. 

Barin Kayaoglu

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